Il presidente americano Donald Trump ha respinto la proposta di un colloquio telefonico con il presidente venezuelano Nicolas Maduro, affermando che non parlerà con lui fino a quando “la democrazia non sarà stata restaurata” a Caracas. Dove pochi giorni fa si è insediata la nuova Costituente volta da Maduro, il quale, ha reso noto la Casa Bianca in un comunicato, ha ignorato gli appelli di Washington sul rispetto della costituzione venezuelana, sull’organizzazione di elezioni libere ed eque, sul rilascio dei prigionieri politici, sulla fine delle violazioni dei diritti umani. “Maduro ha invece scelto la strada della dittatura”. Di conseguenza gli Stati Uniti non escludono una “opzione militare” per risolvere la crisi, ha rivelato Trump dopo un incontro con il Segretario di Stato, Rex Tillerson, il consigliere per la sicurezza nazionale, H. R. McMaster, e l’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley.

Trump ha spiegato che il Venezuela è impantanato in un “pasticcio molto pericoloso” e che “abbiamo molte opzioni”. Da Caracas è arrivata la risposta del ministro della Difesa del paese sudamericano, Vladimir Padrino, che ha definito la minaccia di intervento militare una “follia”, “un atto di estremismo supremo” e ha sostenuto che “c’è un’élite estremista che governa gli Stati Uniti”. “Come soldato – aggiunge – sono sicuro che saremo tutti in prima linea a difendere gli interessi e la sovranità di questo caro Venezuela”. Secondo il ministro delle comunicazioni Ernesto Villegas si tratta “di una minaccia senza precedenti alla sovranità nazionale”.

Il Pentagono ha fatto sapere di non avere ricevuto alcuna indicazione relativa a operazioni militari in Venezuela dopo le parole di Trump. “Non abbiamo avuto ordini”, ha assicurato il portavoce Eric Pahon. Il senatore del Nebraska Ben Sasse, membro della commissione Servizi armati del Senato, ha criticato la posizione del presidente. “Il Congresso ovviamente non autorizza la guerra in Venezuela”, ha dichiarato. “Nicolas Maduro è un essere umano orribile, ma il Congresso non ha votato per versare il sangue dei nostri cittadini in base a chi l’esecutivo decide di aggredire oggi”.