Quali segreti nasconde Giuseppe Graviano, protagonista delle stragi di mafia del ’92 e ’93? Il boss di Brancaccio, rinchiuso al 41 bis dal 1994, si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. Eppure, nei colloqui in carcere con un altro detenuto, intercettati tra il 2016 e il 2017, sembra avere molto da dire su quella stagione e sulla trattativa tra lo Stato e la mafia. Nel terzo episodio di “Sekret – Speciale Trattativa Stato-mafia”, disponibile in esclusiva su iloft.it .

Marco Lillo fa ascoltare per la prima volta le parole minacciose di Giuseppe Graviano verso ‘Il traditore’. Il boss- secondo i giudici del processo Trattativa – si riferisce a Silvio Berlusconi. Sekret per la prima volta svela il tentativo di inviare un messaggio ricattatorio dal carcere a qualcuno che, per i pm di Palermo, è Berlusconi.

Nelle conversazioni che vi mostriamo per la prima volta Graviano dice che il leader di Forza Italia ha firmato nel 2013 i referendum radicali sulla giustizia dopo che lui aveva scritto una lettera in cui diceva di non voler morire in galera.
Per i magistrati di Palermo proprio a Berlusconi si riferisce Graviano quando parla di qualcuno che non ha rispettato i patti, una persona con la quale trent’anni fa avrebbe “mangiato e bevuto insieme”, a cui avrebbe portato “benessere” ma che poi lo avrebbe tradito. E secondo i pm che indagano sulla Trattativa, il boss starebbe parlando di Silvio Berlusconi, accusato di non aver abolito il 41 bis, il regime di carcere duro per i mafiosi.Ciascuno si potrà fare un’idea ascoltando i passaggi più importanti delle conversazioni registrate dalla procura di Palermo. La domanda chiave è: Graviano dice la verità o sta solo millantando perché consapevole di essere intercettato? Il tema è un tabù per la stampa e la tv. Nessuno ne parla. Eppure è un tema importante per capire cosa è accaduto negli anni Novanta tra stragi e nascita della Seconda repubblica.Sekret ha intervistato i protagonisti per cercare risposte anche attraverso la voce dell’accusa e della difesa del processo Trattativa Stato-mafia. Perché la sentenza di primo grado della Corte di assise del 20 aprile 2018 è solo un punto di partenza per arrivare alla verità.

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