Che il Pd soffra di una vaga forma di schizofrenia, sulla questione Flixbus, a molti è sembrato evidente in questo 2017. Ora, a distanza di 5 mesi dall’inizio della querelle, arriva la dimostrazione plastica delle contraddizioni che attraversano il partito di Matteo Renzi su questo argomento. Arriva al Senato, in commissione Bilancio, dove è in discussione il decreto legge sul Mezzogiorno. E dove, nelle scorse ore, sono stati presentati dal Pd ben 3 diversi emendamenti in notevole controtendenza tra loro. Due mirano ad eliminare gli “sgarbi” fatti ultimamente a Flixbus; l’alto, invece, ripropone e rafforza le contestate misure che nei mesi scorsi erano parse studiate a tavolino per danneggiare l’azienda leader nei trasporti low cost su pullman in Europa. E se c’è chi minimizza, tra i dem, queste divisioni, c’è però chi le ammette senza reticenze. È il senatore Stefano Esposito, diretto interessato nella diatriba, che parla esplicitamente di “soluzioni opposte”, e accusa chi, nel suo partito, non segue la linea dettata dal segretario.

Tracce di sindrome bipolare? Non sarebbe la prima volta, nell’affaire Flixbus. È dal febbraio scorso, che l’atteggiamento del Pd è quantomeno ondivago, tra norme che appaiono dei chiari attacchi “contra aziendam” e promesse di rimediare al più presto. Il momento più surreale era stato raggiunto l’1 giugno, quando Renzi in persona aveva criticato con forza i tentativi di danneggiare la compagnia dei trasporti famosa per i suoi pullman verdi e arancioni e per i suoi prezzi stracciati. “A Flixbus bisognerebbe rispondere facendogli concorrenza, non mettendogli dei vincoli. Chiuderla sarebbe una follia”, aveva sentenziato il segretario del Pd in un video in diretta dal Nazareno. Peccato che a proporre quei vincoli era stata, due giorni prima, proprio una deputata dem.

La barese Liliana Ventricelli, sostenitrice di Andrea Orlando e autrice – ma “a sua insaputa”, come si affrettò a dichiarare – di un emendamento alla manovrina in discussione alla Camera che ricalcava da vicino quella della collega di partito Stefania Covello, cosentina e renziana. Regioni e correnti diverse, ma stessa sostanza: vietare le autorizzazioni sulle tratte interregionali a raggruppamenti di imprese guidate da operatori economici che non possiedono degli autobus e non fanno del trasporto passeggeri la loro attività principale. E così Flixbus, essendo ufficialmente una piattaforma online che si appoggia a società locali, restava tagliata fuori. Ne nacquero grandi polemiche, con accuse incrociate di conflitto d’interessi e rimpalli di responsabilità, con Ventricelli e i suoi colleghi di partito (Mauro Guerra, Francesco Boccia) che giocavano a rimpallarsi la paternità dell’emendamento incriminato che condannava a morte Flixbus.

Poi, l’intervento diretto di Renzi sembrava aver segnato l’apice della crisi, o quantomeno aver dettato una line unica per il Pd. In verità, né l’uno né l’altro, a giudicare da quanto succede in queste ore in commissione Bilancio al Senato. Qui sono stati da poco presentati gli emendamenti al dl Mezzogiorno che riguardano Flixbus. Il Pd ne ha avanzati 3, tutti in procinto di ottenere l’ammissibilità definitiva. Due, a firma di Stefano Esposito e Mauro Del Barba, vanno sostanzialmente nella stessa direzione: convocare, entro il 30 ottobre prossimo, “un tavolo di lavoro”, coordinato dal ministero dei Trasporti, finalizzato a definire le norme per il riordino del settore.

L’altro, invece, segue tutt’altra strada, tornando di fatto alle stesse misure previste dal famigerato emendamento Covello, quello che il Pd si era impegnato, a parole, a smantellare. A presentarlo sono l’orlandiana Valeria Cardinali, originaria di Perugia, e Maria Spilabotte, frusinate e sostenitrice di Renzi. È quest’ultima a spiegarne la ratio: “Non vogliamo andare contro nessuno, tantomeno Flixbus. Ci impegniamo solo perché si arrivi ad una regolamentazione della concorrenza in un settore che cresce in maniera incontrollata”. Pressioni da parte di qualche gruppo concorrente? “Macché, qui le lobby non c’entrano niente”. Quanto alle similitudini con le misure avanzate da Covello e Ventricelli, Spilabotte non nega, anzi. Nega invece che ci siano una diversità di vedute all’interno del Pd: “Il punto è che noi dei tavoli di lavoro non ci fidiamo. Sappiamo come vanno a finire queste cose in Italia: tempi lunghissimi e risultati scarsi o nulli. Per questo puntiamo a un intervento diretto”. Ma al di là di questo, non c’è divisione, assicura Spilabotte: “Guardate che l’obiettivo che si propone Esposito, al netto della procedura, non è affatto in contrasto col nostro”.

Ma a non essere d’accordo è lo stesso Esposito. Che non esita a dire che si tratta di “proposte opposte”.  Se gli si chiede il perché di questa incoerenza, va dritto al punto: “Io resto affezionato al centralismo democratico. Il segretario del partito è stato chiaro, su questo tema, criticando quegli emendamenti capestro che alcuni dei nostri avevano presentato con un atteggiamento sbagliato in occasioni passate. Insomma la linea era stata dettata, punto”. E dunque? “Dunque chi decide di presentare emendamenti in contrasto con quelle direttive si assumerà la responsabilità delle sue azioni”. Tanto più, ragiona Esposito, che i precedenti tentativi di azzoppare Flixbus erano “tentativi in cui la puzza di lobby, nel senso deteriore del termine, c’era tutta”.

Che fare, allora? “Vedremo cosa si deciderà in commissione – prosegue – ma mi aspetto che il Pd voti il mio emendamento e basta, anziché segnalare, cioè continuare a sostenere, emendamenti che vanno in direzioni contrarie”. Che però è, a quanto denuncia la stessa Flixbus, proprio ciò che è già avvenuto a Palazzo Madama. Esposito si mostra sorpreso: “Se davvero così fosse, sarebbe una bella e divertente contraddizione. Ma è ancora presto per dirlo: per ora, l’unica cosa certa, è che in commissione Bilancio regna sovrano il caos. Non si riesce neppure a capire quali emendamenti siano stati davvero ammessi e quali no. Staremo a vedere”.