Berlusconi-Neroni sulla prima pagina dell'Independent il 22 settembre

Ormai è un appuntamento fisso. Come i declassamenti del rating sovrano, le correzioni al ribasso sulle prospettive di crescita e le altrettanto puntuali rassicurazioni “sulla solidità del Paese e della sua maggioranza di governo”. Ancora una volta, non è la prima e non sarà neanche l’ultima, la stampa internazionale sfiducia il premier. E al centro della questione, tanto per essere chiari, non c’è né il gossip esasperato né tanto meno un generico pregiudizio ideologico. Al cuore del problema, in realtà, c’è solo ed esclusivamente quella che a un crescente numero di osservatori appare ormai come un’interpretazione consolidata: ubriaca di personalismi che ne condizionano l’agenda politica sottomettendo le reali priorità agli interessi di pochi, la terza economia di eurolandia sta letteralmente giocando con il fuoco. Con il rischio, è chiaro, di trascinare con sé stessa anche il resto del Continente che, potenza dell’euro, vede i suoi destini intrecciati, e non poco, anche a quelli italiani.

“L’Italia deve salvare se stessa per salvare l’Europa e nel voto odierno il Parlamento farebbe bene a ricordarselo” scrive oggi il Financial Times e suggerendo così la sua personale e implicita soluzione. “Gli argomenti utilizzati da Berlusconi per giustificare la sua permanenza al potere sono, nella migliore delle ipotesi, fragili” scrive ancora il quotidiano britannico. “Il 75enne primo ministro sostiene di essere il solo in grado di garantire stabilità politica e di realizzare le riforme economiche. Ma il suo curriculum parla diversamente. La sua pretesa di garantire la stabilità è negata dal numero di defezioni che la sua maggioranza ha subito nel tempo, da ultimo in occasione del voto di fiducia (di martedì scorso, ndr). Le sue promesse di rilanciare l’economia puzzano ormai di vecchio così come la durata di un incarico pubblico nel corso del quale i suoi affari personali e gli interessi politici sono diventati ormai quasi inseparabili”.

Insomma, altro che riforme, stabilità e governo. Qui è tutto immobile, in linea con un’economia in perenne rallentamento (di recente la Commissione europea ha ridotto le stime sull’incremento del Pil italiano per il 2011: +0,7% contro l’1% indicato precedentemente, ipotizzando addirittura la crescita zero per il semestre giugno-dicembre, ndr). D’accordo, non sarà solo colpa nostra – la crisi è pur sempre globale e la speculazione al ribasso ha punito l’Italia al di là dei suoi demeriti – ma qui il punto è un altro. Possibile che di fronte alle emergenze odierne l’esecutivo italiano non sappia fornire nessuna risposta credibile? E’ la domanda chiave di un’affermata serie di editoriali che dall’Europa agli Usa ultimamente hanno picchiato duro con una forza mai vista. L’Italia non reagisce, l’Italia non sembra rendersi conto della gravità della situazione, l’Italia, si diceva, sembra voler scherzare con il fuoco. Proprio come fa da tempo il suo premier, emulo a suo volta di qualche predecessore più celebre che illustre.

Il raffronto è quello con l’imperatore Nerone, il sovrano “dissociato” per antonomasia, il leader fuori controllo in preda al delirio di onnipotenza e al crescente distacco dalla realtà. Roma bruciava, lui suonava la lira. L’immagine campeggiava il 22 settembre sulla prima pagina dell’Independent. Fuor di metafora è quello che accade con Berlusconi, hanno pensato di recente i vignettisti di tutta Europa che, guarda caso, nel giorno del voto salva Milanese hanno scelto di reinterpretare la scena sostituendo all’immagine dell’imperatore la figura sorridente di un premier contemporaneo, inetto, soddisfatto e ovviamente festante.

E’ il culmine di una presa in giro che non fa ridere, di un’ironia estremamente amara, frutto di una sfiducia ormai generalizzata. Nelle scorse settimane, persino alcune voci storicamente moderate nei toni hanno scelto di rompere gli argini. “In passato le buffonate di Silvio Berlusconi hanno danneggiato l’Italia. Oggi rischiano di fare lo stesso con l’intera Eurolandia” ha scritto di recente il Wall Street Journal. Il governo italiano dovrebbe “ritenersi fortunato che la banca centrale europea stia comprando i suoi bond”, una strategia senza la quale gli interessi sarebbero “già saliti sopra il 6%”, ha aggiunto un altro quotidiano conservatore, il tedesco Die Welt, sottolineando tuttavia il rischio che proprio “a seguito di queste buffonate di riforme promosse da Berlusconi”, gli stessi interessi “siano probabilmente destinati a salire”. Oggi, infine, l’affondo del Ft. Gli argomenti, gira e rigira, sono sempre gli stessi. Ma il titolo, questa volta, parla da sé. “Silvio, time to go”. Ti stanno tutti aspettando.

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