“La retorica delle riforme è stato il tentativo fraudolento di dirottare l’indignazione sulle istituzioni per liberarsi dalle responsabilità proprie e per dotarsi di regole costituzionali protettive che avrebbero reso ancora più difficile di quanto già sia il contrasto ai mali della nostra Repubblica”. A dirlo è il già presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky nel corso del suo ricordo del giurista Stefano Rodotàscomparso tre mesi fa – in occasione di un convegno sul tema della legge elettorale dopo il voto del 4 dicembre 2016 a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche i costituzionalisti Alessandro Pace e Massimo Villone. Stefano Rodotà “ha denunciato tutto questo. Ciò che gli ha impedito di assurgere a cariche più importanti è la sua indisponibilità a partecipare ai circoli di coloro che si autodefiniscono non moralisti ma realisti. Ricordiamo il nostro amico e ci doliamo della sua scomparsa e del vuoto che ha lasciato”.