Comitati civici e associazioni ambientaliste tornano ad alzare la voce sulla Ferriera di Trieste. A un anno dalle manifestazioni che hanno portato in piazza oltre 4000 persone per chiedere la chiusura dell’area a caldo dell’ Ilva del Nord, cambia ora la strategia nella protesta cittadina. Non più cortei ma un presidio permamente, che nelle intenzioni degli organizzatori andrà avanti a oltranza fino al raggiungimento dell’obiettivo. Il teatro dell’azione è piazza Unità d’Italia, la principale di Trieste, su cui si affacciano i palazzi di Comune, Regione e Prefettura. “Siamo stanchi di aspettare i tempi della politica è arrivata l’estate, il periodo peggiore quando si parla dell’inquinamento della Ferriera. Bisogna fare qualcosa”, dice al fattoquotidiano.it Barbara Belluzzo, del Comitato 5 Dicembre.

“Non è cambiato nulla dall’arrivo di Arvedi (il cui gruppo ha acquisito la Ferriera nel 2014 dopo una crisi industriale, ndr). Ieri mia nipote è venuta a trovarmi a casa, prima di farla giocare sul balcone l’ho lavato per bene, ma già dopo un quarto d’ora aveva i piedi neri”, racconta sconfortata Bianca, che vive a poche decine di metri dallo stabilimento siderurgico. Le risponde Carla, sollevando anche il problema dei rumori: “Continuano notte e giorno, senza darci pace. Di notte non è possibile dormire mantenendo le finestre aperte”. Proprio su polveri e rumori si è di recente espressa l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, che ha sottolineato come “i dati rilevati dalla rete dei deposimetri installati in prossimità della Ferriera indicano che nell’ultimo mese si è verificato un deposito di polveri superiore a quello dei mesi precedenti nell’area prospiciente l’altoforno”. L’Agenzia ha così “inviato una lettera di avviso ad Acciaieria Arvedi – Siderurgica Triestina con precise indicazioni sul rispetto degli indicatori previsti dall’Autorizzazione Integrata ambientale e sulla necessità che vengano assunte iniziative”. Accuse a cui l’azienda ha risposto a stretto giro, negando che si siano verificati sforamenti nei deposimetri.

A questa situazione, giudicata insostenibile, il Comitato 5 Dicembre ha reagito con il presidio permanente, inaugurato ieri sera con un comizio a cui ha partecipato un centinaio di persone.  “Ad Arvedi chiediamo di abbassare i livelli di produzione fino a quando Arpa e l’azienda sanitaria certificheranno che l’inquinamento è tollerabile e permette alle persone di vivere”, spiega Andrea Rodriguez del Comitato 5 Dicembre. “E alla presidente Debora Serracchiani chiediamo di annullare l’Autorizzazione integrata ambientale concessa nel 2016, che si è dimostrata insufficiente per garantire una vita dignitosa a Servola: dev’essere annullata e ripensata con dei criteri che tutelino la salute della popolazione”.

Un’Autorizzazione che, tra le altre cose, ha arbitrariamente innalzato il limite di polveri sottili Pm10 per la centralina più vicina all’impianto, spostandolo da 50 a 70 microgrammi per metro cubo. Un’operazione che ha permesso alla proprietà di oltrepassare i limiti solo 11 volte nel corso del 2016, rimanendo così al di sotto dei 35 sforamenti consentiti, mentre, con i precedenti valori, gli sforamenti sarebbero stati 40.

Al presidio ha preso parte anche il sindaco Roberto Dipiazza, che un anno fa in campagna elettorale aveva promesso di risolvere il problema Ferriera entro 100 giorni dall’elezione. “La situazione – dice l’esponente del centrodestra – non è facile, ci incontreremo a Roma con Arvedi per trovare delle soluzioni, possiamo sistemare altrove gli operai in caso di chiusura dell’area a caldo. C’è chi mi chiede di emettere un’ordinanza sindacale per bloccare gli impianti, ma non ci sono le condizioni per farlo”. A rispondergli Paolo Menis, capogruppo M5S in Comune, anche lui presente al presidio: “Dal punto di vista amministrativo è un’azione rischiosa, a cui la proprietà si opporrebbe ma, dal punto di vista politico, avrebbe il suo peso. La città ha espresso con il voto amministrativo una determinata volontà, che il sindaco abbia il coraggio di agire”.

Una prima reazione al presidio c’è già stata: nella mattinata di oggi la presidente Serracchiani ha ricevuto i manifestanti. Ma il risultato, a detta di Belluzzo, è stato tutt’altro che positivo. “La presidente Serracchiani – racconta – ci ha detto chiaramente che la parola di Arvedi vale più di quella dei cittadini. Ci aspettavamo un tentativo di mediazione, invece ha difeso l’impianto dell’Aia e preteso di rappresentare un’istituzione che si occupa della nostra salute. Peccato che ciò avvenga su presupposti lontani dalla realtà dei fatti”.