Gli mancavano nove mesi per andare in pensione, ma il consorzio per cui lavorava lo ha licenziato a seguito di una contestazione disciplinare. La prima in 10 mesi, da quando il consorzio Unilabor si è aggiudicato l’appalto per la pulizia degli uffici postali di Mantova e provincia, subentrando a un’altra azienda. Un pavimento pulito non a regola d’arte, utilizzando attrezzature inadeguate, e la compilazione errata del foglio presenze i motivi disciplinari per i quali l’addetto alle pulizie, che percepiva circa 500 euro mensili, è stato lasciato a casa.

A denunciare il fatto Daniele Grieco, segretario generale aggiunto di Uiltucs Uil di Mantova, che promette battaglia: “Ci troviamo di fronte – spiega il sindacalista a ilfattoquotidiano.it – a un licenziamento illegittimo che abbiamo già impugnato interessando l’ispettorato del lavoro. L’azienda ci ha già comunicato che non intende conciliare e per questo andremo in causa”. Tralasciando il merito della contestazione sollevata da Unilabor nei confronti del lavoratore, Grieco ricorda che “secondo lo Statuto dei lavoratori servirebbero almeno tre sanzioni disciplinari consecutive prima di licenziare un dipendente. A meno che non si tratti di motivazioni molto gravi. Invece, per quanto riguarda il caso specifico, l’uomo da quando lavora per Unilabor è stato richiamato soltanto in quest’occasione. E le motivazioni non ci sembrano molto gravi”.

La lettera di contestazione da parte dell’azienda, secondo quanto riferito dal sindacalista, è arrivata a fine agosto: “Abbiamo chiesto un incontro con i responsabili perché – prosegue Grieco – l’azienda contestava anche delle discrasie nei fogli presenze del lavoratore. Cosa che, fino ad allora, non era mai stata sollevata. Volevamo far luce su tutte le questioni aperte. Lo scorso 16 settembre è arrivata la lettera di licenziamento per il lavoratore rappresentato dal nostro sindacato”. Anche Marco Carra, avvocato che sta seguendo la vicenda per conto della Uil, conferma che “si tratta di un licenziamento illegittimo e per questo motivo proseguiremo nell’iter legale. Ritengo – dice – che sia inconcepibile licenziare le persone in questo modo. Non essendo più in vigore l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, anche se dovessimo vincere la causa non è previsto il reintegro del lavoratore, ma la corresponsione di mensilità fra le 12 e le 24. Il reintegro sarebbe previsto in caso di licenziamento discriminatorio”.

Una fattispecie molto difficile da sostenere e dimostrare in questo caso. Anche la moglie del lavoratore licenziato è dipendente di Unilabor con le stesse mansioni del marito. In due riescono a portare a casa 800 euro mensili. “Per quanto riguarda il pensionamento – precisa ancora il rappresentante sindacale Uil – faremo in modo di accompagnare il lavoratore alla pensione attraverso l’utilizzo della disoccupazione, ma per lui questo licenziamento rimane comunque una ferita aperta”. I dipendenti di Unilabor impiegati nelle pulizie degli uffici postali di Mantova e provincia sono scesi in piazza lo scorso 25 settembre. Al centro delle proteste il licenziamento del collega, ma anche il ritardo con cui, secondo i lavoratori e il sindacato, vengono pagati gli stipendi: “Da tempo stiamo contestando questi ritardi – spiega Grieco – perché secondo il contratto nazionale il pagamento degli stipendi dovrebbe avvenire entro il 15 del mese successivo, l’azienda ha spostato unilateralmente la data al 20. Ma se il contratto collettivo dice il 15, i termini non possono essere peggiorativi. Stiamo parlando di lavoratori che percepiscono stipendi non certo elevati, che hanno scadenze tassative da rispettare e per i quali anche il ritardo di un solo giorno nel pagamento può rappresentare un grave problema”.

Dal canto suo Unilabor non replica. Abbiamo contattato la responsabile per il consorzio dell’area Lombardia che ha seccamente replicato: “La politica aziendale non prevede dichiarazioni in merito a questo tipo di vicende”.