Divisioni e “tifoserie” interne al partito, eccessiva frammentazione del centrosinistra, desiderio di cambiamento accresciuto dalla crisi economica, rinnovamento tardivo, ascolto non sufficiente del territorio. Il Pd perde ai ballottaggi due roccaforti storiche come Pistoia e Carrara e prova a individuare le cause del doppio ko che segue una serie di sconfitte storiche ormai iniziata tre anni fa: nel 2014 Livorno, nel 2015 Arezzo, nel 2016 Grosseto e altri Comuni della Maremma, Sesto Fiorentino, Cascina, Montevarchi. Fino a risultati a sorpresa, quest’anno, anche in piccoli Comuni come Abetone, celebre località sciistica, che da quest’anno sarà amministrata da un esponente di Fratelli d’Italia. La Toscana, insomma, non è più un feudo Pd e i vertici del partito cercano di correre ai ripari. Soprattutto perché all’orizzonte s’intravedono le amministrative del prossimo anno: Siena, Pisa e Massa (finora tutte in mano al centrosinistra).

Il Pd: “Questioni locali”. Rossi: “Colpa della politica renziana”
Secondo il segretario regionale Pd Dario Parrini i risultati non sono legati a questioni nazionali: “Appaiono sempre più decisivi i fattori locali: chi candidi, con che programma, con quale visione della società. Nelle Comunali si vota al 90 per cento su queste cose”. Di parere opposto il governatore Enrico Rossi, tra i fondatori di Articolo 1-Mdp: “Sconfitta grave e diffusa. Il voto è stato locale, ma la responsabilità del risultato è nazionale: è tutta sulle spalle del partito renziano”.

Centrosinistra spaccato in 3. Ma anche “mancato ascolto”
La frammentazione del centrosinistra e le liti interne al Pd (anche per candidature decise senza primarie) sono tra le cause del tracollo a Pistoia, per esempio, dove il nuovo sindaco Alessandro Tomasi (a sinistra nella foto) è un esponente di Fratelli d’Italia, che ha conquistato 8 seggi con il 10 per cento di lista. Il capogruppo del Partito Democratico in Regione Leonardo Marras parla di “una spaccatura mai ricucita che ha dato vita a liste alternative capaci di raggiungere il 15 per cento” ma anche di “un’azione di governo non sempre brillante”. Nel mirino del renziano anche le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il sindaco e mezza giunta per presunte assunzioni irregolari in Comune. La lista dell’ex Pd Bartoli, invece, sottolinea Vannino Chiti, senatore e ex presidente della Regione per dieci anni, è nata come “contestazione interna al Pd di un sindaco ritenuto troppo di sinistra: una specie di scissione, questa volta animata da esponenti che si erano caratterizzati per super fedeltà a Renzi”. Insomma, alla fine, come sottolinea la deputata pistoiese Caterina Bini, un’altra renziana, si è verificata “una spaccatura nel centrosinistra con ben tre candidature alternative“.

La sconfitta del Pd non è però spiegabile ricorrendo soltanto a strategie elettorali. E’ il feeling con la città a essersi rotto. Secondo alcuni l’amministrazione Bertinelli non sarebbe stata in grado di ascoltare sufficientemente i cittadini. Il vicesegretario regionale Pd Antonio Mazzeo parla di “logoramento del rapporto tra amministrazione comunale e città”. In città – osserva Bini – si respirava “un clima pesante” e si avvertiva “la rottura con mondi importanti della società come i viviaisti, i commercianti e il mondo dello sport”. La parlamentare parla inoltre del Pd come di un partito in cui “dominano le tifoserie” (“se si dice qualcosa che non va nell’amministrazione sono i renziani che vogliono abbattere il sindaco e così via”). Cambiare candidatura? “Il segretario provinciale – ricorda Bini – ha proposto le primarie, il sindaco era disponibile a farle, la discussione è stata chiusa altrove e comunque non potevamo certo fare una petizione popolare per trovare un candidato alternativo, visto che nessuno si è proposto”. Intanto il segretario comunale Alessandro Giovannelli ha deciso di dimettersi: “E’ una cesura di portata storica. Non è possibile tirare dritto come se nulla fosse accaduto”.

Pd lacerato, Carra come Livorno
Nella capitale del marmo, per 10 anni governata dal sindaco socialista Angelo Zubbani e scossa nel 2014 da un’alluvione che causò polemiche e portò all’occupazione del Comune per giorni, si respira la stessa aria del 2014 a Livorno: “Abbiamo liberato Carrara” dicono i Cinquestelle. Al ballottaggio il grillino Francesco De Pasquale (a destra, nella foto)- che alle Comunarie era stato scelto con 51 voti – ha battuto l’esponente della coalizione di centrosinistra (Pd, Psi e liste civiche) Andrea Zanetti.

Zanetti era stato designato dal Pd regionale dopo aver commissariato il partito locale che a sua volta aveva scelto come candidato Andrea Vannucci: una sfida finita poi in tribunale. Alla fine i democratici si sono presentati di fatto con due candidati, peraltro entrambi orlandiani: Zanetti (designato ufficialmente dal commissario) e Vannucci (sostenuto dall’ex segretario locale). Le divisioni interne alla fine hanno pesato come un macigno per non parlare del centrosinistra: tutti insieme i partiti della coalizione avrebbero raccolto almeno il 50 per cento. “Le divisioni interne al centrosinistra – osserva Mazzeo – sono state gravi e profonde, al punto che tanti pezzi della passata amministrazione hanno preferito sostenere il candidato del M5s”. Senza contare che a Carrara la “crisi economica e sociale più forte che altrove in Toscana ha acuito il malessere e il desiderio di cambiamento a livello amministrativo”. A intervenire è anche Martina Nardi, deputata carrarese del Pd: “Abbiamo perso perché il progetto di rinnovamento che Andrea ha incarnato è stato tardivo e non compreso da un vecchio gruppo dirigente che si è arroccato su se stesso, dopo che aveva governato male la città”. IlFattoQuotidiano.it ha chiesto anche spiegazioni anche a Raffaele Parrini, segretario “bersaniano” del Pd locale prima del commissariamento e sostenitore di Vannucci: “La sconfitta di Zanetti è stata un disastro annunciato. Il Pd locale già da un anno sosteneva la necessità di una forte discontinuità nei confronti dell’amministrazione Zubbani. Il commissariamento da parte del partito regionale ha aumentato la frattura tra città e politica”. Tre le questioni principali su cui l’amministrazione Zubbani ha fallito: “L’alluvione del 2014 ha generato una frattura netta con la città, non c’è stata la capacità di ammettere la responsabilità politica. Anche la gestione post-alluvione è stata deficitaria. Poi il marmo: la città vede ormai il settore come fonte di ricchezza per pochi. Per non parlare della grave crisi occupazionale“.

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