Don Mauro Inzoli, sacerdote di Comunione e Liberazionecondannato con rito abbreviato a 4 anni e 9 mesi per abusi su cinque minorenni, è stato dimesso da Papa Francesco dallo stato clericale. La stessa decisione era stata presa in precedenza anche da Ratzinger, ma l’ex sacerdote aveva deciso di fare ricorso. Ad annunciare la decisione di Bergoglio è stato il vescovo di Crema, Daniele Gianotti. “Nei giorni scorsi, la Congregazione per la Dottrina della Fede mi ha comunicato la decisione, presa da papa Francesco il 20 maggio scorso con sentenza definitiva, di dimettere don Mauro Inzoli dallo stato clericale”, ha spiegato il presule esprimendo il dolore della Chiesa alle vittime e ai loro famigliari “per il male compiuto da un sacerdote della diocesi”.

La condanna del tribunale risale a giugno 2016. Il sacerdote è stato condannato per abusi sessuali ai danni di cinque ragazzi, il più piccolo di 12 anni e il più grande di 16 al momento dei fatti. Alle cinque vittime il sacerdote, che per trent’anni è stato a capo di Cl a Cremona, aveva già risarcito il danno: 25mila euro a testa. Il procuratore Roberto Di Martino del Tribunale di Cremona aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione. Nella richiesta il procuratore aveva tenuto conto dello sconto di un terzo di pena previsto per il rito abbreviato e dell’attenuante relativa ai risarcimenti.

“Non possiamo pensare – scrive il vescovo – che il Papa sia giunto a una decisione così grave senza aver vagliato attentamente davanti a Dio tutti gli elementi in gioco, per arrivare a una scelta che fosse per il bene della Chiesa e al tempo stesso per il bene di don Mauro: perché nessuna pena, nella Chiesa, può essere inflitta se non in vista della salvezza delle anime, che può passare anche attraverso una pena così grave, la più grave che possa essere inflitta a un sacerdote. Accogliamo dunque con piena docilità al Papa questa decisione, – esorta il vescovo – custodendola prima di tutto nel santuario della preghiera”. Il vescovo precisa inoltre che don Inzoli non potrà esercitare le funzioni sacerdotali, ma “non è scomunicato“.