La prossima udienza è fissata per la mattina del 29 marzo. Mentre saranno in pieno svolgimento le votazioni delle elezioni regionali. Un motivo in più per ritenere il processo Ideal StandardSea Park, che vede tra i 48 imputati Vincenzo De Luca, candidato Pd alla presidenza della Campania, un groviglio politico-giudiziario.

Il leader di Idv Antonio Di Pietro, sino a ieri intransigente oppositore della candidatura del sindaco di Salerno in nome della questione morale in politica, ora tentenna. Trema al pensiero di essere additato come il responsabile della sconfitta del centrosinistra in Campania. Sconfitta praticamente certa se Idv e le sinistre non chiudono l’accordo su De Luca e individuano un altro nome da contrapporre a lui e al Pdl Stefano Caldoro.

Così ieri l’ex pm di Mani Pulite si è lasciato sfuggire: “Mi verrebbe quasi di fargli una proposta: ma se poi ti dovessero condannare, tu ti dimetteresti?”. E De Luca, a stretto giro di agenzia: “Non avrei problemi, in quel caso sono pronto a dimettermi”. Il rischio-condanna, però, va soppesato con attenzione. Anche perché i processi a carico di De Luca sono due. Il secondo è relativo alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali: 14 persone alla sbarra, prossima udienza prevista il 27 aprile.

Le due inchieste nascono da un unico fascicolo e si divaricano su decisione della Procura di Salerno, che stralcia gli atti e le intercettazioni relative alla vicenda Mcm e ne fa oggetto di un procedimento separato.

Ottenuti i rinvii a giudizio, la Procura ha avanzato un’istanza di accorpamento dei processi che è stata respinta un paio di settimane or sono.
Vicende di cui andare orgogliosi, per aver tentato la difesa di oltre 300 posti di lavoro, come rivendica De Luca? O reati di una gravità tale da ritenere “impresentabile” la candidatura del primo cittadino salernitano, come afferma l’europarlamentare Idv Luigi De Magistris?

Per provare a dare una risposta bisogna partire dalla ricostruzione delle accuse mosse a partire dal 2004 dal pm di Salerno Gabriella Nuzzi, che poi ha dovuto lasciare la Procura su ordine del Csm per le conseguenze delle sue inchieste sulle toghe di Catanzaro e sulle denunce di De Magistris. Incriminazioni che ipotizzano l’esistenza di un ‘sistema De Luca’ per realizzare le principali operazioni urbanistiche di Salerno violando norme e leggi.

Per i fatti Ideal StandardSea Park, i capi di imputazione spaziano dall’associazione per delinquere alla concussione, dalla truffa all’abuso d’ufficio. La Nuzzi accende un riflettore sulle procedure seguite dall’amministrazione comunale per alcune varianti e per l’assegnazione di alcuni suoli svincolati dal precedente uso industriale a causa della dismissione di Ideal Standard.

Grazie a un’apposita variante urbanistica, quei terreni dovevano essere destinati alla costruzione del parco acquatico Sea Park, che secondo alcuni accordi avrebbe dovuto assorbire gli operai destinati al licenziamento, e infine trasferiti nella disponibilità di Energy Plus, concessionaria di una costruenda centrale termoelettrica da 780 megawatt.

Una raffica di cambi di destinazione d’uso dietro i quali, secondo il pm, sarebbero avvenute azioni poco trasparenti, attraverso la regia di De Luca, plenipotenziario dell’operazione che coinvolge ex assessori, consiglieri comunali, tecnici, sindacalisti, progettisti, consulenti, costruttori.

De Luca è considerato il vero deus ex machina del Comune di Salerno anche nei cinque anni dal 2001 al 2006 in cui è deputato Ds, mentre l’amministrazione viene guidata dal sindaco Mario De Biase, suo ex segretario personale.

La Procura contesta l’indebito utilizzo di finanziamenti pubblici, compresi quelli relativi alla cassa integrazione per le maestranze dell’azienda, erogati in assenza dei presupposti di legge (l’investimento sostitutivo).

