La rete di consulenze e la ricchissima torta degli appalti pubblici banditi dall’Anas. È questo l’oggetto della indagine avviata nella primavera dello scorso anno dai pm di Roma e che ha portato all’emissione della misura degli arresti domiciliari per Tommaso Verdini, figlio dell’ex senatore Denis Verdini nonché fratello della compagna dell’attuale ministro e vicepremier Matteo Salvini. Oltre a Verdini è stata disposta la stessa misura cautelare nei confronti di altre quattro persone oltre a due misure interdittive, della durata di 12 mesi. In serata poi, è arrivata la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati anche per l’ex parlamentare berlusconiano Denis Verdini. Nel procedimento si ipotizzano i reati di turbativa d’asta e corruzione nei confronti di Verdini, manager dell’società ‘Inver‘, attiva nel lobbing. L’indagine era partita a maggio scorso e a luglio, la Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Paolo Ielo, aveva effettuato alcune perquisizioni sia nell’abitazione di Tommaso Verdini che negli uffici della società. La perquisizione venne estesa anche all’ex Ceo dell’azienda e ad altri cinque manager dell’Anas, indagati per traffico di influenze illecite e corruzione. La ‘Inver’ si occupa di consulenze ad aziende che partecipano a gare d’appalto per lavori pubblici. Secondo l’ipotesi accusatoria, Verdini, utilizzando la ‘Inver’, facilitava le ditte a partecipare e a vincere appalti con l’Anas attraverso l’accesso a informazioni riservate. Queste notizie sui bandi di gara, sempre secondo chi indaga, Verdini le apprendeva dai dirigenti Anas, finiti nell’indagine, in cambio di denaro. Nel procedimento, affidato dal procuratore Francesco Lo Voi ai pm che si occupano dei reati contro la pubblica amministrazione, si contestano, a seconda delle posizioni, i reati di corruzione e turbata libertà degli incanti.

L’appalto da 180 milioni – Oltre a Verdini, sono finiti agli arresti domiciliari anche quattro imprenditori, tutti legati a società interessate ad affidamenti di lavori pubblici da Anas. Tra gli indagati, si legge nelle 77 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale di Roma, Francesca Ciranna, come detto figura anche il nome dell’ex senatore Verdini. In un passaggio dell’ordinanza del Gip Ciranna viene riportato un incontro, documentato dai finanzieri che hanno svolto le indagini, tra Tommaso Verdini e un politico del Mef, per garantire la conferma dell’incarico che ricopriva in Anas uno dei dirigenti ‘amici’ finito anch’egli nell’inchiesta. Gli interessi degli indagati, ruotavano attorno all’aggiudicazione di un appalto da 180milioni di euro, bandito nel 2022, relativo “all’accordo quadriennale per i lavori di realizzazione e risanamento strutturale impiantistico delle gallerie suddivisi in tre lotti”.

Le misure: dai domiciliari alle interdittive – In un nota la Procura ha fatto sapere che è stata data esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip applicativa degli arresti domiciliari nei confronti di tre imprenditori e due responsabili di una società di consulenza per i reati di corruzione e turbata libertà degli incanti. Per gli stessi reati è stata disposta, inoltre, la misura interdittiva della sospensione dallo svolgimento del pubblico ufficio nei confronti di un dirigente e di un funzionario di Anas, quali avrebbero messo a disposizione di privati le proprie funzioni pubbliche – fornendo informazioni e documenti riservati ovvero avvicinando indebitamente membri delle commissioni di gara – al fine di garantire alle imprese rappresentate dagli odierni arrestati l’affidamento di lavori per il risanamento strutturale di gallerie, per un importo complessivo di 180 milioni di euro. Le utilità promesse, per come ricostruito dalla Guardia di Finanza, sarebbero consistite nell’intervento dei consulenti arrestati per far ottenere funzionari indagati avanzamenti di carriera e conferme in posizioni apicali di Anas.

L’ordinanza: “Sistema corruttivo forte e stabile” – Gli indagati “erano in grado (anzi sono stati in grado) grazie ai loro ‘agganci politici e conoscenze all’interno di Anas’ e ad un sistema di scambio di reciproci favori, di avvantaggiare i propri clienti nell’aggiudicarsi gare”. E’ quanto scrive il gip di Roma Francesca Ciranna nell’ordinanza. Ancora: “E’ certamente sintomatico e significativo il verificarsi di numerosi incontri, tutti in luoghi non istituzionali, spesso differenti e difficilmente monitorabili” scrive il giudice, secondo cui “la motivazione di questi incontri è chiara: intessere rapporti per acquisire informazioni utili in merito alle gare, ottenere i disciplinari in anticipo al fine di riuscire ‘a cucire’ le offerte al bando nel miglior modo possibile. Queste non sono ipotesi ma certezze”. Per il gip “dalle indagini è emersa la sussistenza di un sistema corruttivo forte e stabile che ha portato ad una turbativa delle gare per importi milionari. Gli indagati hanno operato con pubblici ufficiali e con i privati loro clienti mettendo a disposizione i loro rapporti stretti con pubblici ufficiali in posizioni apicali all’interno di Anas e delle strutture pubbliche, di volta in volta, coinvolte nelle procedure di interesse dei clienti. “Durante le indagini è emerso che Denis e Tommaso Verdini” insieme con altri indagati, “a seguito delle perquisizioni subite si stavano adoperando in concreto per proseguire il rapporto con gli imprenditori, interponendo una ulteriore società per mettersi al riparo dalle conseguenze penali del loro agire illecito”. Quanto “agli imprenditori, dal canto loro hanno accettato di pagare ingenti somme di denaro alla Inver di Verdini” e di un altro degli arrestati “al solo scopo di assicurarsi una corsia preferenziale in Anas, assicurata dai loro intermediari” si legge nell’ordinanza.

