Vertigini, mal di testa, stanchezza, nausea e perdite di memoria. Sono questi i malesseri che da circa 8 anni hanno colpito numerosi diplomatici e agenti governativi statunitensi. Nel corso degli anni è stata soprannominata “Sindrome dell’Avana“, per i primi casi registrati nel 2016 in alcuni membri del personale dell’ambasciata Usa nella capitale cubana. Adesso viene fuori – secondo quanto emerso dall’indagine congiunta condotta da The Insider, 60 Minutes, noto programma tv della Cbs, e Der Spiegel – che dietro il misterioso disturbo che ha colpito più di 1.500 diplomatici e agenti Usa nel mondo ci potrebbe essere la Russia.

L’ipotesi è che l‘intelligence russa possa avere utilizzato – contro funzionari diplomatici, ufficiali della Cia, agenti dell’Fbi, ufficiali militari e le loro famiglie – un’arma segreta ad alta energia. Uno scenario che poco più di un anno fa era stato quasi totalmente escluso dagli Stati Uniti: una vasta indagine degli 007 americani aveva infatti concluso che era “molto improbabile” che un “nemico straniero” fosse il responsabile della sindrome dell’Avana.

La recente inchiesta giornalista, però, ribalta lo scenario: l’indagine, che ha raccolto decine di testimonianze, ha scoperto prove che suggeriscono che gli “incidenti sanitari anomali” potrebbero avere la loro origine nell’uso di armi ad energia diretta utilizzate da membri dell’unità russa GRU 29155. “Membri della famigerata squadra di sabotaggio dell’intelligence militare del Cremlino sono stati collocati sulla scena di sospetti attacchi contro personale governativo statunitense all’estero e loro familiari”, scrive The Insider. L’inchiesta annovera tra le prove il fatto che membri anziani dell’unità abbiano ricevuto premi e promozioni per il lavoro relativo allo sviluppo di “armi acustiche non letali”, un termine usato nella letteratura scientifico-militare russa per descrivere sia il suono che la radiofrequenza, basati su dispositivi ad energia diretta. Questi e altri agenti assegnati all’Unità 29155, che viaggiano sotto copertura, sarebbero poi stati geolocalizzati in luoghi in tutto il mondo appena prima o al momento della segnalazione di incidenti sanitari anomali.

A 60 minutes, parla, tra gli altri, Greg Edgreen, un tenente colonnello dell’esercito ora in pensione che ha condotto le indagini del Pentagono sulla sindrome. “Purtroppo non posso entrare nei dettagli – ha detto Edgreen – Ma posso dirvi che fin dall’inizio ho iniziato a concentrarmi su Mosca”. Edgreen ha spiegato che gli agenti presi di mira erano quelli con le migliori prestazioni: “E c’era costantemente un nesso con la Russia“, ha detto. Gran parte degli individui colpiti hanno dichiarato di aver udito, prima della comparsa dei sintomi, una specie di ronzio proveniente da una direzione specifica, di durata variabile tra i 20 secondi e i 30 minuti, mentre altri una leggera pressione o vibrazione sulla testa. La sindrome, fino a oggi, non ha ancora una spiegazione scientifica ufficiale e condivisa.

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