Sette giorni di scioperi, manifestazioni e minacce di fare lezione nella sede della provincia. Prima di arrivare al risultato sperato. A Livorno hanno vinto gli studenti e i loro genitori: per una settimana il liceo scientifico Federigo Enriques, il più famoso e frequentato della città, è stato oggetto di un lungo braccio di ferro tra alunni, provincia e scuola dovuto alla mancata sicurezza dell’edificio che avrebbe dovuto accogliere le classi in eccesso. Mancavano i certificati di sicurezza e dalla Provincia nessuno avrebbe potuto garantire sulla sua stabilità. Così, da lunedì 7 gennaio, gli studenti della scuola, insieme a genitori e insegnanti, sono scesi in piazza per rivendicare un proprio diritto: fare lezione in un edificio sicuro. Dopo una settimana di scioperi e picchetti, alla fine il risultato è stato raggiunto. “La nostra richiesta di fare lezione in sicurezza è stata accolta ma la battaglia per avere scuole sicure a Livorno e in tutta la Toscana, è ancora lunga”, dice al fattoquotidiano.it il rappresentante degli studenti, Alessandro Gazzetti.

La succursale mai messa in sicurezza – Tutto è iniziato lo scorso giugno quando la preside del liceo, Manuela Mariani, si era rivolta alla Provincia di Livorno per trovare una soluzione al problema del sovrannumero di iscritti rispetto alla capienza massima della sede principale di via della Bassata (sul lungomare cittadino): gli studenti per l’anno scolastico 2018-2019 sarebbero stati 1.200 contro i 1.000 posti disponibili. In sintesi, sette classi risultavano in eccesso. Così – dopo diverse riunioni tra rappresentanti della scuola, genitori e Provincia – si era trovata una soluzione-ponte: l’affitto di sette fondi dislocati nella zona di Porta a mare (a poche centinaia di metri dalla sede principale) fino a Natale quando sarebbe tornato disponibile l’edificio di via Calafati, in passato già adibito a succursale del liceo Enriques. Nonostante i lavori estivi, infatti, allo stabile mancavano ancora dei certificati di sicurezza sulle prove di carico, sui solai, sull’impianto elettrico del piano terra e sulla prevenzione incendi. Per quattro mesi, così, sette classi del liceo erano state trasferite nei fondi sfitti di “Porta a mare”. Fino al 17 dicembre, quando i rappresentanti dei genitori hanno inviato alla scuola una lettera in cui venivano chieste rassicurazioni rispetto alla messa in sicurezza della succursale. Niente da fare: il 3 gennaio, a quattro giorni dal rientro in classe, la Provincia era pronta a far entrare gli studenti in via Calafati ma una segnalazione di uno studente ai vigili del fuoco ha fatto saltare tutto: secondo le analisi, mancava ancora il certificato di prevenzione incendi e l’ascensore risultava ancora non funzionante. L’unica soluzione possibile, così, sarebbe stata quella dei doppi turni mattina-pomeriggio: alcune classi avrebbero dovuto fare lezione regolarmente dalle 8 alle 13 mentre le sette eccedenti sarebbero entrate alle 14 fino alle 19. E così, gli studenti sono scesi in piazza.

La protesta degli studenti – Nell’ultima settimana sono state proclamate sei giornate di sciopero a cui hanno partecipato studenti e docenti di tutta la scuola per chiedere alle istituzioni una soluzione. Ogni mattina sono sfilati circa mille studenti di tutta la città che hanno organizzato presidi continui in piazza del Municipio, di fronte al palazzo del Comune e quello della Provincia. Per l’occasione sono arrivati anche da Pisa, Firenze, Arezzo o addirittura dall’Isola d’Elba. Lunedì, al sesto giorno di sciopero, la soluzione del “rebus Enriques” sembrava alla portata con il trasferimento delle sette classi in un istituto tecnico cittadino, l’I.T Geometri Buontalenti. E invece anche questo non è stato possibile visto che qui le aule a disposizione non avrebbero potuto superare i 20 studenti, una capienza non adatta per accogliere le classi. E così lunedì mattina è arrivata la decisione finale della Provincia: dal 21 gennaio, i 200 studenti eccedenti torneranno a fare lezione nei fondi sfitti di “Porta a mare” (dove erano state fino a dicembre), almeno fino a quando la succursale di Calafati non avrà tutti i certificati in regola. Mercoledì mattina sono stati firmati i contratti di locazione dei fondi. Costo: 5mila euro al mese. “Porta a Mare non è una scuola e non è certamente la soluzione perfetta – continua Gazzetti, rappresentante d’istituto e presidente del Parlamento regionale degli studenti – ma è la migliore delle soluzioni possibili. In ogni caso, da qui a giugno vigileremo direttamente sullo stato dei lavori della succursale e, nel caso, contatteremo i vigili del fuoco come abbiamo fatto a gennaio”. Poi, sulla protesta dell’ultima settimana, aggiunge: “Noi ragazzi abbiamo dimostrato che sappiamo ancora scendere in piazza e fare massa invece che stare solo sui social e la cosa che mi ha fatto più piacere è stata la solidarietà che ci è arrivata dagli studenti di tutta la Toscana”.

Lo scontro Scuola-Provincia – Nonostante la soluzione raggiunta, in questi giorni la “questione Enriques” ha portato a uno scontro istituzionale tra Provincia e il liceo. “Noi chiedevamo la soluzione di Porta a Mare da mesi e da altrettanto tempo avevamo chiesto alla Provincia di fare i lavori – spiega al fatto.it la vicepreside Eleonora Agostinelli –. Eravamo sicuri che la situazione di Calafati non fosse sicura e non avremmo mai potuto mandare 150 studenti in una scuola in cui mancavano le certificazioni, come voleva qualcuno”. Accuse rispedite al mittente dalla Presidente della Provincia, Marida Bessi: “La scuola sapeva dello stato dei lavori da tempo perché abbiamo mandato diverse lettere: poi loro si sono mossi in base all’emotività e alle richieste dei genitori”.

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