Le Assicurazioni Generali restano il sogno proibito di Parigi. Da anni i francesi sono alle porte di Trieste. E c’è chi è pronto a scommettere che si tratti ormai solo di una questione di tempo. Così mentre Roma arretra sul caso Fincantieri-Stx, Parigi sembra più agguerrita che mai. Sia in attacco che in difesa con il ritorno di moda del patriottismo economico. Poco importa che da oltre un decennio Roma chieda invano reciprocità nelle operazioni transnazionali. Le acquisizioni italiane Oltralpe stentando a decollare, mentre quelle francesi nella Penisola hanno raggiunto cifre record: negli ultimi dieci anni, secondo dati di Kpmg, i cugini d’Oltralpe hanno investito 52 miliardi di euro puntando su asset management, moda, banche, agroalimentare, grande distribuzione ed energia. Il confronto con lo shopping italiano in Francia è decisamente inclemente: solo nel 2016 le imprese francesi hanno effettuato in Italia 34 transazioni per oltre 6,6 miliardi. Quelle italiane solo 21 per un ammontare di circa 2,5 miliardi.

In ordine temporale, l’ultima operazione significativa francese è stata quella di Amundi che ha conquistato la società di gestione Pioneer messa in vendita da Jean-Pierre Mustier, il primo amministratore delegato francese della storia di Unicredit. Si tratta di un’acquisizione strategica perchè l’asset management muove grandi capitali capaci di fare la fortuna e la sfortuna dei titoli in Borsa. Non a caso sul dossier Pioneer c’erano anche Poste e Cassa Depositi e Prestiti che si sono sfilate all’ultimo per paura di una guerra al rialzo sul prezzo. Amundi è però solo l’ultima perla delle conquiste francesi nella finanza e nel credito italiano. Prima c’era stata la Bnl finita alla più importante banca di Francia Bnp Paribas. E poi ancora Cariparma e Friuladria che sono parte del gruppo Credit Agricole senza trascurare il credito al consumo di Findomestic (sempre Bnp Paribas) e Fiditalia (Société Générale).

Ma la partita senza dubbio più calda del momento è quella giocata dalla Vivendi di Vincent Bolloré, il primo socio privato di Mediobanca, la roccaforte milanese che controlla le Generali. Azionista di riferimento di Telecom Italia, Bollorè è anche socio di Mediaset con cui è ai ferri corti per via del dietrofront francese sull’acquisto della pay tv del Biscione, Premium. Il raider francese dice di considerare Telecom strategica, ma punta a creare una pay tv europea in un’operazione con Mediaset ancora tutta da scrivere. E da tempo cerca il consenso del governo italiano i cui interessi s’intrecciano con quelli di Bolloré nei piani di sviluppo della fibra dell’Enel attraverso la controllata Open Fiber. Ci riuscirà? Forse. Intanto dovrà fare ben presto i conti con un altro francese: il miliardario Xavier Niel che ha conquistato gli asset dismessi da H3G-Wind con l’obiettivo di dar vita al quarto operatore di telefonia italiano.

Ma è nell’energia che i francesi sono riusciti a conquistare uno dei più pregiati gioielli italiani: Edison, acquistata dalla società pubblica Edf con l’aiuto della Fiat degli Agnelli e del finanziere Romain Zaleski in una partita durata anni. Grazie all’avamposto di Foro Buonaparte. Nell’alimentare poi la battaglia più celebre è stata senza dubbio quella di Parmalat conquistata dalla Lactalis della famiglia francese Besnier sfruttando la cassa faticosamente racimolata dall’ex commissario Enrico Bondi con un’operazione dai contorni opachi che ancora fa discutere. Quanto alla grande distribuzione, i cugini d’Oltralpe sono riusciti negli anni a mettere le mani su Gs (ex Iri poi venduta ai Benetton ed infine andata a Carrefour) e su Sma e Cityper (ex polo alimentare Ifin finito ad Auchan). Certo il lusso è senza dubbio il maggior terreno di conquista francese con i due miliardari Bernard Arnault e Francois Pinault che si sono arricchiti rilanciando diversi marchi italiani. Il primo, numero uno di Lvmh, ha potuto contare su Fendi, Emilio Pucci, Olga Berluti, Loro Piana e Bulgari. Pinault invece ha scommesso su Gucci, Brioni e Pomellato. Ma nella Milano della moda si sussurra che la gara fra i due miliardari debba ancora terminare perché i marchi italiani che fanno gola non sono ancora terminati.