La madre aveva un gruppo sanguigno raro e il suo sistema immunitario produceva pericolosi anticorpi contro il feto. Una storia a lieto fine grazie al lavoro della Banca del Sangue Raro e agli esperti del Policlinico di Milano che sono riusciti a rintracciare un donatore con un gruppo sanguigno compatibile, probabilmente l’unico in Italia. Con alcune trasfusioni direttamente in utero, i medici sono riusciti a salvare la vita alla bambina, che non avrà alcuna conseguenza da questa brutta avventura passata nella pancia di mamma.

Tutto è cominciato nei mesi scorsi, quando una donna di origini sudamericane si è rivolta alla Clinica Mangiagalli del Policlinico. In passato aveva avuto un aborto spontaneo. I primi esami mostrano subito che qualcosa non va: la donna è positiva al Test di Coombs indiretto, che viene utilizzato per capire se la madre ha sviluppato degli anticorpi che aggrediscono i globuli rossi del feto. Ma c’è pure un altro problema, la donna ha un tipo di sangue molto raro, il fenotipo Rh deleto. Si tratta di una condizione che varia molto in base alla popolazione, ma che comunque si verifica in meno dello 0,2-1% dei casi. “Questi anticorpi – spiega Maria Antonietta Villa del Centro Trasfusionale del Policlinico di Milano – si riscontrano in condizioni estremamente rare e possono causare aborti ricorrenti, grave malattia emolitica del feto e del neonato, e grave reazione trasfusionale negli individui che hanno questo fenotipo”. È stato rintracciata una persona che donava il sangue periodicamente all’Istituto nazionale tumori che è stata convocata con urgenza per chiedergli una donazione dedicata nel centro trasfusionale del Policlinico. Il donatore ha accettato immediatamente e così il prezioso sangue raro recuperato.

Alla 30esima settimana di gravidanza, e grazie alla donazione del sangue raro, vengono fatte due trasfusioni in utero. “Il feto, che inizialmente presentava grave anemia – commenta Laura Chiappa, direttore sanitario alla Fondazione Policlinico – ha avuto un grande beneficio dalle trasfusioni, con un marcato miglioramento delle sue condizioni”. Alla 35esima settimana la bimba viene fatta nascere con taglio cesareo: tutto si svolge per il meglio, “e fortunatamente né la piccola né la sua mamma hanno avuto bisogno di ulteriori trasfusioni. Ora sono entrambe a casa, stanno bene, e hanno come unica preoccupazione quella di fare qualche controllo periodico. Questo caso mostra che senza il supporto di una Banca del sangue raro e senza il prezioso contributo dei donatori di sangue, bambini come la piccola di Milano probabilmente non potrebbero nemmeno nascere”.