L’inchiesta emersa a settembre 2022 – Secondo quanto scritto dal Fatto Quotidiano oltre un anno fa, nel fascicolo aperto dalla Procura di Roma emergevano proprio contatti fra Tommaso Verdini e i “vertici politici” del ministero del Tesoro tra ottobre e novembre 2021. Obiettivo? “Favorire la riconferma in ruoli apicali in Anas” o comunque “il ricollocamento in ruoli apicali ben remunerati” in società pubbliche di dirigenti amici. Per la procura, gli indagati – si legge nel capo d’imputazione – “promettevano a pubblici ufficiali di Anas (tra cui l’allora amministratore delegato, Massimo Simonini, ndr) il loro intervento o comunque il peso politico-istituzionale delle loro conoscenze (…) in cambio della messa a disposizione (…) per favorire la definizione di progetti e transazioni a cui erano interessati imprenditori a loro vicini”. Accuse messe nero su bianco e corroborate da tutta una serie di intercettazioni in cui spiccano proprio le parole del figlio del fondatore di Ala e dei suoi soci (leggi l’articolo di Valeria Pacelli).

Il capo di imputazione è contenuto nel decreto di perquisizione eseguito l’8 luglio 2022 dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Roma della Guardia di Finanza, che hanno registrato diversi incontri di Verdini e Fabio Pileri (socio nella società Inver srl) con “esponenti di vertice politico o del Mef che ha voce in capitolo nelle nomine delle partecipate”. La Inver srl (non indagata come persona giuridica) è una società che, fra le altre cose, si occupa di “consulenza imprenditoriale” e “pianificazione aziendale”.

La perquisizione di luglio 2022 – Era stato il Domani a scrivere della perquisizione. Ma dal decreto della Gdf emerge anche altro. Dalle intercettazioni risulta, ad esempio, che Verdini e Pileri avrebbero acquisito “nell’interesse dei loro clienti, informazioni riservate e la promessa di appoggi su progetti in corso di definizione”. In particolare, annotava la Finanza, le società della famiglia di Vito Bonsignore (costruttore ed ex deputato dell’Udc, indagato a luglio per corruzione) erano interessate alla realizzazione di opere come le autostrade Orte-Mestre e Ragusa-Catania, entrambe finanziate con fondi Cipe. Non solo. I due soci avrebbero incontrato “in luoghi non istituzionali (bar, ristoranti e altri luoghi aperti al pubblico)” anche “pubblici ufficiali di Anas preposti alle gare” e alcuni di questi incontri “sono avvenuti alla presenza degli imprenditori” vicini alla Inver.

La denuncia da cui nasce tutto – L’inchiesta in questione nasce dalla denuncia di un ex dirigente di Anas, acquisita dai pm nel 2021. Il 25 giugno 2022 la Finanza aveva sequestrato una corrispondenza “via posta” inviata da Tommaso Verdini a Bonsignore con all’interno un “rapporto di internal Audit” di Anas, una documentazione “riservata” il cui rinvenimento, per i pm, “ha rafforzato la provvista indiziaria” sulle accuse formulate di corruzione. Quando a luglio 2022 emersero le prime notizie sull’indagine a carico di Verdini junior, l’entourage della famiglia parlò di “malinteso” e spiegò che “sia Tommaso che la società hanno sempre lavorato nel pieno rispetto delle regole”. Le persone destinatarie della perquisizione erano quattro, anche se gli indagati totali risultavano 10. A luglio 2022 i finanzieri hanno anche sequestrato i cellulari e i device in uso ai dirigenti Anas “anche al fine di individuare chi, tra i vari pubblici ufficiali incardinati nelle strutture che hanno deciso le commesse indagate, si sia in concreto messo a disposizione degli interessi privati o abbia dato rassicurazioni sull’affidamento in questione”.

Gli incontri impossibili di Denis Verdini – Indagando su Tommaso Verdini, però, gli inquirenti si sono imbattuti anche in suo padre Denis. L’ex senatore, che stava scontando i domiciliari dopo la condanna definitiva a sei anni e sei mesi nel processo per il crac dell’ex Credito Cooperativo Fiorentino (Ccf), frequentava posti dove non poteva andare e si intratteneva con tutta una serie di persone, da imprenditori a ex politici (come Vito Bonsignore, indagato nell’inchiesta del 2022 insieme a Tommaso Verdini) fino a Federico Freni, attuale sottosegretario al Ministero dell’Economia, stessa carica che aveva nel 2021-22 (governo Draghi) quando avrebbe visto l’ex senatore di Ala. Per questi incontri non dovuti, Denis Verdini finì indagato a Roma perché secondo i pm aveva violato le regole imposte per la detenzione domiciliare.

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