L’avevano ribattezzata la kermesse dei tre tenori della minoranza dem. Sul palco del teatro Vittoria di Roma, però, alla fine si sono visti due baritoni e una vera voce principale: quella di Michele Emiliano. Il governatore della Puglia, intervenuto dopo Enrico Rossi e Roberto Speranza in apertura dell’evento della minoranza Pd, è l’oratore che più degli altri fa scaldare il pubblico. E lo fa con qualche battuta, ma soprattutto con gli attacchi al segretario: quel Matteo Renzi, che in mattinata era stato l’oggetto del suo annuncio su facebook. “Abbiamo convinto Matteo Renzi a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura“, aveva scritto sul social network Emiliano. Un post molto più conciliante rispetto alle parole poi utilizzate sul palco del teatro capitolino. “Il Pd non parla di lotta alla mafia, questo partito ha paura a incoraggiare la legalità“, è stato uno dei passaggi maggiormente applauditi dell’intervento del presidente pugliese, che poi è tornato ad evocare la scissione. “Non costringete con argomenti capziosi questa comunità ad uscire dal Pd. Noi speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore ma se dovesse essere necessario non avremo paura. Non costruiremo un soggetto avversario del Pd ma non aspetteremo altro che ricostruire questa comunità. Tutto questo, però, è evitabile, lo voglio dire ancora”, ha detto il governatore, provocando la replica dei renziani. Il primo a commentare l’evento del teatro Vittoria, infatti, è il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, che su twitter scrive: “Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili“. Dello stesso tenore il tweet di Ernesco Carbone: “Mai visto tanto odio per il segretario Renzi, – scrive il deputato dem – neanche a Pontida o in un meetup cinque stelle, dai 101 del Capranica ai 121 del Vittoria”.

Il post di Emiliano, la replica di Guerini –  E dire che poche ore prima Emiliano aveva annunciato su facebook di avere raggiunto un accordo con il segretario dem. “Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il Pd. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme”, ha scritto il l’ex sindaco di Bari sul social network, rilanciando la sua candidatura al Nazareno: “Questo è il lavoro che deve fare il segretario. Rimettere insieme i cocci di anni difficili per ripartire insieme. Senza questo lavoro le distanze politiche tra noi sono troppo grandi e non basterebbe una conta per evitare anche a breve nuovi dissensi e nuovi rischi di conflitto. Diamoci una possibilità”. Parole che sembrano segnare un punto di svolta nella crisi interna ai dem e che arrivano nella stessa giornata in cui Dario Franceschini predica unità: “Non vi chiedo Fermatevi, vi dico Fermiamoci. Per il nostro popolo dopo una scissione non ci saranno innocenti,saremo tutti colpevoli”, scrive su twitter il ministro della Cultura. 

 

Intanto, prima di salire sul palco del teatro Vittoria, Emiliano raccoglie già una replica dal fronte renziano, anche in questo caso arrivata tramite lo stesso Guerini. “Il sostegno totale del Pd al governo Gentiloni c’è dal primo giorno. La scadenza finale della legislatura non è nelle disponibilità né di Renzi, né di Emiliano, né di altri. Suggerirei sommessamente a tutti, a partire dagli amici della minoranza, di tenere fuori il governo dalle diatribe congressuali, per il bene del Paese e del Pd. Concentriamoci invece sul nostro congresso. Facciamolo. Quello è il luogo della democrazia interna: chi ha idee non abbia paura di confrontarsi”, dice il numero due del Nazareno.

Fare il congresso prima delle amministrative è “indispensabile per il Pd” secondo il presidente del partito Matteo Orfini, che propone di “dedicare la prima parte del congresso – da quando viene indetto a quando si presentano le candidature – a una profonda discussione programmatica in ogni federazione. Il tempo c’è, la volontà politica anche, mi impegno personalmente a garantirlo. Se lo vogliamo, possiamo andare avanti insieme. Basta sgombrare dal campo le richieste fatte solo per farsi dire di no”. E continua: “Che c’entra il congresso con il governo? Nulla. Il governo Gentiloni è il nostro governo. Lo sosteniamo e continueremo fino a quando” Mattarella “considererà conclusa la legislatura. Si minaccia la scissione nel nome del governo. E’ tesi incomprensibile”. Per Orfini “è vero l’esatto contrario: la scissione restringerebbe il consenso parlamentare al governo e lo metterebbe a rischio”. Un congresso “che preservasse l’unità del Pd, invece, stabilizzerebbe il quadro politico e di conseguenza anche il governo”.

L’evento della minoranza  – Un commento all’annuncio di Emiliano arriva anche da Pier Luigi Bersani, che – insieme a Guglielmo Epifani e Massimo D’Alema – occupava le prime file del teatro scelto per l’evento della minoranza dem, a 24 ore dall’assemblea Pd per il congresso. Appuntamento quest’ultimo al quale non sarà presente – come da lui stesso annunciato – D’Alema. “Il sostegno a Gentiloni fino al 2018? Questa cosa non l’ho mai sentita: dovrà dirla Renzi, non Emiliano. È il nostro governo, non possiamo lasciargli la spada di Damocle sopra”, ha detto Bersani. “Intanto i tre candidati della minoranza dem stanno dicendo che non si può fare un congresso così, perché se si forzano le regole non può candidarsi nessuno. La telefonata da parte di Renzi? No, non l’ho ricevuta, ma deve sentire loro, Speranza, Rossi, Emiliano”, ha aggiunto l’ex segretario. 

