La Nasa guarda di nuovo alla Luna con l’intenzione di stabilire una presenza costante nell’orbita del nostro satellite negli anni immediatamente successivi al 2020. Al Johnson Space Center, ricercatori e tecnici – assieme al vicepresidente degli Stati Uniti e capo del rinato Consiglio Nazionale dello Spazio, Mike Pence – hanno presentato le missioni lunari in programma. Al centro del progetto c’è il nuovo lanciatore per carichi pesanti, lo Space Launch System (Sls) che avrà il compito di portare le capsule Orion sulla Luna e oltre.

A pochi giorni dal trasferimento  della rampa Sls verso la base del Kennedy Space Center in Florida, dove un mezzo cingolato della Nasa solleverà la piattaforma di lancio e trasferirà la struttura in prossimità del mare, dove partirà la missione – a cominciare dal test di volo inaugurale a metà 2020 con un lancio senza equipaggio. Il primo lancio di prova, Exploration Mission-1, manderà una navicella senza equipaggio verso un punto di osservazione in un’orbita a circa 70mila chilometri dal nostro satellite. La piattaforma tornerà poi nell’edificio per l’assemblaggio intorno al 7 settembre e qui cominceranno i test di funzionamento del lanciatore che dovrebbero concludersi entro settembre del prossimo anno. Infine sarà agganciata al razzo la navicella Orion destinata ad ospitare gli equipaggi.

Quando debutterà, l’Sls diverrà il più potente lanciatore al mondo e la Nasa progetta una piccola stazione spaziale destinata all’orbita lunare, da utilizzare come base per la ricerca, per eventuali missioni sulla superficie lunare e come avamposto per i futuri voli interplanetari. Voli che sono inaugurati dalla storica missione dell‘Apollo 11: “Un piccolo passo per l’uomo, un salto gigantesco per l’umanità” sono state le parole dell’astronauta Neil Armstrong, il primo che mise piede sulla luna nel ’69. E a distanza di quasi 50 anni la Nasa e l’Università del Texas a Dallas hanno diffuso ben 19mila ore di registrazioni, che erano state dimenticate, tra Houston e l’equipaggio. Muovendosi tra le clips, la storia che emerge riguarda meno gli astronauti e molto di più “gli eroi alle spalle degli eroi”, cioè il lavoro di gruppo, la collaborazione e lo spirito cameratesco di tutto lo staff a terra, con mezzi che oggi fanno sorridere. La sala controllo principale della missione, al Johnson Space Center, ad esempio, aveva solo 20 computer, ciascuno meno potente di uno smartphone di oggi.