Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca (Pd)

C’è chi ne canta le lodi per la modernità e perché trasformerà la città in una delle capitali europee dell’urbanistica d’avanguardia. Chi invece lo definisce senza mezzi termini ‘ecomostro’ in fieri. E’ il Crescent. Il progetto di edificio a mezzaluna alto 28 metri ed esteso per circa 300 firmato dall’archistar catalano Ricardo Bofill, che in un prossimo futuro dovrebbe delimitare Piazza della Libertà a Salerno, in quella che sarà la piazza di mare più grande d’Europa.

Ma la Procura di Salerno ha aperto un fascicolo su una vicenda assai controversa che ha spaccato in due la città e gli esperti. E’ notizia di queste ore che risulta indagato il sindaco Vincenzo De Luca, che in questi giorni è in campagna elettorale alla ricerca del secondo mandato consecutivo, il quarto negli ultimi 18 anni. Il primo cittadino, esponente del Pd, è sotto inchiesta insieme all’ex sovrintendente di Salerno, l’architetto Giuseppe Zampino, e al direttore del settore opere pubbliche del Comune di Salerno, l’ingegnere Lorenzo Criscuolo. L’ipotesi di reato per i tre è concorso in abuso d’ufficio. Il gip Elisabetta Boccassini ha accolto la richiesta dei pm Rocco Alfano di una proroga delle indagini, che proseguiranno almeno fino ad ottobre. Il procedimento penale è nato dalla denuncia del Comitato No Crescent presentata il 12 ottobre 2010, successivamente accompagnata da numerose osservazioni.

Gli esponenti del comitato nato per ostacolare la realizzazione del progetto puntano il dito sulla tempistica del silenzio-assenso fatto formare dalla Sovrintendenza, sull’assenza di validi foto-inserimenti, sulle perplessità in merito alla soluzione progettuale mostrate dalla Direzione Regionale dell’ente di tutela. “L’organo regionale della Soprintendenza – afferma il Comitato No Crescent in una nota – aveva sottolineato come soltanto le difficoltà operative proprie del periodo estivo avevano impedito l’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica comunale da parte della Soprintendenza locale”. Mentre anche l’attuale soprintendente, Miccio, avrebbe espresso dubbi sull’opera.

La denuncia riguarda anche profili di ordine urbanistico, come l’assenza di un accordo di programma con la Regione Campania, una presunta carenza della valutazione d’impatto ambientale, l’incompleta sdemanializzazione dell’area. “Abbiamo fiducia nella Giustizia sia penale che amministrativa”, è il commento dei legali del Comitato. “Stiamo battendo tutte le possibili strade giudiziarie per evitare la costruzione dell’ecomostro. A breve il tribunale amministrativo fisserà l’udienza nella quale avremo l’opportunità di discutere le molteplici illegittimità le quali, a nostro avviso, inficiano l’intera procedura”.

di Vincenzo Iurillo e Ferruccio Sansa

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