Emiliano: “Che paura ha Renzi che passi il tempo?” – Ed è proprio Bersani che ha raccolto la maggior parte degli applausi del teatro Vittoria, dato che dal palco Emiliano lo ha citato più volte. “Di fronte a una situazione molto meno grave di quella in cui si trova oggi Matteo Renzi,  Pier Luigi Bersani si è dimesso e ha consentito al partito di superare le difficoltà. Se quel partito è sopravvissuto ed ha dato la possibilità a Renzi di diventare presidente del consiglio e prendere il 40% è perché il suo segretario è stato capace di vincere il personalismo e di vivere la politica come comunità. Un segretario di partito non è una persona che ha paura del confronto e teme che chi ha idee diverse dalle sue possa avere consenso e che passi il tempo. Che paura ha Matteo Renzi del passare del tempo?”, ha detto il governatore della Puglia. Un intervento dai ritmi serrati durante il quale Emiliano ha alternato momenti di ironia, che hanno fatto distendere l’atmosfera in platea, a vere e proprie invettive indirizzate all’ex presidente del consiglio, accolte da applausi di approvazione da parte del pubblico. “Io ero uno dei sostenitori di Matteo Renzi: scusatemi ma non ero l’unico. Eravamo convinti che una nuova generazione avrebbe aiutato il Pd e l’Italia ad uscire da una crisi profonda la cui responsabilità non è solo di Renzi”, era stato il prologo del suo discorso, prima di mettere nel mirino la gestione del partito da parte del segretario. 

“Per evitare scissione, conferenza e magari Renzi non si ricandida” –  “Enrico Rossi dice che questo sta diventando il partito di una persona. È vero, e attorno al capezzale di questa persona si avvicendano nel tentativo di trovare una soluzione“, ha detto l’ex primo cittadino barese, citando più volte Speranza e Rossi, come lui candidati alla segreteria e leader della minoranza dem. “Ci tremavano le mani – ha raccontato – quando l’altro ieri abbiamo sottoscritto quel patto, quella dichiarazione. Io ho detto a Speranza e Rossi: sto con voi perché siete due brave persone che significa non essere tattico in situazioni vergognose. Ma mi chiedo: Che paura ha Renzi di sentire parlare Enrico o Roberto? Perché è bellissimo ascoltarvi. Io vi ascolto e metto da parte poi chissà vi frego anche… Scherzo, è una situazione dolorosa ma io cerco di farvi sorridere perché questo è il mio compito”. Quindi il presidente della Regione Puglia è tornato serio lanciando quello che Guerini ha poi definito “un irricevibile ultimatum”. “Per evitare la scissione dobbiamo solo decidere che facciamo una conferenza programmatica in cui stringiamo le nostre divisioni. Se la facciamo e Renzi si convince a non ricandidarsi, allora può essere che convergiamo su un candidato unico“. Per il governatore dunque è possibile che alla fine una scissione non ci sia. Ed è per questo che ha definito “il Pd un grande sogno al quale non voglio rinunciare solo perché qualcuno pensa di cancellarlo con un po’ di prepotenza, di arroganza e scarsa conoscenza della storia di questo Paese”.

Speranza: “Ho detto a Renzi: la vediamo solo noi la scissione?”- Prima di Emiliano era toccato proprio a Rossi e Speranza salire sul palco. “Stamattina ho avuto il piacere di un colloquio con Matteo Renzi che mi ha cercato e ho parlato con lui, come giusto sia perché è il segretario. Gli ho chiesto, la vediamo solo noi la scissione che c’è già stata in parte del nostro mondo?”, ha raccontato al pubblico l’ex capogruppo dem alla Camera.”La situazione nel Pd è anche responsabilità di un gruppo dirigente subalterno… certe volte devi sperare in un fuori onda”, ha continuato il deputato riferendosi alla frase di Delrio sulle “telefonate” che Renzi non ha fatto (almeno fino a ieri) per cercare di evitare la scissione. “Se non c’è una presa di consapevolezza sarà normale un nuovo inizio – ha detto sempre Speranza – Se il congresso non è il tentativo di rimettere insieme un mondo ma è solo rivincita o plebiscito a me non interessa entrare. La nostra proposta è sensata, facciamo il Congresso nei tempi normali, si faccia una normale azione di governo, si porti il Paese al voto a scadenza nel 2018. Se non c’è questo, il Pd diventa il partito dell’avventura e non esiste più”. E anche se non è salito sul palco, anche D’Alema ha voluto commentare la possibile scissione nel Pd. “Se Renzi telefona per dire che lui è d’accordo con quello che gli si propone, sicuramente questo apre un processo politico che porta verso il congresso nei tempi ordinari, normali. Se Renzi vuole tirare dritto per la sua strada è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza. Le cose sono chiarissime: la questione è nelle mani del segretario del Pd”, ha detto l’ex presidente del consiglio, che poi ha nicchiato sulla domanda fatidica:”La possibile rottura nel Pd? Non è colpa mia“.

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