“L’Emilia ripartirà”. Se ne dice certo il regista Pupi Avati, bolognese classe 1938, che, in un’intervista a la Stampa aggiunge: “Mi piace come stanno reagendo gli emiliani. Stanno riconducendo tutto in una dimensione che è poi la vita. Nella vita ci sta una bella giornata di sole trascorsa al mare in allegria, e ci sta anche un terremoto“, dato che “c’è nel Dna di questo popolo una visione sacrale della vita e della natura che è tipica della cultura contadina. Si sa che la natura non è sempre benigna e che con essa bisogna convivere”.    

“Sono certo che nel giro di pochi anni quei campanili verranno rimessi su, quelle vecchie torri restaurate. Conosco bene la ‘cultura del fare tipica degli emiliani”, afferma Avati, secondo il quale “il fatto stesso che le vittime della seconda scossa siano quasi tutti lavoratori è segno che la vita era già ripartita”. per il regista “questa gente non lascerà mai la propria terra” e “non li vedremo mai davanti a Montecitorio, o sotto Palazzo Chigi, a protestare”.    

“Nel 1988 ho avuto un infarto. Ricordo bene come cambiò radicalmente, per me, la classifica delle cose che contano. Credo che una cosa simile capiti oggi a chi si trova a vivere in tenda, e a prendere atto all’improvviso che un litro di latte vale più di un iPad. Sono momenti in cui, paradossalmente, ci si sente bene”, conclude Avati. 

Foà: “Pensiamo ai monumenti danneggiati, sono il cuore delle città”. “Questo terremoto non abbatterà la bellissima Ferrara, ma si dovrà pensare al più presto al Teatro Comunale e agli altri monumenti danneggiati”. Auspicio ed appello sono di Arnoldo Foà, attore, regista e doppiatore che proprio a Ferrara è nato nel 1916, per poi trasferirsi prima a Firenze quindi a Roma. “Di fronte alle tragedie di chi perde la vita, la casa o il lavoro, può sembrare poco sensibile questo mio pensiero, ma il teatro e i luoghi della cultura e della bellezza sono il cuore di una città e del suo senso di civiltà, e sono anche posti di lavoro, una verità spesso dimenticata”, prosegue Foà, in un suo intervento su Repubblica, aggiungendo che “nelle città dell’Emilia così colpite dal terremoto, i teatri li ricordo tutti belli, tenuti con cura, orgoglio, amore”.  

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