“Lo Stato vuole che continuiate a fumare”. Una ricarica d’acqua costerà più del doppio di un pacchetto. Governo e Parlamento si sono piegati alle ragioni del ministero dell’Economia e alle multinazionali del tabacco che vogliono dare il colpo finale al settore della sigaretta elettronica. Risultato: sono seriamente a rischio decine di aziende, migliaia di negozi e 30mila posti di lavoro. L’intero mondo dello svaping rischia di saltare, senza alcuna cura per i benefici che porta ai cittadini in termini di salute”. Sono una furia i fratelli Giorgetti, titolari della prima azienda di liquidi aromatizzati per vaporizzatori personali prodotti e confezionati in Italia. Sono partiti con un capitale da 100mila euro, ora sono i leader di un comparto esploso a livello di numeri che vive da tre anni sulle molle di un assetto normativo e fiscale incerto e  in continua evoluzione, culminato in ultimo con un emendamento alla Legge di bilancio che assimila tutti i liquidi con o senza nicotina l’imposizione fiscale ai tabacchi, cancella qualsiasi ipotesi di sconto sul debito pregresso con l’Erario delle aziende. Di un “poker devastante” parlano le associazioni di categoria (Anafe e UnieCig). “Lo Stato ha deciso che dovete continuare a fumare”, dice Gianluca Giorgetti  mostrando una confezione di liquido: “Decidendo di tassare anche l’acqua e gli aromi naturali il prezzo al consumo schizza ben oltre il pacchetto. Così se all’estero lo svaping è riconosciuto e incentivato come strumento di riduzione del danno da fumo in Italia è visto solo come un mezzo per rimpinguare le casse dello Stato”. L’imprenditore lo dice a ragion veduta: dopo un lungo contenzioso sull’imposizione, mosso da varie aziende che saranno difese in Europa dall’ex ministro Giulio Tremonti, si è visto recapitare una cartella esattoriale da oltre 4,4 milioni di euro relativa al 2014. La pretesa dell’Agenzia dei monopoli (Aams) è conseguente all’adeguamento delle accise sul fumo elettronico che le aziende avevano applicato in modo ridotto al prezzo di vendita, confidando che i loro ricorsi avrebbero fatto saltare la loro equiparazione alle imposte sui tabacchi. “Ma quell’anno abbiamo fatturato poco più di un milione, è assurdo”, dice Giorgetti. “Se è così portiamo i libri in tribunale”.