Addio a Bruno Tinti. L’ex magistrato, tra i fondatori del Fatto Quotidiano, si è spento all’età di 78 anni. Da qualche giorno era ricoverato in un ospedale di Torino. Magistrato tra il 1967 e il 2008, in seguito si è scritto all’ordine degli avvocati di Roma. Entrato in magistratura a 25 anni, diventa giudice istruttore e sostituto procuratore a Torino. Poi ha guidato l’ufficio inquirente di Ivrea ed è quindi diventato procuratore aggiunto nel capoluogo piemontese. Esperto di reati tributari, societari e fallimentari, si è occupato delle indagini sul caso Telekom Serbia ed è stato uno dei primi magistrati italiani a specializzarsi in informatica giudiziaria.

Autore di un manuale di diritto penale tributario (Contravvenzioni e delitti tributari – Utet 1986), ha insegnato Diritto Penale Tributario all’Università del Piemonte Orientale. Tra il 1992 e il 2000 stato anche presidente di tre Commissioni ministeriali per l’elaborazione di una nuova legge penale tributaria. Un’esperienza che lo colpì negativamente. “Il Parlamento italiano approverà la nuova legge con modifiche tali da snaturarne completamente l’impianto, sì da renderla del tutto inefficiente”, scriveva nella sua biografia. Lasciata la magistratura si dedicherà alla scrittura di saggi, al giornalismo e all’avvocatura. È autore dei libri Toghe rotte (2007), La Questione Immorale (2009) e La rivoluzione delle tasse (2012), tutti editi da Chiarelettere. Poi nel 2009 partecipa alla fondazione del Fatto Quotidiano. Titolare di una rubrica fissa sul quotidiano e di un blog sul sito del fattoquotidiano.it, interrompe la collaborazione nel 2017.

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