Dopo che il governo ha varato il suo codice di comportamento per le Ong che vogliono operare nel Mediterraneo in soccorso dei migranti in mano agli scafisti, si è aperto un dibattito sulla giustezza delle misure prese dal ministro degli Interni, che ha coinvolto figure di primo piano anche nel mondo della cultura. Gli operatori privati hanno il dovere morale di spingersi oltre il confine stabilito dalla legge? Oppure devono attenersi alle disposizioni impartite dal governo per non correre il rischio di favorire e incentivare, direttamente o indirettamente, i mercanti di vite umane? Lo scrittore Erri De Luca e il filosofo Massimo Cacciari hanno risposto alle domande del Fatto Quotidiano in edicola l’8 agosto.

ERRI DE LUCA: “IL CODICE? VOGLIONO BLOCCARE CHI SALVA LE PERSONE” (di Andrea Managò)
Battitore libero, voce critica da sinistra, in passato impegnato come volontario a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra, Erri De Luca ha pochi dubbi sulla causa da sposare parlando di migranti e del codice per le ong che operano in mare. “Sostengo chi già aiuta il passaggio oltre confine di viaggiatori bloccati, che vogliono giustamente andare altrove”, il suo esordio nella nostra conversazione. Sembra di rileggere i versi della sua poesia Sola andata, in cui De Luca aveva scritto: “La terraferma Italia è terra chiusa, li lasciamo annegare per negare”. Lo raggiungiamo mentre si trova all’estero ed è un dialogo tutto incentrato sulle regole, le stesse che più di una volta lo scrittore nella sua vita ha invitato a disobbedire, per capire fino a che punto l’intransigenza ideologica possa fornire o meno una sponda a chi lucra sulla disperazione di chi fugge verso l’Europa da conflitti, miseria e terrorismo. Ma la sua presa di posizione è netta, segue quella di pochi giorni fa quando, intervistato a In Onda su La7, aveva sostenuto: “Se fossi uno di frontiera farei questo servizio di accompagnamento, incito a commettere questo crimine”.

Questo approccio non rischia di facilitare involontariamente il compito a chi lucra sulla disperazione dei migranti?
Chi è che lucra sui migranti? Chi li costringe a servirsi di trafficanti: i governi che hanno reso il corpo umano la merce più redditizia da trasportare. Aiuterei chi mi chiede aiuto per il semplice principio che farei a un altro quello che vorrei fosse fatto a me in caso di necessità.

Quindi quella che alcuni chiamano ‘intransigenza umanitaria’ secondo lei giustifica anche la possibilità che per salvare vite umane si venga meno alle regole che lo Stato fissa per tentare di governare i flussi?
Dice regole per governare i flussi? Come i respingimenti in mare, che erano illegali. Oppure come incriminare i pescatori di Lampedusa e poi sequestrare la barca per aver salvato naufraghi? Sono regole che sono state firmate in passato dal nostro Parlamento: erano infami e si doveva disobbedire. Oggi facciamo rientrare nelle regole anche un codice inventato da un ministro che, intanto, regala soldi alla guardia costiera libica che è gestita dai trafficanti.

Rimaniamo sul tema delle regole. Cosa ne pensa del codice di condotta per le Ong che operano in mare appena varato dal Viminale? Chi non lo sottoscrive fa bene o sbaglia?
Io sto con Medici senza frontiere e con le altre navi che non subiscono l’imposizione. Guardiamole queste regole. Una imposizione di armi a bordo di chi svolge opere di pace e di soccorso? Sono divieti vari che hanno lo scopo di ostacolare i salvataggi.

L’Italia viene spesso lasciata sola nella gestione dei flussi migratori, il governo dovrebbe chiedere maggiori risorse ai partner Ue per l’accoglienza? Gli altri Stati europei non si fanno abbastanza carico del problema?
L’Italia deve sospendere il trattato di Dublino insieme agli altri Stati di frontiera. Invece siamo al delirio di intervenire in Libia, senza mandato e copertura internazionale, esponendo i nostri soldati a una reazione militare. Delirio è allargare i confini di Europa fino al Fezzan, il confine sud-occidentale del deserto libico.

