Debitore avvisato mezzo salvato. Entro l’anno Pechino ultimerà una blacklist a livello nazionale con lo scopo di catalogare e svergognare pubblicamente quanti non sono ancora stati in grado di ripagare i prestiti bancari accumulati. Secondo il progetto, promosso congiuntamente dalla Corte suprema del Popolo, dal Dipartimento della Propaganda e dalla China Banking Regulatory Commission (CBRC), quanti non riusciranno a ripianare una situazioni debitoria (laolai) vedranno il proprio nome, ID, fotografia, indirizzo e ammontare del debito resi pubblici attraverso vari canali, come giornali, radio, televisione e monitor su bus e ascensori. Perché questo accada entro la fine del 2017 i governi locali sono tenuti a compilare database dei “cattivi elementi” – consultabili da chiunque – che verranno gestiti dai media outlet grazie al supporto dei dati forniti dai tribunali e dei continui aggiornamenti della CBRC sulla somma dei prestiti concessi.

L’iniziativa prende il via da una serie di progetti pilota avviati precedentemente a livello provinciale nel Guangdong, Jiangsu, Henan, Anhui e Sichuan. Nella città di Guangzhou (l’ex Canton), per esempio, i dati personali di 141 debitori incalliti sono stati pubblicati su autobus, edifici commerciali e piattaforme d’informazione online, su richiesta delle corti di giustizia locali. Nel Jiangsu, Henan e Sichuan, invece, i tribunali e gli operatori telefonici hanno lavorato in tandem per la realizzazione di un messaggio automatico che scatta ogni qualvolta si tenti di raggiungere telefonicamente un soggetto inadempiente: “La persona che stai chiamando è stata aggiunta alla lista nera dei tribunali per non aver ripagato i debiti contratti. Si prega di sollecitare questa persona a onorare i suoi obblighi legali“, recita l’avviso.

Il servizio è stato messo in funzione in seguito al recente annuncio da parte del ministero dell’Industria e dell’Informazione tecnologica che chiunque voglia acquistare una sim telefonica sarà tenuto a registrarsi con il proprio vero nome, una procedura annunciata a più riprese dal 2010 ma mai applicata seriamente. Da allora le cose sono cambiate e così le esigenze della popolazione. Come spiega la Xinhua, sottoporre gli inadempienti alla pubblica gogna servirà a rafforzare la sicurezza a livello sociale “punendo quanti ritenuti inaffidabili”. L’idea si coniuga armoniosamente con quanto enunciato nelle Linee guida per la costruzione di un sistema di credito sociale (2014-2020), piano che prevede una classificazione dei cittadini in base al loro comportamento in rete, al volante, così come in famiglia. I bravi saranno premiati, i cattivi puniti severamente con l’estromissione ai servizi più comuni. Ecco che il controllo massiccio esercitato sulle tastiere di pc e smartphone attraverso l’imposizione di norme più rigide in materia di registrazione sembrano andare oltre le mere finalità censorie.

Mentre la realizzazione del progetto nella sua interezza presenta mastodontici ostacoli, le prime sperimentazioni sono già in atto. E’ così che, secondo il Legal Daily, tra le misure punitive fronteggiate nell’ultimo anno dai debitori insolventi vanno menzionate il divieto di accesso alle scuole private per i figli, l’impossibilità di prenotare gli hotel di categoria più alta o di acquistare biglietti per i trasporti pubblici. Ma è troppo presto per cantare vittoria. È dal 2013 che il massimo tribunale cinese lavora alla divulgazione delle informazioni personali dei “disonesti” e a giugno erano già 7 milioni e mezzo i soggetti svergognati pubblicamente. “Sono anni che le autorità stanno cercando delle misure per fronteggiare il problema, ma con scarsi risultati. Un verdetto giudiziario non è altro che un pezzo di carta per debitori nella lista nera “, spiega al South China Morning Post Angela Luo, avvocato dello studio di Guangzhou Gold Sun, “tutte queste misure hanno lo scopo di sottoporre i debitori a maggiori pressioni. Ma in tutta franchezza, le possibilità di successo sono piuttosto limitate quando si parla di persone abituate ad ignorare completamente l’autorità della legge“. Secondo stime ufficiali verosimilmente sottostimate, in Cina, i debiti insoluti ammontano a circa 300 miliardi di dollari.