Ad aprile aveva mostrato al mondo come era Saturno da vicino. Oggi per Cassini è l’ultimo giorno di “lavoro”. L’addio della sonda di Nasa, Esa e Asi potrebbe di essere spettacolare: a 20 anni dal suo lancio e a 13 anni dalle sue incredibili corse fra le lune e gli splendidi anelli di Saturno, poco prima delle 14 si tufferà nell’atmosfera del pianeta, distruggendosi. La manovra viene seguita in diretta dalle tre agenzie spaziali e dall’Italia è previsto l’evento organizzato presso l’Asi, che prevede collegamenti con il centro di controllo della missione presso il Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa e con il Sardinia Radio Telescope (Srt) che sarà in ascolto degli ultimi segnali della sonda.

Il tuffo di Cassini nell’atmosfera di Saturno, che porterà alla distruzione della sonda, è una manovra voluta e decisa proprio in virtù delle eccezionali scoperte fatte dalla missione, che ha inviato sulla Terra le immagini dei monti e dei fiumi di idrocarburi della più grande luna di Saturno, Titano, e i dati che indicano che i ghiacci di un’altra luna, Encelado, nascondono un oceano che potrebbe ospitare la vita. Distruggere la sonda significa, quindi, evitare che un’eventuale collisione possa distruggere l’ambiente di questi mondi, compromettendo future scoperte.
Dopo aver percorso 294 orbite in 13 anni intorno al pianeta degli anelli si lancerà tufferà alla velocità di circa 113.000 chilometri orari, circa 10 gradi a Nord dell’equatore di Saturno. Non sarà un addio silenzioso perché anche nei primissimi istanti della discesa e fino all’ultimo momento continuerà a inviare a Terra nuovi dati, da aggiungere a quelli raccolti negli ultimi mesi, tuffandosi tra un anello e l’altro, e che ancora per molto tempo terranno occupati ricercatori di tutto il mondo.