Perina, Ventura e Stracquadanio: non si può andare avanti così

di Sara ‍Nicoli

Irritati. Ma non certo sorpresi. Si riparla ancora di “veline” nelle liste elettorali, di posti che il Cavaliere terrebbe per sé in ciascuna regione per candidare, casomai all’ultimo tuffo, la bella tenebrosa di turno o l’Angelina Jolie del Tavoliere.

E dentro il Pdl, stavolta, c’è maretta. Che rischia anche di ripercuotersi sugli assetti stessi del partito. L’altra volta, alle Europee, ci pensò Veronica Lario a stoppare i bollori da prodigo monarca elettorale del marito; in un battito d’ali le "veline" furono spazzate via.

Ora, però, son tornate. E la base del Pdl non ci sta. Se la ricordano davvero tutti quel "meno male che è intervenuta Veronica", una battuta del ministro La Russa sussurrata ad alcuni amici dopo la "ripulitura" delle liste di giugno.

Stavolta, però, Veronica non c’è. E non ci sarà. Ed è escluso che il ministro La Russa possa tramutare i desiderata in tentativi di far ragionare il Cavaliere. Dunque, il malessere monta.

"Proprio ora che stiamo cercando di elevare il dibattito politico interno – conferma il "falco" Giorgio Stracquadanio – di certo la questione delle veline proprio non deve riesplodere; ma il Cavaliere, io lo so, è fatto così, considera i seggi come titoli onorifici e dunque, senz’altro, anche in questa occasione qualche candidatura femminile sarà accompagnata da polemiche. Devo dire che non se ne sente affatto la necessità…".

Già, però un conto è dire e l’altro è fare. Per il momento, nel Pdl si tenta di nascondere i mal di pancia sottotraccia.
"Finchè non ci sono candidature ufficiali – sostiene sempre Stracquadanio – la protesta formale rischia di trasformarsi in un buco nell’acqua". O, peggio, in un boomerang. Però ci si prepara.

"No, questo giro non si potrà accettare – sostiene secca la direttora del Secolo d’Italia, Flavia Perina – che ci venga sbattuto ancora una volta in faccia questo basso profilo della concezione delle quote rosa. Lo dico e lo ripeto: quello delle veline è un modello finito. Il centro destra sta guardando a figure femminili di altro spessore, la Polverini, la Poli Bortone, e queste regionali, anche sotto questo aspetto, dovranno rappresentare una svolta. Non si può da un lato puntare su donne forti, di valore e solidità politica e dall’altro mettere delle veline in lista, è un paradosso di credibilità che verrebbe rifiutato dall’elettorato".

Bene. E al Cavaliere chi glielo spiega? Perché il problema, alla fine sta tutto lì. Che tutti si lamentano, che parlano nei corridoi delle Camere, ma quando si tratta di dire al Capo "adesso basta", o anche un semplice "pensaci su un po’ su" nessuno getta il cuore oltre l’ostacolo.

"Possibile mai – è ancora arrabbiata Sofia Ventura, docente di Scienza della Politica all’Università di Bologna, che il 27 aprile scorso pubblicò un urticante articolo su Fare Futuro web "Donne e politica, il velinismo non serve" – che in questo partito non si impara mai nulla? Candidare delle veline significa anche mostrare una pesante indifferenza nel valore delle istituzioni oltre a veicolare un modello davvero avvilente della figura femminile, talmente povera da rappresentare un aggravante per il sistema della credibilità politica di questa maggioranza”.

La Ventura non fa sconti: “Io mi sento molto a disagio – spiega ancora – perché è chiaro che il Cavaliere ha 74 anni, ha un’idea della donna che, per essere buoni, è assai lontana dalla realtà e anche da quello che le donne oggi rappresentano nella società".

"Questo tuttavia – prosegue – non può rappresentare una scusante; se lui insisterà nel mettere le veline dentro le liste, stavolta ci vorrà qualcuno che dentro il partito lo fermi". E si torna al problema dei problemi; contraddire il "principe", mettersi di traverso sulla sua fissazione, gratificare le donne con una bella carica istituzionale in cambio dei servigi resi.

Uno scandalo in altri tempi, "oggi quasi una normalità – dice ancora la Ventura – perché in un Parlamento di nominati, ma chi volete mai che metta a rischio il proprio posto per fare una battaglia ideale, per giunta a favore delle donne, con il rischio di non vedersi riconfermato il prossimo giro? Io li sfido questi signori che ammettono un sincero imbarazzo davanti all’ennesimo atto di asservimento della politica alle ragioni personali del Cavaliere, vediamo se davvero qualcuno, prima che sia troppo tardi, gli dice che la misura è colma!".

Succederà? Stracquadanio ne dubita ("non ne ho idea, poi bisogna che glielo dica qualcuno a lui vicino"), mentre Flavia Perina di dubbi non ne ha: “Non se ne parla proprio, le donne che si stanno scegliendo sono altre, su questo non si transige. Di certo qualcuno che metterà uno stop ci sarà".

Ma Ventura, che sembra avere una visione assai concreta della questione, ne fa proprio un problema di cultura interna. Praticamente granitica: "Quando scrissi l’articolo, nell’aprile scorso – ricorda – non ricevetti alcuna manifestazione di solidarietà dalle donne del Pdl, anzi molte di loro mi accusarono di sessismo e di voler condannare le altre donne solo perché belle. Quindi il Cavaliere è circondato da yes men, ma anche yes woman che pur di conservare il posto faranno finta di non vedere. Io però, il partito lo sfido: abbiate il coraggio di dire basta e quello delle vostre azioni".

Stessa musica dalla Perina. Che chiude: "Questa destra ha bisogno di competenza, di rigore, di far emergere una cultura politica lontana anni luce dalle veline e dal modello che rappresentano: è finito quel tempo. E stavolta non passa".

Da il Fatto Quotidiano del 31 gennaio

 

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