Il referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto? Il quesito scritto sulla scheda è come dire: ‘Viva la mamma. Sei d’accordo o no?’ Uno che ha tempo da perdere va a votare e scrive ‘sì’. Uno che ha altro da fare non ci va”. Così il leader di Mdp, Pierluigi Bersani, risponde al giornalista Massimo Bordin, in una intervista per Radio Radicale, sul referendum leghista previsto per la fine di ottobre. L’ex segretario Pd, nel sottolineare l’assenza di punti in comune tra il caso italiano e quello spagnolo, puntualizza: “Non confondiamo le tragedie con le farse, per l’amor di Dio. Le stesse cose chieste dalla Lega si possono ottenere oggi nel quadro normativo già vigente. E invece si vanno a spendere qualche milionata di euro per fare un po’ di cinema.

La vicenda della Catalogna e della Spagna è di rango ben diverso. Quando per mesi e anni non si trova una soluzione, si può anche arrivare a un problema senza soluzione – continua – Loro hanno, perbacco, una Costituzione che con i due terzi in Parlamento gli consente ogni flessibilità sull’assetto dello Stato. Lì si sono sommati gli errori di gente che vuole l’indipendenza e che, invece di farne crescere le ragioni in un quadro costituzionale, cerca la rottura, e di uno Stato che reagisce in modo così violento, aggressivo e inconsulto. C’è solo da sperare che nei prossimi giorni prevalga la razionalità, altrimenti la cosa è davvero seria”.

Bersani paventa più volte l’ingovernabilità come rischio serio per il Paese, a causa del distacco crescente tra politica e cittadini: “In un passato passaggio critico, che anche io ho vissuto, il M5S ha portato nei luoghi parlamentari buona parte di questo disagio. Ma ora anche i 5 Stelle registrano limiti di tipo democratico. Questo è un partito di centro che non riesce a fare il suo mestiere. E come partito di centro deve necessariamente parlare con gli altri. Anche loro rischiano di avere una disaffezione senza sbocchi credibili”.

Il leader di Mdp poi spiega il rapporto tra Giuliano Pisapia e il suo partito: “Il problema politico, sotto sotto, è trovare una chiave per fare una soggettività politica, una lista, una presenza che sia riassuntiva di diverse sensibilità. La discussione verte su questo, ma si è già chiarito che tutti noi ci riteniamo competitivi con il Pd, alternativi alla destra, votati a richiamare nel centrosinistra i milioni di elettori che se ne sono andati. Ora dobbiamo vedere come fare per costruire le gambe e l’organizzazione. Però da Gentiloni oggi siamo andati insieme, i lavori sono avanti”. Inevitabili le stoccate al Pd: “Continua ad appoggiarsi a posizioni centriste moderate e addirittura di destra.

Stanno facendo questo Rosatellum, che, secondo me, è un Verdicchium. Lo fanno con altri e pensano di indebolirci, usando tutti questi mezzucci. Ma sia chiaro che il giorno dopo noi ci rivolgeremo alle forze di centrosinistra, a partire dal Pd, anche se c’è Renzi, visto che non siamo noi a decidere il segretario. Poi gli chiederemo se sono davvero convinti che bisogna correggere le politiche sul lavoro, la scuola, la sanità, la progressività fiscale. Se loro non sono convinti, vadano dove li porta il cuore. Noi con la destra non ci andiamo. Punto”. E aggiunge: “Può esserci chi tra noi sente più l’esigenza di richiamare quelli che sono andati nel bosco e che non hanno molta voglia di tornare indietro. E lì ci vuole un richiamo un po’ forte”. “E secondo lei Massimo D’Alema si è addentrato un po’ troppo nel bosco?”, chiede Bordin. Bersani non nasconde la sua ilarità e risponde: “No, lui ha sempre la bussola. D’Alema è l’attaccapanni su cui tutti gli altri attaccano le tattiche avverse, ma non è che si possono nascondere i problemi e le titubanze sempre dietro D’Alema. Ma, ragazzi, lui è fatto così, è una personalità”