Dopo i problemi economici creati dal lockdown, sono in molti a temere che una nuova chiusura possa mettere definitivamente in crisi i bilanci familiari. È quello che è successo in alcuni istituti nel trevigiano, dove alcune famiglie hanno fatto richiesta per ritirare i loro figli da scuola. Nonostante le misure prese per il ritorno sui banchi, la paura del contagio resta alta. Il rischio – dicono i genitori al Messaggero – è che i figli si contagino e portino il virus in casa, costringendo tutta la famiglia all’isolamento. In questo modo, dovranno chiudere anche le loro attività commerciali, cosa che non possono permettersi di fare dopo i duri mesi del lockdown, che hanno già messo in crisi le finanze familiari.

Nel trevigiano era emerso anche il problema dei docenti fragili, quei professori in età avanzata o con patologie che chiedevano la possibilità di continuare la didattica a distanza. In un istituto superiore a Vittorio Veneto, una madre proprietaria di un centro estetico ha ritirato da scuola la figlia perché non può permettersi di chiudere ancora. La ragazza finirà gli studi da privatista. Lo stesso è accaduto in un altro istituto nel trevigiano, dove una famiglia attiva nel settore della ristorazione ha chiesto il ritiro per il figlio, sempre per paura di dover chiudere l’attività di famiglia nel caso di un contagio. In un liceo a Treviso – continua il Messaggero – una famiglia ha chiesto di ritirare il ragazzo perché in famiglia c’è un soggetto fragile. La paura è che se lo studente dovesse contagiarsi a scuola, potrebbe trasmettere il virus al parente immunodepresso, che rischia di incorrere in gravi complicazioni. Oltre alla paura economica, quindi, serpeggia tra i genitori anche quella sanitaria.

I dirigenti scolastici della zona hanno confermato che criticità di questo tipo esistono. Anche se i casi, per ora, sono contenuti, le richieste di ritirare i ragazzi da scuola per paura del Covid sono in aumento. Crescono anche le richieste, da parte di genitori e docenti, di poter continuare a utilizzare la didattica a distanza. Il problema è che per attivare questa possibilità non basta una richiesta, ma per legge deve essere presentato un certificato che accerti le difficili condizioni di salute del ragazzo e che questo sia un soggetto a rischio.

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