Insieme al titolare della palestra di Lonato del Garda, nel bresciano, arrestato quattro giorni fa per gli abusi sessuali alle allieve minorenni che frequentavano i suoi corsi di karate, tra gli indagati a piede libero ci sono altre tre persone, due delle quali sono genitori di ragazzi che frequentavano la struttura. A raccontarlo agli inquirenti è una delle almeno sei ragazze abusate per anni, fin da prima dell’adolescenza, con i primi episodi risalenti al 2003. Secondo il Corriere della Sera la ragazza, che grazie al fidanzato ha trovato il coraggio di denunciare e di far venire a galla la vicenda, tra il 2011 e il 2012 veniva costretta a partecipare a video-chat e a scambiare messaggi sessualmente espliciti con il maestro di karate e con altri uomini adulti che frequentavano la palestra, tra cui i due genitori di altri allievi.

Scopo della conversazione era quello di incontrarsi in palestra, quando questa era chiusa o negli orari in cui non c’era nessuno. E quando lei esitava – “Ci incontravamo contro la mia volontà“, ha raccontato agli inquirenti – loro, per convincerla, la esortavano con leggerezza: “Siamo tutti qui dai, ormai bisogna concludere qualcosa“. I rapporti avvenivano proprio “nel salone in cui facevamo karate”. L’indagine della Procura di Brescia è partita dalla denuncia di una delle vittime, ormai maggiorenne, che all’epoca dei primi incontri sessuali con l’uomo aveva solo 12 anni, e da quella dei genitori di un’altra ragazzina coinvolta nelle pratiche dell’istruttore, C.C., 43 anni, sposato. È stata proprio questa mamma a sfogarsi, ieri, con il quotidiano di via Solferino, perché la figlia minorenne era convinta che quello del titolare della palestra fosse un corteggiamento sincero. “Ci ha accusati di averla tradita, ci disse che i mostri eravamo noi, non lui”, ha raccontato la donna. C.C., in carcere da giovedì con le accuse di violenza sessuale di gruppo, prostituzione minorile, detenzione di materiale pedopornografico e atti sessuali con minori, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al gip Alessandra Di Fazio, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare. Dal pm Ambrogio Cassiani il 43enne è stato definito “incapace di contenere l’impulso sessuale“.