Un colpo di mortaio contro una moschea ha provocato un’altra strage in Afghanistan,nel distretto di Haska Meyna, nella provincia di Nangarhar, regione al confine con il Pakistan. Nell’esplosione, secondo quanto riferito da fonti ufficiali locali, hanno perso la vita almeno 62 tra i fedeli accorsi per la tradizionale preghiera del venerdì, con altre 36 persone che sono rimaste ferite. Mentre le autorità stanno cercando di ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili, altre fonti locali parlano di due esplosioni che hanno provocato la strage.

Si tratta solo dell’ultimo episodio di violenza conclusosi nel sangue nel Paese, dove gli scontri tra le varie fazioni ribelli, su tutte i Taliban, che hanno appena visto naufragare quello che sembrava un imminente accordo di pace con gli Stati Uniti, e lo Stato Islamico, continuano a sferrare attacchi in particolar modo contro ufficiali ed edifici delle forze di sicurezza del governo di Kabul. Gli studenti coranici nati sotto la guida del mullah Omar e del mullah Baradar hanno sempre negato di scegliere i civili come obiettivo dei loro attacchi, come in questo caso. Nessun gruppo ha per il momento rivendicato l’attentato, anche se i Taliban, attraverso il portavoce Zabihullah Mujahid, fanno sapere di essere del tutto estranei all’azione e di condannarla fermamente, puntando il dito contro Isis e il governo centrale.

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