Ombrello aperto per proteggersi dalla pioggia, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama domenica è sceso dall’Air Force One accompagnato dalla moglie Michelle, dalla suocera e dalle figlie, Malia e Sasha. Ad attenderlo, oltre a un cielo grigio, il ministro degli esteri Bruno Eduardo Rodriguez Parrilla e diversi diplomatici americani e cubani. Assente invece il presidente Raul Castro, che spesso riserva quest’onore agli ospiti internazionali più importanti. “Wow, il presidente Obama è appena atterrato a Cuba, grande affare, e Raul Castro non era neanche lì a salutarlo. Ha salutato il Papa e altri. Nessun rispetto”, ha commentato su Twitter Donald Trump.

E sempre da Twitter sono arrivate anche le critiche di Ted Cruz, candidato alla nomination repubblicana, secondo cui la visita di Obama “legittima il regime corrotto ed oppressivo di Castro”: “I prigionieri politici che languono nelle galere in tutta l’isola sentiranno questo messaggio: nessuno vi difende, siete abbandonati ai vostri tormentatori, il mondo si è dimenticato di voi” ha scritto. Il senatore del Texas di origine cubana ha ricordato in un’intervista che suo padre era stato prima “picchiato e torturato dal regime di Batista” e poi “brutalizzato dai criminali di Castro” prima di trovare la libertà negli Stati Uniti. “Questa libertà può arrivare a Cuba ed io mi impegno a lavorare per fare in modo che sia così ma questo non può succedere arricchendo e rafforzando una dittatura che esporta il terrorismo in tutta l’America Latina”.

Domenica Obama, dopo il primo messaggio via Twitter ai cubani, “Que bola Cuba? (Come va Cuba?, ndr). Sono appena arrivato alla meta, non vedo l’ora di incontrare e di sentire direttamente il popolo cubano”, ha parlato all’ambasciata americana definendo la visita “una opportunità storica di impegnarsi con il popolo cubano”. “E’ meraviglioso essere a Cuba”, ha proseguito, sottolineando che un presidente americano non mette piede nell’isola da quasi 90 anni: l’ultimo, ha ricordato Obama, fu Calvin Coolidge nel 1928, che arrivò con una nave da guerra in tre giorni mentre a lui sono bastate tre ore d’aereo.

Dopo il discorso Obama è uscito per una passeggiata con la famiglia sotto la pioggia tra le vie dell’Avana vecchia, rimessa a nuovo per l’occasione, con strade rifatte e facciate delle case ridipinte. Prima della cena privata, la famiglia ha fatto tappa nella cattedrale dell’Avana vecchia dove sono stati accolti dal cardinale Jaime Ortega, uno degli artefici del riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba. La serata si è conclusa con una cena in un ‘paladar’, un ristorante privato, il ‘San Cristobal’, che si trova nel centro della città.

Lunedì il presidente parteciperà a una cerimonia in Piazza della Rivoluzione in omaggio a José Martì, eroe dell’indipendenza, quindi foto ufficiale e stretta di mano con Raul Castro prima della cerimonia di benvenuto al palazzo della Rivoluzione. Seguirà un bilaterale. Nel pomeriggio Obama prenderà parte a un incontro con gli imprenditori sulle opportunità di sviluppo e cooperazione, mentre in serata sarà l’ospite d’onore con la first lady di una cena di Stato, sempre al Palazzo della Rivoluzione. Martedì sarà il giorno in cui il capo della Casa Bianca parlerà ai cubani dal Gran Teatro dell’Avana Alisia Alonso, con un discorso trasmesso in diretta dalla tv di Stato. In tarda mattinata è previsto un incontro con la società civile cubana, forse anche con alcuni dissidenti.

Ma la visita di Obama è stata segnata anche da proteste e manifestazioni, sedate prima del suo arrivo con una serie di retate che hanno portato a una cinquantina di arresti tra attivisti dei diritti umani. Tra loro anche una ventina di esponenti del gruppo “Damas de blanco“, formato dalle mogli di prigionieri politici, all’esterno di una chiesa dove tentavano le loro proteste settimanali. “E’ stato brutale, ci sono persone con fratture e contusioni. Ci hanno picchiato duro“, ha raccontato un oppositore, Antonio Rodiles. E’ da 46 settimane consecutive che la marcia domenicale delle Damas de blanco termina con arresti, secondo quanto ha denunciato lo stesso gruppo dissidente femminile. Stando all’ultima relazione del gruppo dissidente Commissione cubana dei diritti umani e della riconciliazione nazionale, l’unico che mantiene il conteggio di arresti e altri atti di repressione sull’isola, nei primi mesi del 2016 sono stati registrati almeno 2.555 arresti per motivi politici.

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