La quinta città d’Italia è amministrata da un’allegra brigata guidata da un sindaco, Diego Cammarata, bello e abbronzato pure d’inverno che se ne va sempre in giro con un sorriso che per portarlo ci vogliono muscoli, la mascella allenata; lo stile è quello, ormai noto in tutta Italia (e purtroppo pure all’estero) del venditore porta a porta.

Un gruppo di berluscones disposti a tutto ha occupato la stanza dei bottoni e li schiaccia a piacimento seguendo solamente i propri istinti (interessi). Nel disinteresse generale, fra fatalismo e rassegnazione, la politica dell’annuncio roboante guida i passi dei palermitani che, soprattutto in questi giorni, hanno un’unica, vera, preoccupazione: il caldo.

Saldamente nelle mani del centrodestra da anni, Palermo vive una stagione di degrado che non ha eguali. Veramente da “zero tituli”.

Zero cultura, zero servizi (sociali e non), zero ordine e legalità, zero pulizia e decoro (raccolta differenziata come nemmeno nel Ghana, l’Amia – l’ex municipalizzata del Comune quasi fallita che gestisce il servizio rifiuti – non garantisce neanche la “semplice” raccolta dell’immondizia). Anno zero anche per il welfare, l’assistenza agli anziani e gli asili comunali che quando piove si allagano, zero gli impianti sportivi (il palazzetto dello sport, chiuso da tempo, si sta sbriciolando in attesa di venir affidato al solito privato, così come la piscina comunale – per come avrete potuto leggere su queste pagine nei giorni scorsi – che è chiusa sine die e, dulcis in fundo, a Palermo è persino difficile passare a miglior vita. E anche in questo caso abbiamo già raccontato cosa significhi organizzare (e partecipare) un funerale da queste parti, colle stolide provocazioni dell’assessore di turno che vorrebbe seppellire i morti nelle piazze e nelle strade della Palermo che fu felicissima.

Una città in coma vigile, potremmo definirla, teatro di fantastiche rappresentazioni raffinate quanto le tragedie di scena a Siracusa ma che grazie all’ultima “medicina” messa a punto dall’equipe del sindaco potrebbe, suo malgrado, risvegliarsi. Combattere il caldo, la disoccupazione, la lordura, il marcio e marciare. Chissà.

La medicina si chiama aumento (raddoppio) addizionale Irpef. E’ l’ultima boutade del sindaco colle casse sfondate da consulenze folli o campagne (pre–elettorali) d’immagine. La delibera fra pochi giorni sarà in Consiglio Comunale e prevede un aumento dallo 0,4 allo 0,8 per cento: un raddoppio secco (tra i grandi capoluoghi l’addizionale più alta, maggiore di Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Reggio Calabria) certamente giustificato da quello che, per i motivi sopraelencati, è un chiaro modello di amministrazione della res publica in genere.

Ma, forse, la faccia tosta di chi – dopo aver già aumentato del 75 per cento la Tarsu (un anno addietro) e aver dato alla città l’immagine maleodorante che tutti i Tg hanno mostrato nei mesi scorsi, con blocchi stradali e cassonetti in fiamme in pieno centro – adesso vuole ulteriormente “scippare” altro denaro ai cittadini/contribuenti, potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso di Pandora dentro cui serrano le fila tutti i palermitani onesti.

Se solo il caldo allentasse la sua morsa…