Erano ovunque. Sotto le mattonelle dei corridoi, poggiati sul davanzale esterno di una finestra con le grate e persino in bagno. I detenuti del carcere minorile di Airola (Benevento) li tiravano fuori, scattavano i selfie direttamente dalle loro celle e, come se nulla fosse, le pubblicavano sul profilo Facebook di uno di loro, ma anche su un profilo creato ad hoc dagli stessi detenuti, ‘Airola livee’, utilizzato fino a pochi giorni fa e poi cancellato. Tutto possibile grazie a schede sim comprate su un sito internet, quindi in completo anonimato, ma anche – come denunciato dal Sappe, il Sindacato autonomo Polizia penitenziaria – a causa delle falle di un sistema di sicurezza carente. Le conseguenze si erano già viste. Ad esempio a settembre scorso, quando proprio nel carcere di Airola per diverse ore i clan guidarono una rivolta che terminò con un bilancio di due agenti feriti e danni per 30mila. Tra i protagonisti anche il baby killer intervistato nel docufilm di Michele Santoro Robinù. “Una ventina di giorni fa avevamo già segnalato quel profilo social con le foto dei detenuti – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it Donato Capece, segretario generale del Sappe – ma nessuna misura è stata presa se quei ragazzi hanno continuato a utilizzare cellulari, poi sequestrati dagli agenti nel corso delle perquisizioni”. Una vicenda che ha avuto un’enorme eco mediatica e ha spinto il ministro della Giustizia Andrea Orlando ad intervenire, revocando l’incarico all’attuale direttore della struttura.

SELFIE DALLE CELLE – I cellulari sono stati ritrovati nelle scorse settimane e fino a qualche giorno fa. Dagli smartphone sono partite telefonate verso cellulari esterni, su cui ora indagano le forze dell’ordine. Ma non solo telefonate. Con quei telefonini i detenuti si scattavano i selfie di gruppo: sei i detenuti ritratti nelle foto pubblicate poi su Facebook. Solo uno di loro ha un suo profilo. Lì pubblicava le immagini e comunicava con amici e parenti. La sorella, che gli scriveva “Ti difenderò da tutto”, la madre “Amore di mamma, ti amo” e la moglie “Sei la storia di sempre”. Il detenuto è di Scampia, 20 anni, condannato per associazione camorristica e droga, mentre altri due – entrambi minorenni – sono condannati per omicidio. Tutti pubblicavano le loro foto anche sul profilo ‘Airola livee’, quello segnalato dal Sappe, raccogliendo commenti, dichiarazioni d’amore e d’amicizia. Qualcuno è andato anche oltre e, mostrando tutta la sua spavalderia, ha pubblicato nomi e soprannomi dei ragazzi nelle foto, commentando poi: “Siamo giovani pieni di rabbia e non abbiamo paura di uccidere”. Un delirio collettivo, la voglia di fare ‘carriera’ dei clan della camorra e di dimostrare, anche così, che non si ha paura di niente.

LA DENUNCIA DEL SAPPE – Nel carcere di Airola, 38 detenuti in tutto, dietro le sbarre ci sono adolescenti e ragazzi fino a 25 anni, che continuano a scontare una pena a cui sono stati condannati da minorenni. A regnare, però, è la legge imposta dai clan della camorra, come se tra dentro e fuori quelle mura ci fosse un filo invisibile quanto difficile da spezzare. “Se il carcere minorile è un collegio è un conto – spiega Capece – ma se è un istituto penitenziario, allora le regole devono essere chiare, perché i ragazzi che hanno oggi 15 e 16 anni potenzialmente sono i boss di domani”. Di chi sono le responsabilità? “Le direttive devono arrivare dal Dipartimento per la giustizia minorile e dalla Direzione generale del personale, delle risorse e per l’attuazione dei provvedimenti del giudice minorile”. Ma che situazione c’è ad Airola? “Con il nuovo governo si è deciso di attuare una ‘vigilanza dinamica’ al posto di quella ‘statica’”. In pratica il poliziotto di turno non è più fisso nella sezione “ma va di tanto in tanto a fare un controllo, mentre la cella è aperta dalla mattina alle 7 fino alla sera alle 18 permettendo al detenuto di andarsene in giro per la struttura”. Carenza di personale? “Macché. Ad Airola ci sono 49 agenti, ma 4 sono adibiti alla ragioneria e 8 dipendenti (tra cui 4 educatori) sono in segreteria. Forse le risorse andrebbero gestite in maniera diversa”.

DALLA RIVOLTA ALL’ULTIMA TRAGEDIA SFIORATA – Di fatto è da mesi che gli agenti della polizia penitenziaria denunciano la situazione del carcere, con i clan che fanno il bello e il cattivo tempo. A maggio un altro allarme del Sappe dopo il tentativo da parte di alcuni detenuti di appiccare un incendio prima nella cella dov’erano ristretti e poi in quella dov’erano stati spostati. L’ultimo episodio la scorsa settimana, quando uno dei detenuti ha lanciato una racchetta da ping pong sul viso di un ragazzo molto più giovane, procurandogli una ferita profonda. Protagonisti di questi episodi, tra l’altro, sono sempre i detenuti che a settembre dello scorso anno guidarono una rivolta nel carcere che finì con due agenti feriti e danni per 30 mila euro. Cinque ore ad alta tensione con i detenuti vicini ai clan camorristici napoletani che nella protesta hanno coinvolto anche i ragazzi più giovani. Con le scope e i piedi di legno dei tavoli sono stati sfasciati termosifoni, tubature e televisori e danneggiata un’intera sezione del carcere. Oltre ai due agenti feriti, altri hanno subìto minacce per ore. È passato un anno da allora, ma ad Airola la situazione è sempre la stessa. Ed è qui che escono i baby boss.

IL MINISTRO ORLANDO RIMUOVE DIRETTORE CARCERE – La vicenda, però, non poteva non avere delle ripercussioni sull’organizzazione interna del carcere minorile. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, infatti, “a seguito delle rilevanti criticità insorte presso l’Istituto penitenziario minorile di Airola – si legge in una nota del ministero – ha manifestato la sua preoccupazione e sollecitato il competente dipartimento a intervenire. Il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità – è scritto ancora nel comunicato – ha pertanto provveduto a revocare l’incarico all’attuale direttore facente funzioni della struttura. In sostituzione di quest’ultimo è stato incaricato in via temporanea urgente il dott. Gianluca Guida, già direttore dell’Istituto minorile di Nisida, che ha dunque assunto l’interim presso l’istituto beneventano“.

Aggiornato da Redazione Web alle 18 del 2 agosto 2018