I lavori parlamentari arrivano ai supplementari, ma i vitalizi restano al centro del campo da gioco. Dopo che il Senato ha bocciato la proposta del M5s di procedere d’urgenza sulla proposta di legge sulle pensioni dei parlamentari firmata da Matteo Richetti (Pd), alla Camera i Cinquestelle c’hanno riprovato attraverso un’altra strada: un ordine del giorno al bilancio consuntivo di Montecitorio. Una via definita inammissibile dalla presidente Laura Boldrini. Ma il tema è tale che si è arrivati allo scontro frontale tra la presidente e i grillini, soprattutto in materia di regolamento. Per oltre mezz’ora, infatti, il ping pong tra il gruppo M5s e la Boldrini è rimbalzata su chi rispettava di più il regolamento, su chi si sentiva menomato nei diritti di espressione (i deputati) e chi li redarguiva richiamandoli alle regole (la presidente). Una discussione che è culminata a un certo punto con l’espulsione di Alessandro Di Battista – la motivazione è che continuava a parlare dopo tre richiami all’ordine nonostante non avesse più la parola – e l’uscita dell’intero gruppo dall’emiciclo. Il M5s, ha spiegato il capogruppo Simone Valente, “non parteciperà a questa ennesima farsa”. A quel punto tutti gli ordini del giorno – ancora una volta da regolamento – sono stati dichiarati decaduti.

Tutto è cominciato quando la presidente della Camera ha dichiarato inammissibili alcuni ordini del giorno alla discussione sul bilancio. Uno, per esempio, prevedeva l’assunzione dei precari che lavorano per i gruppi parlamentari in capo alla Camera. Con altri due, firmati da Luigi Di Maio, si chiedeva invece che Montecitorio mettesse nell’approvazione del consuntivo il taglio dei vitalizi agli ex deputati. Tutti respinti, appunto, dalla Boldrini. In particolare sulle pensioni dei parlamentari la presidente ha spiegato che a termini di regolamento l’Aula ha votato la proposta di legge Richetti che ora è incardinata al Senato e che non si possono utilizzare due strumenti legislativi diversi (cioè la pdl Richetti da una parte e l’ordine del giorno all’interno del bilancio della Camera) per lo stesso argomento. Punto di vista che ha trovato naturalmente l’opposizione dei Cinquestelle, ma anche della Lega Nord, con Davide Caparini. Riccardo Fraccaro, M5s, è stato il primo a intervenire chiedendo alla Boldrini di ripensarci in modo da “non essere ricordata come la presidente più faziosa”. A ruota è intervenuto proprio Di Maio, firmatario degli odg: “Si sta vietando di parlare di vitalizi perché abbiamo votato il testo Richetti. E per cosa? Per l’economia dei lavori? Quando invece abbiamo discusso per la maggior parte in questa legislatura atti d’indirizzo che all’80 per cento non sono stati mai recepiti dal governo”. La Boldrini ha ribadito la sua posizione: due percorsi normativi in materia di taglio ai vitalizi non sono possibili, al Senato è già stata incardinata la legge Richetti e sarà discussa lì. “Una scelta di raziocinio” ha aggiunto la presidente della Camera, che non ha risparmiato una replica a Fraccaro invitandolo a evitare “valutazioni su come sarò ricordata”.

E’ qui che tutto frana. Chiede la parola Di Battista e lo fa col regolamento della Camera in mano, citando “l’articolo 8 e seguenti”. Si tratta della valutazione rispetto alla gestione dell’Aula da parte della presidenza. In realtà si arriva presto al tema vitalizi: “Cosa ne sa che verrà approvata al Senato? E che non sarà modificata, non sarà annacquata? Lei si può prendere questa responsabilità?”. Così da un intervento sul regolamento si è trasformato in uno nel merito e da qui sono iniziati i richiami della presidente della Camera. “Lei non può parlare adesso. La smetta, la smetta. Il suo non era un richiamo al regolamento, si attenga alle regole. La smetta, lei ha già parlato”. Ma Di Battista ha continuato a gridare dal proprio banco pur non avendo la parola e così è arrivato un primo richiamo all’ordine, il secondo e dopo altri scambi a distanza anche il terzo. A quel punto Di Battista è stato espulso.

Così la discussione è virata sulla difesa di Di Battista. “E’ un nostro diritto discutere di come lei gestisce l’Aula – ha rivendicato Francesco D’Uva – Lei invece ha deciso di cacciare il collega. E’ questo il modo di gestire l’Aula? Per noi è inaccettabile e quindi le chiedo di riammetterlo ai lavori”. La Boldrini non cambia idea e ribadisce: “L’intervento del deputato – ha spiegato – non era pertinente e i toni inaccettabili“. Spiegazione che non ha convinto un altro grillino, Alfonso Bonafede:  “Il tono lo può giudicare la maestra a scuola, ma non la presidente della Camera rispetto a deputati eletti democraticamente dal popolo italiano. Lei non può dire che Alessandro Di Battista doveva essere buttato fuori, perché aveva un tono sbagliato, perché lei non è né la mamma, né la maestra di Di Battista e, quindi, la invito, Presidente a scusarsi per quella motivazione che ha dato”. I toni si sono ulteriormente inaciditi perché a Bonafede è scappata una frase, definendo la Boldrini “presidente della Camera non si comprende in base a quale dinamiche”. “Ma lei come si permette? – ha ribattuto – Sono stata votata. Questo è irrispettoso della presidenza: se non si rende conto che offende è un problema serio”. Mentre l’Aula assisteva allo scambio tennistico tra la presidenza e i banchi M5s, la Boldrini ha aggiunto: “Capisco che è difficile osservare le regole ma le regole anche qua vanno rispettate”. Ma Valente, il capogruppo, ha insistito sia sugli ordini del giorno sia sulla riammissione di Di Battista alla seduta. Ma su entrambi la presidente della Camera è andata a dritto: “Capisco che sia difficile rispettare le regole, ma io sono qui per questo, non perché gestisco le cose come voglio io” ha ripetuto.

La discussione sembra finita, le decisioni prese. E invece è al momento dell’illustrazione degli ordini del giorno ammessi alla discussione che Valente chiede di nuovo la parola annunciando che l’intero gruppo abbandonerà i lavori per non partecipare “a questa ennesima farsa”. I vitalizi, ha ribadito, “nel 2017 non hanno ragione di esistere”. Così senza i firmatari in Aula gli ordini del giorno dei Cinquestelle sono stati dichiarati decaduti, tutti tranne quello di Tiziana Ciprini che – su impulso di un’inchiesta di FqMillennium – chiedeva di introdurre i canti antidroga a Montecitorio: è stato respinto. I deputati grillini escono, dal Pd e dall’ex Rizzetto (ora Fdi) ironizzano: “Anticipano le ferie”.