Da un lato la richiesta di dialogo arrivata dalle decine di migliaia di manifestanti che oggi, a Madrid e in altre città spagnole, sono scesi in piazza contro le tensioni tra il governo e la Catalogna. Dall’altro la freddezza del premier spagnolo Mariano Rajoy, che a El Paìs ha parlato così: “Il governo impedirà che qualsiasi dichiarazione di indipendenza possa concretizzarsi in qualcosa. La Spagna continuerà ad essere la Spagna e sarà così per molto tempo“. Il quotidiano spagnolo, in un’anticipazione dell’intervista che sarà pubblicata domani, riporta l’appello del premier ai catalani “moderati”, affinché si allontanino dagli “estremisti”, dai “radicali” e dalla “Cup”, partito di sinistra indipendentista.

Questo nel giorno in cui la capitale spagnola ha visto sventolare migliaia di bandiere gialle e rosse e ha sentito gridare slogan come “Viva la Spagna”, “Sono spagnolo” e “Con i golpisti non si dialoga”, mentre altri manifestanti hanno portato in piazza cartelli con la scritta “Parlem? Hablamos?” (“Parliamo?” in catalano e spagnolo). Secondo le autorità sono oltre 50mila i cittadini spagnoli che oggi, 7 ottobre, hanno manifestato a Madrid in Plaza Colon (piazza Cristoforo Colombo) e nella calle de Serrano in difesa dell’unità nazionale, della Costituzione e dello stato di diritto, mentre in altre città della Spagna, tra cui Valencia, i cittadini hanno sfilato per chiedere pace e dialogo in Catalogna e spingere i politici di dialogare e arrivare a una soluzione della crisi. A Barcellona 5.500 persone hanno preso parte al corteo in piazza Sant Jaume, per chiedere la mediazione tra la Generalitat catalana e il governo di Madrid in vista di una possibile dichiarazione unilaterale di indipendenza, prevista per lunedì 9 ottobre.

La manifestazione a Madrid – A convocare il corteo è stata la Fondazione per la difesa della nazione spagnola (Denaes), e tra quanti hanno partecipato c’è anche il vice segretario generale della comunicazione del Pp, Pablo Casado. Molti dimostranti, sia a Barcellona che a Madrid, portano magliette o camicie bianche, in segno di pace. Cortei analoghi a quello della capitale, segnala la stampa spagnola, sono in corso in tanti comuni della Spagna. Al suolo nella piazza madrilena è stata posta una bandiera della Spagna, mentre in sottofondo risuonava dagli altoparlanti la canzone Que viva Espana di Manolo Escobar. I partecipanti hanno esposto cartelli con la scritta Golpisti a fianco della foto del governatore catalano, Carles Puigdemont, del suo vice, Oriol Junqueras, del capo dei Mossos d’Esquadra, Josep Lluis Trapero. Nella zona è dispiegato un ampio dispositivo di polizia e sanitario, con varie ambulanze.

Centinaia di persone stanno manifestando a Valencia, vicino al municipio, per chiedere pace e dialogo in Catalogna e spingere i politici di dialogare e arrivare a una soluzione della crisi. La concentrazione rientra fra quelle convocate in tutto il Paese dal movimento spontaneo ‘Parlem?’, attraverso le reti social. I partecipanti sono vestiti di bianco e non hanno esposto alcuna bandiera, come chiesto nella convocazione. Hanno mostrato invece cartelli con scritte come ‘Se quelli sopra strillano, quelli in basso parlano’, e ‘Parliamo’.

Bruciati 20 miliardi in Borsa – È il conto pagato dalla Borsa di Madrid in una settimana di ‘indipendenza virtuale’ della Catalogna dalla Spagna, con 9 imprese che hanno deciso di lasciare la Regine di Barcellona o sono sul punto di farlo. Alla vigilia del referendum l’indice Ibex 35 era posizionato a 10.381 punti, dopo 7 giorni, tra alti e bassi, si trova in calo dell’1,88%, mentre l’intera capitalizzazione di Borsa è scesa da 1.050 a 1.030 miliardi. In rialzo anche il rendimento dei Bonos dall’1,59% del 29/9 all’1,69% di ieri, mentre lo spread sui Bund è salito da 113 a 123,9 punti. Ma il conto del referendum non si ferma qui. Sono 9 infatti le imprese che hanno annunciato il loro addio alla Catalogna, a partire da Banco Sabadell (-6,25% dal 29 settembre) e CaixaBank (-3,77%), pronte ad andare rispettivamente ad Alicante e a Valencia. Poi c’è Gas Natural (-2,29%), che ha deciso il trasloco a Madrid. In fuga anche la finanziaria Criteria Caixa, in procinto di trasferirsi a Palma di Maiorca, la casa vinicola Cordoniu, che ha solo minacciato l’addio a Barcellona, la fabbrica di cosmetici Naturhouse, che lascia per “motivi operativi”. Prossimi all’addio il tecnologico Service Point Solutions, il gruppo tessile Dogi International Fabrics ed il biotecnologico Oryzon Genomics.