Il tribunale di Bologna ha condannato a quattro anni il generale di corpo d’armata della Guardia di Finanza Domenico Minervini, per corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità. L’accusa, coordinata dal pm Rossella Poggioli e condotta in aula dalla collega Michela Guidi, riguardava auto concesse gratis all’alto ufficiale, ex comandante regionale delle Fiamme Gialle, dal gestore di una concessionaria Audi di Bologna su cui fu fatta tra l’altro una verifica fiscale della stessa Gdf.

Le auto erano una Volkswagen Touareg, che il generale acquistò a luglio 2012 e un’Audi A6, tenuta circa due anni, fino al 2014. Per la prima i giudici hanno confermato l’ipotesi di induzione formulata dalla Procura, mentre per la seconda hanno riqualificato in corruzione. Il pm aveva chiesto 3 anni e 9 mesi al termine della propria requisitoria. Il generale, presente alla sentenza con il suo difensore, avvocato Lorenzo Valgimigli, ha lasciato il tribunale senza fare commenti.

A Minervini, nel frattempo in pensione, la Procura contestava di aver abusato della propria qualità di comandante regionale che aveva approvato a marzo 2010 la verifica sulla società Audi Zentrum e di essere andato periodicamente dove si trova l’ufficio del rappresentante legale, anche in uniforme, mentre era in corso la verifica sia su Audi Zentrum sia su un’altra società, Autocommerciale, riconducibile al concessionario, manifestando il proprio interesse per una Touareg.

Prima, secondo l’accusa, si era informato del comportamento tenuto dai militari durante le verifiche e si era soffermato con l’imprenditore sulla natura dei rilievi contestati e poi di nuovo riferì ai finanzieri dell’incontro. Così facendo, avrebbe indotto l’uomo a concedergli le auto, l’Audi fino a giugno 2014, quando nel frattempo si era trasferito a Palermo. Anche l’imprenditore fu indagato in concorso con il generale. Optò per il rito abbreviato e venne assolto.

Il pm Guidi ha parlato in udienza dell’atteggiamento del concessionario che “non diede le auto per generosità o amicizia, ma nell’ottica di tenersi buono un alto ufficiale, perché sapeva di poter contare all’occorrenza su di lui: riteneva che potesse interessarsi delle verifiche in corso e anche sull’entità delle somme da pagare. Lui stesso ha riferito che se non fosse stato un generale della Gdf, ma un salumiere, non gli avrebbe dato le auto”.

L’avvocato Valgimigli, invece, ha sostenuto che “non c’è stato nessun carattere indebito della prestazione”. Forse il generale, ha detto, avrebbe dovuto “agire con maggiore prudenza, forse c’è stata un pò di leggerezza, ma nessun reato. La stessa persona che dovrebbe aver subito il reato, ha detto di non aver subito nulla”.