“A Roma ci sono circa 200mila case vuote: il Governo studi misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti”. Virginia Raggi, in un lungo post su Facebook, apre un nuovo fronte sul tema dell’emergenza abitativa e torna a incalzare Palazzo Chigi. Dopo le polemiche sulla gestione dello sgombero del palazzo occupato a via Curtatone e sulla ricollocazione dei rifugiati politici eritrei che lo abitavano abusivamente da 4 anni, la sindaca di Roma pone l’attenzione sul fronte dell’emergenza abitativa, sulla scorta di quanto dichiarato dall’assessore capitolino ai Servizi Sociali, Laura Baldassarre, secondo la quale “il problema va affrontato allo stesso modo per migranti e cittadini italiani”.

CASE INVENDUTE ESENTI DA IMU
Ad oggi, secondo l’inquilina del Campidoglio, le abitazioni disabitate sono di ben 20 volte superiori al numero delle famiglie iscritte nelle liste d’attesa per la casa popolare (circa 10.000, in fila anche da 17 anni). Un numero in realtà contestato dall’Unione Inquilini. Il segretario regionale Guido Lanciano, infatti, dice che “sono a dir tanto 40mila, a meno che non si vadano a contare anche gli affitti in nero”. Il tema comunque resta: perché queste case non vengono affittate? Una parte, appartengono alla categoria “case invendute”, fenomeno che riguarda da vicino la Capitale. Negli anni Duemila, infatti, c’è stata una forte espansione della città, specie verso est, un periodo in cui i grandi gruppi edilizi hanno realizzato molti nuovi quartieri, nuove aree urbane che nel suo intervento Raggi definisce “fantasma”: il motivo è che molti appartamenti – se non interi edifici – sono rimasti spesso invenduti, spesso a causa della crisi e delle difficoltà delle giovani coppie a ottenere i mutui. In questi ultimi anni, i governi che si sono succeduti hanno via via varato sconti nei confronti dei costruttori che si sono ritrovati questi immobili sul groppone, fino ad arrivare alla Legge di stabilità 2016 che ne ha prodotto addirittura la totale esenzione Imu. È per questo che, secondo la sindaca “il Governo dovrebbe studiare misure urgenti per disincentivare il fenomeno degli immobili sfitti o invenduti”, in quanto “è uno scandalo a cui bisogna porre rimedio, un’offesa a chi non ha un tetto ed è costretto a vivere da anni in condizioni di disagio”.

LA RIMESSA A NUOVO DELLE EX CASERME
C’è poi il tema che riguarda gli edifici demaniali, soprattutto gli edifici pubblici e le caserme. Nelle linee guida sull’emergenza abitativa, ultimo atto dell’ex assessore Andrea Mazzillo, è previsto anche il recupero di questi edifici ormai inutilizzati. Anche qui, arriva l’appello a Palazzo Chigi: “Il Governo – si legge nel post – ha a sua disposizione un immenso patrimonio che potrebbe mettere a disposizione dei Comuni per superare l’emergenza abitativa: basterebbe potenziare l’attuazione del federalismo demaniale e assegnare alle amministrazioni locali le caserme e i forti; e, beninteso, le relative risorse per riqualificarli e renderli disponibili per darli alle famiglie”. Con la Regione Lazio, invece, “abbiamo già avviato un dialogo per modificare le condizioni per utilizzare i 30 milioni di euro previsti da una recente delibera. Questi stanziamenti vanno resi realmente utilizzabili: il vincolo di destinarne una percentuale agli occupanti abusivi non ci convince”, così come era previsto anche dalla delibera 50/2016 firmata dall’ex commissario straordinario del Campidoglio, Francesco Paolo Tronca.

ENTRO DICEMBRE IL PIANO OPERATIVO
Quelle proposte dall’ex assessore Mazzillo, come detto, erano “linee guida”. Ma la sindaca conferma che l’amministrazione capitolina sta lavorando. “”Abbiamo tracciato – spiega ancora – un percorso: stiamo effettuando la ricognizione di tutti gli immobili del patrimonio di Roma Capitale e dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata. Vogliamo destinarli a nuclei familiari in condizioni di fragilità all’interno del nuovo Servizio di assistenza e sostegno socio alloggiativo temporaneo (Sassat). Entro il 31 ottobre termineremo il censimento e avvieremo le attività di stima economica per gli interventi di manutenzione necessari a renderli abitabili”. Per il 31 dicembre, invece, è atteso il “Piano di azione per superare il disagio abitativo”, il cui obiettivo è “potenziare lo scorrimento delle graduatorie di chi ha diritto a un alloggio di Edilizia residenziale pubblica (Erp)” attraverso la chiusura definitiva dei costosissimi residence.