Ha confessato di avere ucciso la madre Nfum Patience, 43 anni, e la sorellina Magdalene, 11. Solomon Nyantakyi, 21 anni, le ha massacrate a coltellate alle 21 di martedì nella loro casa in via San Leonardo, nella prima periferia di Parma. Il giovane, secondo figlio della donna e promessa mancata del calcio, è stato rintracciato e fermato in mattinata dalla polizia a Milano. E davanti agli agenti ha ammesso il duplice omicidio. Il pm sta predisponendo il decreto di fermo nei suoi confronti.

Ad accorgersi del duplice omicidio è stato un terzo figlio della donna, Raymond Nyantakyi, 25 anni, quando è tornato a casa dopo la giornata di lavoro. Il giovane è stato portato in Questura per sentire la sua testimonianza mentre erano partite le ricerche per trovare Solomon, che risultava irreperibile e fortemente sospettato del duplice delitto. Il suo telefonino era irraggiungibile proprio dal momento dell’assassinio. Sul luogo del massacro sono andati il pm di turno, Paola Dal Monte, la polizia scientifica e diverse pattuglie della squadra mobile di Parma. Sulla scena del delitto c’era molto sangue, anche sui muri. Raymond dopo aver scoperto i corpi in sala da pranzo ha prima avvisato una vicina e poi fatto partire la chiamata al 113.

Solomon Nyantakyi è stato una promessa del calcio, prima che problemi comportamentali ne precludessero la carriera. Aveva esordito nelle giovanili del Parma, aveva vinto uno scudetto allievi insieme a nomi diventati famosi come Josè Mauri e Alberto Cerri. Trequartista, era stato chiamato in prima squadra nell’ultimo anno di serie A, dall’ex tecnico della nazionale Donadoni. Stava andando verso il Milan, ma l’allora responsabile del settore giovanile del Parma, Francesco Palmieri, lo aveva convinto a restare in gialloblù. Poi diversi cambi di casacca, fino all’Imolese, dove la sua promettente carriera si è interrotta.

“Ricordo Solomon, si allenava con noi del Parma e lo portai in panchina più di una volta. Non è facile inquadrare il carattere di un giovane calciatore in una squadra di A, ma ricordo che era un ragazzo tranquillo, anzi direi taciturno. E se davvero è stato lui, è difficile capire cosa possa essere passato per la sua testa: come si può arrivare a un gesto simile, cosa ti passa per la testa – così commenta Roberto Donadoni, allenatore del Bologna che portò in prima squadra al Parma il giovane 21enne ghanese – Veniva dalle giovanili era un centrocampista, poi quando la società è fallita non so che percorsi abbia preso”. Certo, sottolinea Donadoni, “la prima domanda che mi viene è: perché? In condizioni mentali normali un gesto del genere è inconcepibile,alla base ci può essere solo un raptus di follia“.

Sulla vicenda si è espresso anche Cristiano Lucarelli, ex attaccante del Livorno e della nazionale, che allenò Solomon proprio nelle giovanili del Parma: “Sono senza parole: Solomon era un ragazzo pacifico e molto taciturno, non avrebbe mai fatto male a una mosca. Ma ha sofferto di depressione, in un anno, lo sentii parlare due volte. Sapevo dei suoi problemi, e l’ho chiamato in Lega Pro al Cuoiopelli un anno fa. Ma dopo quindici giorni di ritiro è voluto andare via, gli mancava la famiglia”. “Dal suo comportamento estroverso nelle giovanili del Parma si vedeva che aveva dei problemi – aggiunge Cristiano Lucarelli – Però mai, mai, mai l’ho visto alzare la voce, litigare con qualcuno, avere una reazione scomposta. Era ipereducato. Ora sono scosso, davvero ha confessato? Era esattamente quel tipo di ragazzo dal quale non ti aspetteresti mai una cosa del genere”.