Ci sono foto finte fatte talmente bene da ingannare anche gli esperti. Un nuovo studio della Tandon School of Engineering dell’Università di New York ha messo a punto una soluzione geniale: integrare direttamente nella fotocamera quello che occorre per certificare l’originalità degli scatti, così da facilitare l’individuazione dei falsi. Stando ai test condotti, il sistema sarebbe in grado di individuare falsi con una percentuale di successo del ​​90%, rispetto al 45% dei metodi attuali.

Per comprendere che cosa s’intende, bisogna sapere che l’analisi forense delle fotografie digitali per scovare i falsi si basa sulle tracce introdotte al momento della loro acquisizione o delle successive modifiche. Tali tracce tuttavia vanno spesso perse durante l’elaborazione, ad esempio nella compressione in post produzione, rendendo difficile stabilire con certezza se l’immagine sia un falso oppure no.

Foto: Depositphoptos

 

Lo studio sfrutta una rete neurale capace di tenere traccia di tutto il processo produttivo dell’immagine e certificarne la provenienza. Tralasciando i tecnicismi, per raggiungere lo scopo la tecnica prevede di ricostruire a ritroso il modo in cui la fotocamera elabora le informazioni per creare una fotografia. La fotocamera dotata della nuova tecnologia essenzialmente crea intenzionalmente degli artefatti, unici nell’immagine e paragonabili a una “filigrana digitale”, che possono certificare se la fotografia sia o meno autentica. A differenza dei metodi precedenti, questa tecnica non si fa trarre in inganno da procedimenti di post produzione come il ridimensionamento.

Il problema che attualmente i ricercatori stanno affrontando è che i soprannominati artefatti degradano la qualità dell’immagine. Cosa che non sarebbe gradita dai produttori di fotocamere e obiettivi, che al contrario lavorano assiduamente proprio per eliminare gli artefatti. La concorrenza serrata nel settore, che spesso si gioca su dettagli minimi, non permette di accettare un decadimento della qualità. Sarà quindi necessario trovare un modo per inserire gli artefatti senza degradare la qualità finale dell’immagine.

A quel punto la tecnica tornerebbe decisamente utile, soprattutto nell’era dei social media e delle fake news.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L'abbiamo deciso perchè siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un'informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Loewe progetta TV che regolano il volume a seconda dell’udito degli ascoltatori, pronti per l’esame audiometrico?

next
Articolo Successivo

Motorola One Vision: nella nostra prova splende la fotocamera, meno la batteria

next