L’Ilva di Taranto deve produrre e insieme bonificare. Con o senza i Riva. L’ultimo sviluppo della vicenda che riguarda il siderurgico di Taranto è arrivato a tarda serata, dalle parole del ministro Clini, intervenuto a sorpresa nella puntata di Servizio Pubblico. “L’azienda può continuare a lavorare solo se fa gli interventi prescritti. Se non li fa lavoriamo su un meccanismo che consente di continuare l’attività dello stabilimento senza Riva” ha detto il titolare dell’Ambiente, sottolineando come il governo sa benissimo “che per essere risanato quel sito deve continuare ad essere gestito industrialmente. I Riva hanno detto che sono ponti a farlo – ha affermato Clini – Il piano degli interventi prevede parchi minerari, altoforni, batterie delle cokerie”.

Poi l’affondo e la notizia, decisiva nell’equilibrio di tutta la vicenda: “Se non fai questo, è la nostra posizione, non puoi continuare a gestire gli impianti – ha annunciato il ministro – Se non sono in grado dobbiamo farci carico noi con un intervento che consenta di garantire la continuità produttiva ed il risanamento”. Le parole di Clini sono arrivate alla vigilia dell’approdo in Cdm del decreto legge ‘ad Ilvam‘, che consentirà la ripresa della produzione nello stabilimento di Taranto e di “conciliare la tutela dell’occupazione e dell’ambiente e il rispetto della magistratura”, come assicurato dal premier Mario Monti al tavolo con le parti sociali, l’azienda e gli enti locali.

Una strada, ha spiegato il capo dell’esecutivo, per evitare “un impatto negativo sull’economia stimato in 8 miliardi di euro annui”. Il rischio, aveva avvertito il presidente dell’azienda, Bruno Ferrante, sarebbe la chiusura anche del sito di Genova, che “può continuare a vivere ancora per una settimana”. Ma anche il destino degli altri stabilimenti del gruppo sarebbe “segnato” (“Novi Ligure sopraviverebbe due settimane, Racconigi tre”) e a crollare sarebbe “tutto l’indotto”. Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, ha invece sottolineato che “l’urgenza è diventata stringente perché sta per bloccarsi un’intera filiera”. Quella del dl, dunque, è la strada che il governo ha confermato. E “chi ritiene che non si stia applicando la legge può rivolgersi alla Corte Costituzionale” ha sottolineato Clini, ribadendo che “è falso dire che ci sia un conflitto con la magistratura”.

Il motivo? E’ lo stesso ministro a spiegarlo: “Un’eventuale disapplicazione delle leggi nazionali, che recepiscono direttive europee, fa entrare l’Italia in procedura d’infrazione e di violazione del diritto comunitario”. L’Anm, tuttavia, ha auspicato che “sia compiuto ogni sforzo” per trovare “fuori da logiche di scontro, soluzioni che contemperino la tutela della salute con quella dell’occupazione, nel pieno rispetto delle attribuzioni che la Costituzione” dà alle Autorità politiche e alla magistratura. Un eventuale ricorso alla Consulta “rappresenta un aggravamento della situazione, non l’avvio della soluzione”, ha osservato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, mentre per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi “sul caso dell’Ilva l’Italia si gioca il futuro industriale e manifatturiero”.

La bozza decreto per l’Ilva

Per quanto riguarda il provvedimento legislativo, esso rafforza le garanzie di realizzazione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) e la terzietà del meccanismo di controllo. Nella sua bozza attuale, è previsto tra l’altro che i sequestri da parte della magistratura incompatibili con l’attuazione dell’Aia decadano. Il governo, a sua volta, intende costituire anche un apposito Osservatorio e studia un ‘Progetto di salute per Taranto’ che preveda il proseguimento dell’attività di sorveglianza epidemiologica soprattutto in età pediatrica. Il ministero della Salute, a sua volta, “ha già predisposto un piano di monitoraggio sanitario” ha detto il ministro, Renato Balduzzi.

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