Un bracciante agricolo del Michigan è stato diagnosticato con l’influenza aviaria. A rivelarlo è stata l’Associated Press, secondo la quale si tratta del secondo caso umano collegato a un focolaio tra le mucche da latte negli Stati Uniti.

Secondo i funzionari sanitari, il paziente ha manifestato sintomi lievi. Si ritiene che la persona sia stata in contatto con bestiame infetto, ma il rischio per il pubblico è considerato basso. A fine marzo, un contadino del Texas ha ricevuto la stessa diagnosi in circostanze analoghe. Le autorità hanno dichiarato che questo è il primo caso noto a livello mondiale di trasmissione di questa variante dell’influenza aviaria da un mammifero a un essere umano. Anche questo paziente è stato trattato con un farmaco antivirale e ha riportato un’infiammazione agli occhi. Dal 2020, il virus dell’influenza aviaria ha iniziato a diffondersi tra altre specie animali, inclusi cani, gatti, puzzole, orsi, e perfino foche e focene, in diversi Paesi.

L’individuazione nel bestiame statunitense all’inizio di quest’anno è stata una svolta inaspettata che ha suscitato interrogativi sulla sicurezza alimentare e sulla possibilità che il virus si diffondesse tra gli esseri umani. Ciò non è accaduto, anche se si è registrato un costante aumento delle infezioni segnalate nelle mucche. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, a partire da mercoledì il virus è stato confermato in 54 mandrie da latte in nove Stati. Quindici di queste mandrie si trovavano in Michigan. I funzionari della sanità di quel Paese non hanno voluto dire quante persone esposte al bestiame infetto sono state sottoposte a test o monitorate.

Il virus è stato trovato in alti livelli nel latte crudo delle mucche infette, ma i funzionari governativi affermano che i prodotti pastorizzati venduti nei negozi di alimentari sono sicuri perché è stato confermato che il trattamento termico uccide il virus. Il nuovo caso segna la terza volta che a una persona negli Stati Uniti viene diagnosticato il virus di tipo A H5N1. Nel 2022, un detenuto in un programma di lavoro ha contratto il virus mentre uccideva uccelli infetti in un allevamento di pollame nella contea di Montrose, in Colorado. Il suo unico sintomo fu l’affaticamento e si riprese. Questo ha preceduto la comparsa del virus nelle mucche.

Poche ore prima, in un incontro con rappresentati della sanità pubblica, il vicedirettore dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), Nirav Shah, aveva raccomandato di non allentare le attività di sorveglianza dell’influenza nonostante l’arrivo della bella stagione, allo scopo di poter identificare tempestivamente eventuali segnali di diffusione dell’influenza aviaria nell’uomo. I Cdc hanno chiesto che venga aumentato il numero di analisi approfondite (la cosiddetta sottotipizzazione) sui campioni che risultassero positivi al virus dell’influenza di tipo A. I test ‘di primo livello’ non consentono infatti di discriminare tra la convenzionale influenza umana e l’influenza aviaria A/H5N1 che attualmente sta circolando nelle mucche in Usa. I Cdc sperano che, intensificando lo sforzo di analisi, si possano individuare anche casi rari di aviaria che circolano nella popolazione.

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