Scontri, atti di vandalismo, almeno 140 fermati. Ennesimo sabato di protesta a Parigi e in varie città francesi per la 23a manifestazione dei gilet gialli. A Parigi gli incidenti fra manifestanti e forze dell’ordine è arrivato a Place de la Republique, con i casseur che hanno spaccato alcune vetrine e svaligiato dei negozi. È toccato a McDonald’s, poi al magazzino Go Sport (materiale sportivo prelevato dalle vetrine e lanciato verso la folla festante), quindi a un negozio di cellulari. Decine gli scooter dati alle fiamme e gettati al centro del boulevard Richard Lenoir e della rue du Faubourg du Temple. Gli agenti hanno fatto uso di granate assordanti per sgomberare gruppi di black bloc che avevano messo un furgone di traverso per impedire ai pompieri di accedere ai focolai di incendio. L’aria è diventata irrespirabile in tutto il quartiere per la gran quantità di gas lacrimogeni e per il denso fumo nero dai veicoli in fiamme. La polizia ha caricato più volte la protesta, usando gas lacrimogeni lungo il boulevard Richard-Lenoir tra la Bastiglia e place de la Republique. Sino a quel momento la manifestazione, partita da Bercy verso mezzogiorno, si era svolta in un clima di calma. A metà giornata la polizia ha fermato nella capitale 140 persone e condotto oltre 14mila controlli preventivi, ha fatto sapere la prefettura. Numeri che i media francesi hanno paragonato al 22° sabato di protesta, con 15 fermi e 5.885 controlli. I manifestanti, stando alle autorità, sono 9.600 in tutta la Francia, 6.700 dei quali soltanto a Parigi. Una settimana fa, alla stessa ora, erano stati 7.500 nel paese e 1.300 nella capitale.

Imponente lo schieramento di forze dell’ordine: 60 mila gli agenti schierati in tutta la Francia di cui oltre 5 mila nella sola capitale. Qui sono previsti quattro cortei, solo due dei quali sono stati autorizzati, mentre è vietato l’ingresso ai dimostranti nella zona di Notre-Dame, distrutta da un incendio, e sugli Champs-Elisées. Il primo corteo, con partenza prevista alle 12.30, ha itinerario da place du Bataillon du Pacifique nel 12esimo arrondissement sino a place de la Republique. Il secondo, previsto con partenza alle 13, parte dalla basilica di Saint Denis diretto al campus di Jussieu. A proposito di Notre-Dame, poi, da registrare la protesta per la maxicolletta a favore della ricostruzione della cattedrale dopo l’incendio. “Milioni per Notre-Dame, e i poveri?” si legge su alcuni cartelli, “Notre-Dame non siamo noi” su altri. Qualche scritta anche a favore di Julian Assange. L’appuntamento di Parigi, soprattutto, arriva alla vigilia di una settimana in cui il presidente Emmanuel Macron deve presentare le riforme frutto del Gran dibattito, consultazione lanciata in risposta alle proteste. Atteso lunedì scorso, l’annuncio di Macron era stato rinviato a causa dell’incendio di Notre-Dame, iniziato poche ore prima dell’intervento programmato dal presidente. Altri luoghi in tutto il Paese sono stati vietati ai manifestanti, tra cui il centro di Lione e la place du Capitole a Tolosa. Nel sabato precedente, le manifestazioni dei gilet gialli avevano registrato la partecipazione di 31mila persone in tutta la Francia, di cui 5mila a Parigi, secondo le cifre ufficiali, che vengono regolarmente contestate dai dimostranti.

Vari media francesi riprendono una nota del prefetto Didier Lallement secondo cui “un blocco radicale di 1.500-2mila persone, composto da ultrà-gialli e membri del movimento di contestazione” potrebbero cercare di seminare il caos nella capitale. Venerdì il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha informato che oltre 60mila poliziotti e gendarmi saranno mobilitati in tutta la nazione, affermando che i “casseur si sono di nuovo dati appuntamento domani, in alcune città di Francia, a Tolosa, Montpellier, Bordeaux e soprattutto a Parigi“. Un ufficiale della polizia ha tuttavia cercato di stemperare i timori: questo sabato di proteste, presentato dai Gilet gialli come un secondo ultimatum dopo quello del 16 marzo, sarà “un po’ meno forte” del primo. “Non si sente un ribollire come quello del 16 marzo, soprattutto dal lato dell’ultrasinistra”, ha spiegato, dicendo di aspettarsi che i dimostranti “risparmino le loro forze per il 1 maggio”, tradizionale giorno di cortei per la festa del Lavoro.

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