E muove accuse pesanti: il profitto di De Luca, che ha ragione quando dice di non aver mai intascato un euro, sarebbe consistito nell’ottenere dalla Energy Plus, senza averne diritto, le opere pubbliche richieste in cambio dell’attuazione della centrale e anche – scrivono Peter Gomez e Marco Travaglio in ‘Onorevoli Wanted’ – “coltivando la prospettiva di segnalare ditte amiche per i futuri lavori intorno alla centrale.

Nelle intercettazioni si parla spesso di De Luca, che qualcuno (il segretario comunale Felice Marotta, nda) chiama ‘la belva’. Si parla pure di mazzette, con tanto di corrieri per smistarle nelle giuste direzioni, anche all’estero. E saltano fuori due società di ‘intermediazione’ con sede oltre confine: “a Barcellona c’è la BR…a Lugano c’è la Credit du Lac che, attraverso la Sofit di Milano doveva reperire soggetti economici pronti a investire nel Sea Park”.

Il progetto naufraga e i terreni cambiano proprietà diverse volte, per la gioia di immobiliaristi che possono agire nell’ambito di un piano regolatore, approvato nell’estate del 2005, con indici di edificabilità incrementati rispetto alla versione originale dell’architetto Oriol Bohigas.

Tra il dicembre 2004 e il luglio 2005 il pm chiede per tre volte gli arresti domiciliari per De Luca e De Biase. Il gip Gaetano Sgroia rigetta sempre. La Procura fa ricorso al Riesame e chiede al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare contro De Luca circa 260 intercettazioni telefoniche indirette (su utenze di altri indagati che conversavano con lui).
De Luca si batte attraverso i suoi legali affinché quelle bobine vengano distrutte e la Camera gli dà ragione, respingendo la richiesta del pm con un voto bipartisan.

L’unico deputato Ds che vota contro De Luca in giunta per le autorizzazioni a procedere, Giovanni Kessler, magistrato, non verrà ricandidato. Il 12 dicembre 2008 il gup Anita Mele decreta il rinvio a giudizio.
Da uno stralcio di quest’inchiesta nasce il processo Mcm. L’accusa: concorso in falso. E’ il frutto di un’indagine sulle procedure per delocalizzare in zona Asi l’azienda di proprietà di Gianni Lettieri, il berlusconiano presidente degli industriali di Napoli, anch’egli rinviato a giudizio, e realizzare così nell’area di Fratte rimasta libera un Ipercoop, un silos per auto, il recupero di una palazzina Liberty.

Delocalizzazione compiuta attraverso una variante ‘anticipatoria’ del piano regolatore che secondo la Procura è stata approvata in violazione delle leggi urbanistiche. L’operazione, scrive il pm nella richiesta di rinvio a giudizio, avrebbe determinato un ingiusto aumento del “valore fondiario delle aree di proprietà di Lettieri”, realizzato grazie al sostegno “politico e amministrativo” di De Luca.

L’assessore all’Urbanistica Fausto Martino era contrario, riteneva il progetto ipertrofico. Era contrario anche il sindaco De Biase. Ma, prendendo a prestito le parole di Martino, che fu costretto a dimettersi, “a Salerno erano tutti De Luca-dipendenti” e le delibere passarono.

Peraltro, con quelle delibere si dava l’ok a un investimento privato da 110 milioni di euro che avrebbe confermato circa 150 posti di lavoro. E bisogna sottolineare che il gup Vincenzo De Florio, che il 29 aprile 2009 decide il rinvio a giudizio, non condivide del tutto l’impianto inquirente: “La vicenda – scrive nella motivazione – è connotata da incontestabili aspetti inerenti l’esercizio dell’attività amministrativa discrezionale”. Sono i processi al ‘sistema De Luca’, che il sindaco di Salerno vuole esportare in Regione.