Per l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) non c’erano pericoli di terremoto a Ischia. Venti giorni fa a Quark, la prestigiosa trasmissione di divulgazione scientifica di Piero Angela, la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, la professoressa Francesca Bianco, cioè la responsabile al più alto livello del monitoraggio sismico in quella zona, ha sostenuto con grande sicurezza che “la sismicità a Ischia è estremamente rara“. E per risultare ancora più convincente è entrata nel dettaglio precisando che si sono registrati appena “quattro microterremoti negli ultimi due anni”. E poi ancora, forse per evitare ogni fraintendimento, ha specificato che lo “studio delle acque ci racconta un sistema idrotermale in assoluta calma“.

Sono affermazioni sorprendenti che sembrano ignorare del tutto la realtà e i disastrosi precedenti storici: almeno 12 sismi censiti dalla letteratura scientifica, il primo nel 1228, per arrivare a quello più grave in assoluto di Casamicciola del 28 luglio di 133 anni fa, 2.313 morti, per finire al sisma più recente del 2008 e alle scosse di settembre 2016. Sentita di nuovo dal fattoquotidiano.it, la professoressa Bianco nega di aver sottostimato in televisione il rischio di terremoti nell’isola campana e dice di essersi attenuta soltanto alla descrizione dei dati in suo possesso. “L’intervista a Quark – spiega – è stata registrata ad aprile e in quel momento risultava che negli ultimi anni i microterremoti erano stati pochi. Riportare i dati del monitoraggio che erano in mio possesso non equivale a sottostimare il rischio sismico”. Fatto sta che ad appena quattro mesi di distanza il sisma c’è stato e di proporzioni gravi.

Negli ultimi tempi l’Osservatorio vesuviano si è fatto coinvolgere in un progetto per la costruzione di una centrale geotermica ad Ischia, un’iniziativa molto contestata a livello locale e da una parte della comunità scientifica nazionale che considera l’idea estremamente pericolosa perché inserita in un contesto ad alta rischiosità vulcanica e sismologica. La storia è stata raccontata dal fattoquotidiano.it alla fine dell’anno passato. Si tratta di questo: la società Ischia geotermia Srl ha presentato un progetto per la costruzione di una centrale geotermica a Serrara Fontana un “impianto di produzione di energia elettrica alimentato dal liquido geotermico estratto da due pozzi di produzione e reiniettato nel sottosuolo in un altro pozzo”. Per dare una solida base scientifica all’affare, Ischia geotermia si è rivolta all’Istituto nazionale di geofisica di Napoli stipulando il 3 agosto 2016 una convenzione del valore di 30 mila euro. L’Ingv ha messo a disposizione tre ricercatori pagati peraltro non con fondi propri, ma attinti da quelli della Protezione civile. L’anomalia fu evidenziata alcuni mesi fa al presidente Ingv, Carlo Doglioni, da un’altra ricercatrice dell’istituto, Claudia Troise che in una lettera sottolineò i rischi derivanti “dall’assenza di una procedura di validazione da parte dell’Ente di risultati che saranno poi inevitabilmente utilizzati per giustificare determinate attività a scopo industriale”. Forse è anche per questi motivi che da mesi la Guardia di finanza sta spulciando carte e documenti negli uffici dell’Ingv di Napoli.

Il geologo Franco Ortolani che studia i fenomeni sismici da molti anni, compreso il terremoto dell’Irpinia, ha usato parole molto critiche nei confronti del progetto della centrale a Ischia: “L’area interessata al progetto è già notoriamente sismica naturalmente. La reiniezione di fluidi estratti (cioè proprio la tecnica prevista per la centrale in questione, ndr) può causare sismicità indotta”. Ortolani ha ricordato che “un terremoto di magnitudo 2,3 nel 2008 con ipocentro a poche centinaia di metri dalla zona che sarebbe interessata alla reiniezione di fluidi in pressione, ha determinato effetti fino al quinto grado della scala Mercalli in una vasta area di Forio”, che è uno dei comuni dell’isola.

LA PUNTATA DI QUARK (INTERVISTA DA 1H’05’50”)