Dal 2018, circa una volta l’anno, arriva a casa sua la convocazione per presentarsi in tribunale a Prato a testimoniare in un processo. Il problema è che il teste è morto nel 2017. La vicenda è stata raccontata dalla vedova dell’uomo che spiega all’edizione pratese del Tirreno come sia stato “inutile ogni tentativo fatto negli anni di comunicare che il professionista è venuto a mancare”. Il procedimento vede imputate due persone che, secondo l’accusa, provarono a utilizzare alcuni assegni al professionista deceduto nel 2017, l’anno successivo al presunto furto e quello precedente all’inizio del processo.

Ogni udienza arriva la citazione per testimoniare: “Mio marito – racconta la vedova – si occupava dell’amministrazione di un’agenzia assicurativa e fu lui, dopo il furto, a presentare la denuncia. Fu sempre lui a essere chiamato quando furono individuati coloro che erano coinvolti nella vicenda, mi pare all’atto del tentativo di riscossione di due assegni”. All’età di 60 anni, però, il marito si è ammalato ed è morto nel giro di 40 giorni, improvvisamente. “A me – spiega la donna – insieme al dolore per la perdita, è toccato il compito di sistemare tutta la parte economica con la collaborazione dei suoi soci”. Nel 2018 è arrivata la prima convocazione. Da quel momento in poi, ogni anno, ha ricevuto una serie di nuovi atti che ignoravano la comunicazione del decesso. “Una sofferenza per me”, ammette la vedova che ha ricevuto le scuse del procuratore capo Giuseppe Nicolosi: “Queste cose non devono accadere”.

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