“Si è rotto il rapporto di fiducia e troppe assenze. La gravidanza? Una scusa”. Il sindaco Pd di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, dopo aver cacciato a mezzo stampa l’assessora alla Legalità Angela Marcianò, ha scelto la Gazzetta del Sud per chiarire le sue motivazioni. Una lunga intervista a cui l’interessata, ex collaboratrice del procuratore Nicola Gratteri e da poche settimane nominata in direzione Pd da Matteo Renzi, ha replicato su Facebook: “Bugie”, ha scritto annunciando che presto pubblicherà una nota per smentire quelle che per lei sono falsità. La decisione di Falcomatà, che molti dicono indispettito dal ruolo nazionale della Marcianò (e che a lui sarebbe stato promesso in un primo momento), è stata sconfessata anche dai vertici democratici. Al fastidio del ministro Marco Minniti, è seguita la presa di distanze ufficiale del coordinatore Guerini: “Non lo abbiamo mai autorizzato”. Il primo cittadino la pensa diversamente: “A Guerini posso rivolgere solo un grande grazie per come ha gestito tutta la situazione. Grazie a lui sono stati osservati tutti i passaggi che dovevano essere fatti prima che prendessi io la decisione finale”. Silenzio per il momento dal presidente del Consiglio, a cui lo stesso Falcomatà si era sempre dimostrato molto vicino.

“L’ho difesa finché ho potuto”, si è giustificato il sindaco dem nell’intervista. “La verità è che la Marcianò non ha mai accettato di fare parte della nostra squadra e, infine, si è rotto il rapporto di fiducia”. L’assessore, che si è sempre definita una tecnica e che tutt’ora non ha la tessera del Pd, rivestiva un ruolo molto delicato nella giunta e per cui lo stesso Falcomatà l’aveva chiamata: aveva infatti le deleghe a lavori pubblici, politiche della casa e legalità. “Angela Marcianò l’ho scelta io. L’ho confermata e le ho anche ampliato le deleghe. Poi, però, siamo giunti a un punto in cui è venuto meno il rapporto fiduciario che lega un sindaco a un assessore”. Il primo cittadino ha quindi scaricato la colpa sulla giunta: “La decisione è stata conseguenziale quando non ho potuto più difenderla. Nei giorni scorsi gli altri assessori mi hanno detto che erano pronti a rimettere le deleghe e non avrebbero più votato alcuna delibera se lei fosse stata assente. I dati sono inconfutabili: 15 presenze su 40 riunioni mi sembrano poche. Noi facciamo riunione ogni, è così difficile segnarlo in agenda? Mi spiace davvero che sia stata usata come scusa la gravidanza, che è un momento speciale per ogni donna”. Marcianò è infatti incinta ed è al nono mese di gravidanza, uno dei motivi per cui ha potuto partecipare con meno assiduità al lavoro della giunta. Il sindaco ha quindi tirato in ballo uno scontro sul Regolamento sulle case popolari che ha incrinato i rapporti con la maggioranza consiliare: “Molti consiglieri hanno lamentato a più riprese una mancanza di confronto. E quando li ha definiti prima ‘scriteriati’ e poi ‘i miei avversarì come potevo più difenderla?”.

Marcianò però non è un volto qualsiasi a Reggio Calabria. E’ lei infatti a essere diventata nota alle cronache nazionali per essersi opposta a dirigenti come Marcello Cammera (poi imputato nel processo Gotha) e l’anno scorso le è stata bruciata la macchina, diventando il simbolo della legalità nella giunta Pd. Ora l’allontanamento rischia di sollevare molti dubbi. Falcomatà, sempre nell’intervista, ha sostenuto che “siamo tutti in prima linea contro la ‘ndrangheta. Legalità e trasparenza sono le precondizioni della nostra amministrazione. Sono stato il primo ad andare a Villa San Giuseppe per abbracciare i genitori di Angela quando è stata bruciata l’automobile di suo marito. Abbiamo organizzato un Consiglio aperto in piazza Leopoldo Trieste proprio per farle sentire l’abbraccio della città ma anche degli altri assessori e di quei consiglieri che oggi lei dice sono ‘avversari'”. Falcomatà ha quindi aggiunto di essere lui stesso sottoposto a vigilanza per minacce: “Ricevo minacce quasi ogni giorno e di ogni tipo, con le parole e con i fatti. Potete chiedere alla Digos. Sono sottoposto a vigilanza ma non l’ho mai reso pubblico perché voglio proteggere la mia famiglia. E non l’ho mai detto prima perché, purtroppo, a queste latitudini le minacce bisogna anche metterle in conto e io non voglio fare né la vittima né l’ eroe. Vorrei solo fare il sindaco della mia città”. Quindi la chiusa: “Ad Angela Marcianò auguro il meglio. È una mia compagna di partito che spero prenderà presto la tessera del Pd. Avere un referente reggino nella segreteria nazionale è una fortuna e, sono certo, che avremo ancora nuove occasioni per rinsaldare il legame con Roma”.