Sulla copertina del Venerdì di Repubblica sorride un gigantesco Walter Veltroni che annuncia il suo nuovo libro: Noi. La presentazione sontuosa e la partecipe intervista di Curzio Maltese non lasciano dubbi sulla qualità della scritto. In linea, si presume, con le precedenti fatiche letterarie veltroniane sempre salutate con recensioni lusinghiere (a cominciare dall’Unità quando la dirigeva l’autore di questa rubrica). Non sono un critico letterario e mi astengo dunque da valutazioni di merito. Anche se colpisce la scelta dell’importante settimanale di pubblicare di seguito al Noi di Walter un articolo sul Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, capolavoro della letteratura contemporanea. Un accostamento non soltanto grafico che lascia piuttosto sorpresi anche se entrambi i volumi si occupano del carattere degli Italiani e della difficile conquista di un’identità collettiva, alla luce di due diversi periodi storici.

Un mistero da svelare
Prometto che leggerò Noi con grande curiosità anche perché, sicuramente, l’opera veltroniana darà una risposta, la più compiuta e approfondita su uno dei grandi misteri insoluti della politica italiana. E cioé come fu che il leader del Partito Democratico, il partito nuovo che non era un nuovo partito, trionfalmente eletto alle primarie da tre milioni e mezzo di speranzosi democratici (tra cui chi scrive) abbia deciso di punto in bianco di mollare baracca e burattini con tante belle parole ma senza uno straccio di spiegazione sui reali motivi di una così devastante decisione. Devastante per il Pd per l’opposizione tutta e per quei tre milioni e mezzo di speranzosi democratici che si sono sentiti un pò scemi e un po’ traditi. Sono certo che nel suo libro Veltroni ci spieghera tutto, per filo e per segno. Non vedo l’ora di leggerlo.