Qualche giorno fa a Montagnana, in provincia di Padova, il consiglio di amministrazione della scuola privata San Benedetto (allievi dalle elementari alle superiori), ha deciso di accogliere le richieste delle famiglie: in convitto verrà usata solo acqua in bottiglia, non dell’acquedotto, per timore di inquinamento da Pfas. Si tratta delle sostanze perfluoroalchiliche finite nelle falde del Veneto, che da Vicenza si sono diffuse nelle province limitrofe, creando da un paio d’anni uno stato di allerta generale. In provincia di Verona, intanto, due famiglie hanno chiesto di essere risarcite dall’azienda Miteni, che ha sede a Trissino (nel Vicentino) ed è ritenuta la principale responsabile dell’inquinamento. Un risarcimento non tanto per danni fisici, ma per l’ansia e l’angoscia di cui sono vittime i genitori per la salute dei loro figli, dopo gli esiti di indagini epidemiologiche preoccupanti. Una famiglia abita a Zinella e ha due bimbi di 4 e 7 anni, la seconda a Veronella, e ha una figlia di 11 anni.

Nella grande guerra del Pfas questi due ultimi episodi dimostrano quanto diffusa sia la preoccupazione per una fonte di inquinamento idrico che rimane in buona parte avvolta dal mistero. Ma ora è diventata anche una battaglia politica, sull’asse Venezia-Roma negli ultimi tempi alquanto bollente. Dopo l’affondo del governatore leghista Luca Zaia contro l’obbligo dei vaccini di alcune settimane fa, con una repentina e pubblica retromarcia, la giunta veneta si sta cimentando in un nuovo braccio di ferro con il ministero della Salute, che alza la tensione in vista del referendum separatista del 22 ottobre prossimo.

È un caso di rilevanza nazionale perché pone il problema dei livelli di controllo sugli inquinanti delle falde. Alcuni giorni fa Zaia aveva chiesto al Ministero di fissare un limite valido per tutte le regioni sulla percentuale di sostanze perfluoroalchiliche tollerabili nell’acqua. Da Roma è venuta una risposta negativa. E così Zaia ha annunciato per l’inizio della prossima settimana un provvedimento che in Veneto fisserà i “i livelli più bassi d’Europa”. Un atto d’accusa preciso al governo: “Ci dice che dobbiamo arrangiarci e fa finta di non vedere la realtà”.

Ovviamente sono andati istituzionalmente su tutte le furie sia il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che il suo collega dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che hanno mandato avanti il direttore generale della Prevenzione. Raniero Guerra si era detto “sorpreso che la Regione non abbia preso in considerazione il recentissimo decreto ministeriale del 14 giugno, richiamato nel parere sui Pfas, che il ministero della Salute ha emanato di concerto con il ministero dell’Ambiente con cui non esiste nessuna difformità di visione, assegnando alle strutture regionali e locali il compito di effettuare analisi di rischio e controlli sito-specifici per inquinanti da monitorare e con frequenza analitica, attraverso lo strumento innovativo dei Piani di sicurezza”. Anche perché in Veneto la situazione sarebbe più grave che altrove.

A Venezia si sostiene che la fissazione di un livello valido in tutta Italia eviterebbe contenziosi e ricorsi al Tar, basati sulla difformità di trattamento rispetto ad altre regioni. Nicola dell’Acqua, direttore generale dell’Arpav, nominato da Zaia coordinatore della Commissione “Ambiente e Salute” con competenze sui Pfas, ha dichiarato: “Dal 2013 la Regione Veneto è l’unica ad aver introdotto limiti per le acque potabili. Si doveva stabilire un’indicazione nazionale che sarebbe servita anche per far fronte ai ricorsi che le aziende ci stanno creando. Stiamo provando ad arginare il fenomeno, ma c’è un focolaio di inquinamento che non riusciamo capire dov’è”.

Da Roma rispondono che questo palleggio di responsabilità non si può accettare. Il ministro Galletti ha replicato: “Spetta alla Regione creare le condizioni di maggior tutela per il proprio territorio, armonizzandole alla legislazione europea e nazionale”. E dal governo è venuto l’annuncio di uno stanziamento di 80 milioni di euro per affrontare il problema Pfas. Ma l’assessore veneto Gianpaolo Bottacin replica: “L’unico aspetto assodato in questa vicenda è che noi ci siamo attivati e abbiamo imposto per le acque industriali gli stessi limiti previsti per le acque potabili. Non è vero che in Veneto c’è la situazione più grave”.

Zaia abbasserà i livelli, come ha annunciato, o sta solo brandendo un argomento polemico per rimarcare l’autonomia del Veneto? Intanto si è preso una dura reprimenda del Movimento 5 Stelle. “Zaia fa campagna elettorale sulla vita dei veneti. Avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento. Denunciammo la Regione in Procura per questo. È da tre anni che prima come consiglieri comunali e poi come consiglieri regionali chiediamo che i limiti tollerati della sostanza inquinante Pfas vengano abbassati in Veneto”.

I consiglieri M5S spiegano: “Lo abbiamo fatto con cinque esposi in varie Procure, per denunciare chi ha inquinato e chi, come Zaia e la sua Giunta, non ha fatto niente per limitare la presenza di Pfas nelle acque, pur avendone potere”. E ricordano di aver presentato al riguardo anche un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica e un ricorso al Tar. “Dopo tre anni Zaia cosa fa? Invece di abbassare effettivamente le soglie, lo annuncia a mezzo stampa. A ridosso del referendum autonomista e dopo la retromarcia sui vaccini, fa la voce grossa con Roma. Un atteggiamento vergognoso di una persona cinica che se ne frega della salute dei veneti, che però sono stanchi di sentire chiacchiere e di assistere a una campagna fatta sulla loro vita”.