Lo schiaffo a uno dei pilastri della sua campagna elettorale e dei suoi primi mesi di presidenza arriva da chi gli sta più vicino. Una parte dei Repubblicani dice no alla riforma sanitaria di Donald Trump e ferma la demolizione dell’Obamacare. A sfilarsi solo altri due senatori, contrari al testo proposto dal leader della maggioranza Mitch McConnell: con 48 oppositori su 100 il testo è praticamente morto prima ancora di iniziare il suo percorso.

Contrari al disegno di legge voluto dall’inquilino della Casa Bianca si sono dichiarati i senatori Mike Lee e Jerry Moran, che si aggiungono ai colleghi di partito Susan Collins e Rand Paul. In questo modo, i Repubblicani sono sotto di 2 nella conta dei voti necessari per approvare il testo e riavviare l’iter. A questo punto il GOP ha due strade davanti: ripartire con un nuovo testo oppure cercare un accordo (al ribasso) con i democratici.

La reazione di Trump è stata immediata: “Ricominciare da zero. I democratici seguiranno”, ha twittato il presidente. Ma in realtà le acque sono ora molto agitate perché si aprono scenari imprevisti: perché il partito inizia a voltare le spalle in maniera plateale alle volontà di The Donald che aveva già dovuto accettare il primo stop alla riforma sanitaria e un disegno di legge comunque più morbido rispetto alle sue previsioni.

Il progetto prevedeva tagli al Medicaid, la fine dell’obbligo di dotarsi di una assicurazione sanitaria e la riduzione del numero degli aventi diritto ai contributi. Era prevista anche la cancellazione di tutte quelle imposte extra a carico dei ricchi, che erano servite a pagare l’assistenza ai più deboli.

Come aveva spiegato ilfattoquotidiano.it a giugno, i Repubblicani – che al Senato sono 52 – avevano bisogno di 51 voti per far approvare la nuova legge ma ad opporsi alla riforma c’era la destra repubblicana, oltre a senatrici contrarie ai tagli per la salute delle donne e senatori che devono affrontare, nel 2018, una difficile rielezione. Mike Lee, che ha annunciato in nottata la propria contrarietà, già a fine giugno aveva firmato una dichiarazione con Rand Paul, Ron Johnson e Ted Cruz per spiegare che non sarebbe stato “pronto a votarlo”.

E altri – soprattutto senatori di Ohio, West Virginia, Nevada e Alaska che hanno avuto benefici dall’Obamacare – sarebbero sul punto di sfilarsi, tanto che McConnell ha annunciato la presentazione di un nuovo testo, probabilmente ancora più edulcorato, ma anche che ci vorranno almeno due anni perché la riforma possa arrivare a compimento. Uno dei pilastri di Trump è pronto a crollare. Chissà cos’altro travolgerà.