Sia benedetto Giuseppe Conte che ha sollevato il tema dei cacicchi. Io sono completamente d’accordo con lui: dobbiamo cancellarli, a condizione che chiariamo cosa significhi l’espressione ‘cacicchi’ perché la tendenza è quella di fare un polverone. I cacicchi che dobbiamo eliminare stanno a Roma e nelle segreterie dei partiti. Chi lavora nei territori e si sottopone al giudizio dei cittadini alla fine va rispettato. Poi se è ladro, va mandato in galera, ma va rispettato, come tutti quelli che si presentano con la propria faccia e non sono parassiti, non sono cooptati, non stanno sempre in piedi senza fare nulla“. Sono le parole pronunciate dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che nella sua diretta del venerdì su Facebook, analizza le vicende del Pd in Puglia e a Torino, proponendo una specie di lectio sulla parola ‘cacicchi’.

“I cacicchi – esordisce il politico campano – erano notabili farabutti dell’America latina che esercitavano forme di potere utilizzando la violenza e le bande di delinquenti. Quei cacicchi mica si sottoponevano alle elezioni democratiche e al giudizio dei cittadini. R icordo che questa espressione fu introdotta da Massimo D’Alema nella seconda metà degli anni ’90 quando voleva screditare i sindaci eletti direttamente dai cittadini che cominciavano ad avere un prestigio e un ruolo che davano un po’ fastidio”.

De Luca snocciola il suo fluviale elenco: “I cacicchi sono quelli che non si sono mai presentati con la propria faccia nelle campagne elettorali perché non hanno neanche il voto della madre. I cacicchi sono quelli che non hanno il rispetto dei cittadini ma stanno sempre in mezzo. I cacicchi sono quelli che si fanno nominare ministri solo perché sono capi-corrente. I cacicchi sono quelli che non lavorano, e invece nei territori bisogna lavorare e sputare il sangue per cambiare la realtà. I cacicchi stanno comodi a Roma. I cacicchi sono i miracolati, i parassiti, i cooptati, quelli che senza aver mai fatto nulla stanno sempre in piedi. I cacicchi – continua – sono quelli che prendono vitalizi da 7mila euro netti al mese e ne conoscono qualcuno in Campania. E fanno pure la lezione morale agli altri. I cacicchi sono quelli che hanno la scorta pagata dallo Stato senza nessun motivo sostanziale, ma solo per esibizionismo. Io ho rifiutato la scorta quando mi sono insediato, diversamente da chi mi aveva preceduto. Quindi, cammino per i fattacci miei. I cacicchi sono quelli che, dopo aver fatto il presidente della Camera e non avendo più nessun incarico, hanno uffici, personale, scorta, privilegi”.

Il presidente regionale non si pronuncia sui casi di Torino e di Bari, ma puntualizza: “Nel merito non dico assolutamente niente, decide la magistratura di fare in tempi rapidi e con il massimo rigore di fare tutti gli accertamenti necessari. Ovviamente suggerisco sempre molta prudenza. Ricordo la vicenda di Bibbiano quando, anche i 5 Stelle e Fratelli d’Italia scatenarono una campagna di aggressione contro il Comune di Bibbiano e il Pd per cose gravissime che riguardavano i minori – prosegue – Qualche giorno fa c’è stata la sentenza definitiva che ha assolto quello psicologo che era il principale imputato di cose gravissime, ovviamente, dopo sette anni. Mentre sette anni fa c’è stata una campagna che non finiva mai, dopo la sentenza di assoluzione, come sempre, mezz’ora per riferire la sentenza e tutti zitti. Quindi, suggerirei sempre di essere prudenti”.

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