È durata due giorni la visita di Davide Casaleggio a Roma. Il tempo di parlare dei programmi di governo con i deputati del Movimento 5 stelle e di incontrare Virginia Raggi. Un pranzo di lavoro, alla presenza dei due parlamentari-tutor del Campidoglio, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che doveva servire per ribadire alla sindaca la fiducia dei vertici del Movimento. “Il mio appoggio è incondizionato”, ha detto il figlio di Gianroberto, in privato al tavolo di ristorante e poi davanti ai microfoni. Ma l’incontro ha lasciato anche qualche strascico polemico, per una presunta discussione sulla posizione di Luca Bergamo, il vicesindaco che secondo indiscrezioni dal Campidoglio non sarebbe più così saldo al suo posto, a causa di attriti con la maggioranza a 5 stelle. Un’ipotesi subito smentita da chi ha partecipato a quel pranzo. “È una menzogna, un fatto non vero, come si direbbe oggi una fake news”, hanno spiegato praticamente in coro Fraccaro e Bonafede. Non sarà stata oggetto del faccia a faccia Raggi-Casaleggio, ma la questione resta sul tavolo del Campidoglio. Insieme ad un più generale rimpasto di governo che potrebbe verificarsi a settembre.

IN AUTUNNO NUOVO RIMPASTO? – “Abbiamo parlato di quanto fatto in un anno di governo della Capitale, dei prossimi obiettivi e di come Virginia Raggi e la squadra che sta dando tutto in questa esperienza, abbiano il pieno sostegno del Movimento 5 stelle”, ha detto l’onorevole Bonafede. Dal Campidoglio lo descrivono come un incontro di routine, per fare un po’ il punto della situazione. Da una parte la richiesta di “portare a casa i risultati”, dall’altra la promessa di almeno un paio di interventi in cantiere (con particolare attenzione al tema dei migranti: non a caso negli scorsi giorni Casaleggio aveva incontrato anche l’assessora al Sociale, Laura Baldassarre), in attesa degli sviluppi dell’inchiesta con probabile rinvio a giudizio. Una sorta di “tagliando” del lavoro fatto dalla sindaca e dalla sua giunta. Proprio la giunta (o meglio, la sua composizione) è stata una delle note dolenti di questo primo anno di governo, con i troppi avvicendamenti per incomprensioni interne e scelte sbagliate. Eppure è destinata ancora a cambiare faccia.

L’ADDIO DI COLOMBAN E LA POSIZIONE DI BERGAMO – Ci sono diverse posizioni in ballo e in autunno l’addio dell’assessore alle partecipate, Massimo Colomban, potrebbe far partire il domino. Che il suo incarico fosse a tempo lo si sapeva dall’inizio: quello dell’imprenditore veneto nella Capitale dovrebbe scadere a breve, una volta completato il programma di riorganizzazione delle municipalizzate. L’addio forse è stato accelerato dai rapporti non idilliaci con l’assessore al Bilancio Mazzillo, ma era comunque in preventivo: sostituirlo non sarà semplice. Soprattutto, potrebbe dare il via libera ad un nuovo rimescolamento di carte. Ed in questo senso si inserisce la posizione di Luca Bergamo, a cui i due parlamentari-tutor hanno appena ribadito la fiducia. In realtà il vicesindaco non gode dello stesso credito all’interno del gruppo dei consiglieri M5s, che hanno più volte avuto da ridire sul suo ruolo e i suoi trascorsi troppo vicini al centrosinistra. A dicembre Bergamo era stato scelto al posto di Daniele Frongia proprio come figura super partes, ma ora qualcuno vorrebbe un vero rappresentante del M5s per un ruolo così importante (che potrebbe diventare ancor più delicato in caso di rinvio a giudizio della Raggi).

LA SPINTA DEI CONSIGLIERI – I consiglieri spingono per un riconoscimento definitivo del loro ruolo che passa dall’ingresso in giunta. Il precedente della Appendino a Torino ha dato ulteriore forza alla richiesta e la poltrona di vicesindaco è sicuramente una delle più appetibili, magari per una promozione del capogruppo Paolo Ferrara legato a Roberta Lombardi. L’alternativa potrebbe essere un assessorato minore per un altro dei consiglieri più in vista. Non sono loro gli unici del resto a reclamare posto. Anche i tavoli di coordinamento aspiravano ad avere più rappresentanza. A questo sarebbe dovuta servire la creazione di un assessorato alla Casa (richiesto a gran voce dalla “base”) e un altro ai Lavori pubblici. Se n’è parlato con insistenza in primavera, ma poi non se n’è fatto nulla: la prima delega è stata assorbita dall’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo, la seconda è rimasta all’Urbanistica, con l’innesto (dovrebbe diventare ufficiale in questi giorni) di Margherita Gatta alle dipendenze dell’assessore Montuori.  Lei, nome conosciuto del Movimento romano (già candidata alle “comunarie” per il Consiglio), era anche una delle principali papabili per il nuovo assessorato che non è stato più creato, ma il discorso potrebbe riaprirsi in autunno. Insieme a quello sulle Partecipate, e magari alla Scuola. Mettendoci pure la segreteria politica (il posto che fu di Salvatore Romeo, a settembre dovrebbe trovare un nuovo capo), fanno almeno quattro-cinque poltrone di peso da assegnare. L’occasione per dare nuovo slancio all’azione di governo, purché non ricominci il tormentone sulle nomine. L’incubo della Raggi nei primi sei mesi in Campidoglio.

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