La sinistra italiana fatica a trovare un approccio credibile alla questione migranti. Sembra oscillare tra la rincorsa di un vocabolario o soluzioni di destra e un approccio forse troppo ideologico.
La sinistra italiana evapora di fronte a ogni questione seria. Da noi ancora non esiste una sinistra italiana.

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MASSIMO CACCIARI: “FIRMINO L’INTESA, L’OBIETTIVO E’ EVITARE TRAGEDIE” (di Gianluca Roselli)
“Le ong che operano nel Mediterraneo farebbero bene ad accettare il codice voluto dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. Non dovrebbero impuntarsi ideologicamente sugli uomini armati a bordo delle navi, perché questo alimenta un dibattito surreale e ipocrita che distoglie dal vero obiettivo: salvare il più alto numero di vite”. Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia e uomo di sinistra, prova a guardare oltre la scelta di organizzazioni, come Medici Senza Frontiere, di non sottoscrivere il codice Minniti. “Io lo accetterei, ma sostenere che chi non lo condivide sta dalla parte degli scafisti è inaccettabile”.

Professore, Ernesto Galli della Loggia scrive che le Ong devono scegliere tra l’Italia e gli scafisti.
Mi sembra un dibattito meschino e fuorviante. Parto da un assunto: nel Mediterraneo negli ultimi anni sono morte centinaia di migliaia di persone, tra cui donne e bambini. Una tragedia inaccettabile. Io ho visto questo. Se poi ci sono alcune ong in combutta con gli scafisti mi pare un fenomeno marginale rispetto al dramma umanitario cui assistiamo.

Esistono denunce da parte di magistrati, in certi casi ci sono anche immagini.
Queste situazioni saranno valutate dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Davanti a tragedie come queste possono esserci mascalzoni di qualunque parte che sfruttano la situazione cercando di arricchirsi. Ma la premessa è che in mare ci sono centinaia di persone che muoiono o rischiano di morire. Cerchiamo di non cadere nella più perfetta barbarie.

Secondo lei le regole imposte dal governo italiano sono giuste?
Il governo faccia salire chi vuole a bordo delle navi delle ong. Se questo serve a evitare situazioni ambigue, mandiamo a bordo magistrati e poliziotti armati. Se le Ong s’impuntano su questo forniscono l’alibi a una discussione inutile. Non è questo il problema. Quello che m’interessa è che si salvino il maggior numero di vite umane. Ho però il sospetto che qualcuno, in Italia, voglia rendere più difficili le operazioni di salvataggio. Mi viene il dubbio che tutte queste parole servano a coprire l’intento di far arrivare meno migranti possibile.

È un’accusa al governo Gentiloni?
Più un monito alla sinistra. L’immigrazione è un tema delicatissimo su cui si giocherà parte della prossima campagna elettorale. Le politiche anti migranti portano voti alla destra. Se la sinistra insegue Salvini su questo terreno si snatura e il suo popolo non la seguirà più. Inoltre, volendo abbassarsi al livello dei populisti, tra l’originale e la copia la gente sceglie sempre l’originale. Il governo Gentiloni poi sta facendo quello che può. Il vero colpevole è l’Europa.

Totalmente assente?
L’Europa non c’è sull’immigrazione e su tanti altri settori, come la politica industriale. Se a Bruxelles e Strasburgo non si occupano di queste cose, di cosa dovrebbero occuparsi? Sulle coste libiche non dovrebbero andare le nostre navi, ma un vero contingente europeo. E invece ci andiamo da soli, senza l’aiuto di nessuno, nemmeno da chi dovrebbe.

Ovvero?
La Francia, che sulla Libia dal 2011 combina solo disastri: Macron in questo sembra il degno erede di Sarkozy. Agisce, anche a livello diplomatico, e poi se ne tira fuori, lasciandoci soli a gestire la situazione.

Torniamo alle Ong. Alcune sembrano aver tenuto comportamenti ambigui, borderline.
Non dobbiamo perdere di vista l’aspetto più importante. Le ong stanno lì perché nessun Paese è in grado realizzare così tante operazioni di salvataggio, suppliscono un vuoto dell’Europa e anche dell’Italia. Gettargli la croce addosso è sbagliato, è il segno di un imbarbarimento generale di fronte a una tragedia umanitaria.