Non se la sono sentita Nicola Morra e Roberto Fico, ha fatto un passo indietro strategico perfino Alessandro Di Battista. La sfida di Luigi Di Maio per diventare candidato presidente del Consiglio M5s sarà, come previsto, una corsa senza avversari. La lista dei candidati alle primarie in rete è stata pubblicata dal blog di Beppe Grillo in serata e vede otto sfidanti e una sola sorpresa: la senatrice Elena Fattori. La vicepresidente della commissione Agricoltura ha deciso di scendere in campo, anche se di fatto ha poche chance di contendere l’investitura a quello che ormai sembra davvero il leader predestinato. Gli altri candidati sono volti innocui, più simbolici che altro, e che vengono tutti da esperienze amministrative locali: Vincenzo Cicchetti, classe ’61 e capogruppo in consiglio comunale a Riccione; Andrea Frallicciardi, 39 anni ed ex capogruppo nel comune di Figline Valdarno (Firenze); Domenico Ispirato, 54 anni, geometra candidato in circoscrizione a Verona nel 2012; Gianmarco Novi, consigliere comunale a Monza fino alle ultime elezioni e l’unico ad aver pubblicato un video di presentazione in cui propone la “moneta di Stato” e l'”antispecismo”; Nadia Piseddu, laureata in ingegneria aerospaziale e candidata sindaca a Vignola (Modena); Marco Zordan, 43 anni e assessore 5 Stelle a Sarego.

Ha lasciato stupiti in molti la decisione della Fattori. Al suo debutto in Parlamento più volte si era distinta tra le voci critiche, salvo poi tornare nell’ombra negli ultimi tempi. “Per candidarsi ci vuole sempre coraggio, cuore, passione, grande impegno”, ha scritto su Facebook motivando la sua decisione. “Io ho voluto metterci la faccia, come hanno fatto Di Maio e gli altri. Chi è nel Movimento 5 stelle non usa queste votazioni per ‘pesarsi’ e organizzarsi in correnti interne, come fanno gli altri partiti. Semplicemente chi se l’è sentita lo ha fatto”.

La vera notizia è che le voci critiche e che nei mesi scorsi avevano lasciato intendere di volersi candidare, vedi Fico e Morra, oggi hanno deciso di non farlo. La paura, tra l’altro ben fondata, era di trovarsi a un massacro pubblico: perdere malamente dietro il candidato Di Maio e poi essere isolati fino alle prossime elezioni. L’assenza però di una vera competizione e la decisione di pubblicare le regole per le candidature a ridosso del voto (solo tre giorni prima) hanno creato molte polemiche. Nel pomeriggio, mentre si aspettavano comunicazioni ufficiali dal blog, è stato lo scrittore Roberto Saviano a lanciare la provocazione: “Mi candido io”, ha scritto su Facebook, “così li tolgo dal patetico impaccio“. I 5 stelle si sono difesi poche ore dopo con un lungo articolo: “I giornali”, hanno scritto, “volevano delle primarie fiction, noi gli abbiamo dato la realtà. Questo fa il M5s: dare l’opportunità a chiunque di farsi Stato ed occuparsi della cosa pubblica. E’ il principio base della democrazia diretta. Le primarie del Pd servono a pesarsi e poi a riposizionarsi dentro al partito e nelle correnti. E’ una fiction, ma contenti loro. Da noi questo non esiste, nessuno deve pesarsi, nessuno deve spartirsi quote di potere, questa mentalità non ci appartiene”. Nessun commento dai vertici: Grillo è sceso a Roma e per tutta la mattina è rimasto all’hotel Forum senza ricevere nessuno. Nel pomeriggio ha calato delle lenzuola dalla finestra, scherzando sul fatto di essere prigioniero dei giornalisti.

Anche Di Maio ha deciso di non rilasciare commenti nel merito: “Io della questione”, ha detto mentre è ancora impegnato nel tour elettorale a Catania, “ne parlo solo a Italia 5 Stelle, per ora sono impegnato in Sicilia per sostenere Giancarlo Cancelleri a governatore”. Il primo a rivelare di non essere in corsa era stato proprio Di Battista: “Io non mi candido”, si leggeva in un post su Facebook. “Le ragioni le spiegherò durante il mio intervento sabato prossimo a Rimini”, ha detto rilanciando l’evento del prossimo weekend. Proprio il deputato, intervistato da Peter Gomez alla Festa del Fatto Quotidiano, non aveva escluso di poter correre per le primarie online. “Tra poco si inizierà a votare e invito alla massima partecipazione“, ha scritto oggi. “A colui che sarà candidato faccio un grande in bocca al lupo ricordandogli che avrà un compito meraviglioso: quello di portare avanti il programma votato da migliaia di iscritti. Ringrazio tutte le persone che in queste ore mi hanno scritto chiedendomi di candidarmi. È meraviglioso avere tutto questo sostegno. Allo stesso tempo sono sicuro che la mia scelta sia quella giusta”.

Dentro il Movimento c’era grande attesa per vedere quali tra i parlamentari avrebbero deciso di sfidare Di Maio. Innanzitutto ci si attendeva il passo in avanti del deputato Roberto Fico. Considerato ormai un punto di riferimento per una parte dei grillini critici in Parlamento e fuori, è stato quello che più volte ha espresso la sua divergenza di opinioni nei confronti della linea Di Maio. In tanti, anche tra i vertici, auspicavano che si facesse avanti per evitare di trovarsi con una sfida a senso unico. Fico ha rinunciato proprio per evitare di essere visto come il dissidente e per non rischiare di schiantarsi in una competizione data già per persa. L’altro volto che in tanti si attendevano di vedere in corsa era Nicola Morra. Il senatore, anche se ha sempre evitato accuratamente di esporre troppo le sue contestazioni, è critico su molte delle scelte che vengono fatte dai vertici. Quello che non digerisce una parte dei parlamentari, è la decisione di aver puntato fin dall’inizio solo e soltanto su Di Maio senza aver incentivato un dibattito interno di qualsiasi tipo. Ha smentito di essere in corsa anche Mattia Calise: ex consigliere comunale a Milano, da tempo dato come nome papabile per le prossime elezioni per il Parlamento. “Giusto per essere chiari”, ha scritto su Facebook, “questa mattina alcuni giornali hanno tirato in ballo il mio nome come possibile candidato a premier/al parlamento per il M5s. Entrambe le notizie sono false e prive di fondamento. Ho scelto di non candidarmi più di un anno fa e bastava una chiamata per evitare di scrivere una balla sui giornali. Ringrazio allo stesso tempo i giornalisti che prima di scrivere hanno alzato il telefono per verificare”.

Un altro dei punti che più ha lasciato perplessità riguarda il fatto che, stando alle regole pubblicate dal blog, il nuovo leader sarà anche considerato “capo politico”. “E’ naturale lo prevede anche la legge”, ha dichiarato la deputata e futura candidata per il Lazio Roberta Lombardi, “ieri era Beppe, oggi il futuro candidato premier, domani potrai essere anche tu. Questa è la forza del Movimento. C’è un riferimento di legge alla figura del capo politico relativo al deposito delle liste. Eravamo obbligati…”. La Lombardi ha anche detto che il fatto che ci sia una solo candidato non è un problema: “L’importante è che ci siano delle persone che si mettono a disposizione per il progetto. Che siano uno o di più non è importante”. Ma lei lo voterà? “Io non posso influenzare il voto”, ha chiuso.